Rami, Greta, Manuel

Tre ragazzi, di tredici, sedici, diciannove anni. Il primo vive a Crema, la seconda a Stoccolma, il terzo a Treviso.
Cosa li unisce? Qual è il loro punto di incontro?
Sono tutti e tre persone: sarebbe improprio e riduttivo definirli “adolescenti” perché hanno intrapreso azioni ed iniziative che poco hanno a che vedere con una scarsa struttura dell’Io e con una ridotta consapevolezza del Sé.
Analizziamoli :
Rami, imprigionato in un bus che non riporta a casa i 51 giovani passeggeri ma va in direzione di San Donato Milanese, riesce a liberarsi e ad avvertire i carabinieri che lui ed altri occupanti minorenni sono ostaggio di un folle che vuole la loro morte. Fornisce informazioni precise, riesce anche a persuadere l’ascoltatore della telefonata che non è un ragazzino che vuole emulare chissà quale personaggio di un film d’azione: dà indicazioni rispetto a dove si trova il mezzo che è già stato cosparso di benzina per essere dato alle fiamme.
Greta, sa di non essere, sulle prime, credibile nel suo avventurarsi nella solitaria battaglia contro i cambiamenti climatici ed è consapevole che dovrà sacrificare qualcosa di sé come non andare a scuola tutti i venerdì e manifestare davanti al palazzo del governo svedese, perché le autorità di quello Stato, che pure è ai primi posti in termini di salvaguardia dell’ambiente, si mobiliti perché non c’è un attimo da perdere e che determinate sue istanze le reputa non rinviabili fino a quando, come le era stato consigliato, potrà essere artefice delle sue battaglie quando da grande le intraprenderà, forte di una preparazione come climatologa.
Manuel, promessa olimpica del nuoto, passeggiando con la ragazza sulla costa laziale, viene raggiunto da una pallottola sparata da un gruppo di soggetti che “vuole farsi giustizia” per chissà quale sgarbo subito, salvo andare ad indirizzare il colpo persino verso il bersaglio sbagliato. Rimane a terra, il proiettile colpirà la funzionalità degli arti inferiori rendendogli obbligatorio il suo movimento solo con l’ausilio di una sedia a rotelle. Manuel non ha parole di rancore verso gli sconosciuti assalitori, dice alla fidanzatina : “ti amo” e poi il resto del tempo è interamente rivolto a riprendere gli allenamenti in acqua per non perdere di vista gli obiettivi sportivi che riempiono la sua progettualità di vita.

Penso che ci sia molto da riconsiderare il connotato di “adolescenza” soffermandosi solo a riflettere su questi tre formidabili ragazzi del nostro tempo.
Altri, gli adulti, di fronte a questi tre autentici capolavori, rischiano di essere banali, capaci solo di esprimersi con parole scontate, inadeguati di fronte ad una volontà e consapevolezza che non hanno eguali. Una cosa sola: silenzio e meditare!

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