Chi è Pietro Marrone

Don Lorenzo Milani, riferendosi ai cappellani militari che benedicevano le armi che avrebbero procurato morte, scrisse “l’obbedienza non è una virtù” sostenendo che esistono delle ragioni di consapevolezza emotiva che impediscono di accettare dei diktat provenienti dall’alto, se poi non ci fanno stare in pace con la nostra coscienza.

Del resto nel nostro Paese esiste una normativa che tutela il medico anti abortista che può avvalersi della obiezione di coscienza, quando viene chiamato a praticare una interruzione di gravidanza.

Quel medico può sottrarsi dal farlo, se i suoi convincimenti etici non lo persuadono ad assistere la donna intenzionata a non partorire.

Svariate sono le disposizioni che rendono possibile a coloro che vogliono essere esonerati dal compiere un gesto che confligge con la loro coscienza, ad astenersi dall’essere applicatori di “ordini” che non li convincono.

Né i Tribunali speciali, del resto, quando si trattò di processare gli ufficiali del Terzo Reich, furono teneri o comprensivi di fronte alle difese dei vertici del regime nazista, quando asserivano che loro, in definitiva, “obbedivano a degli ordini”.

Passiamo adesso a commentare fatti accaduti a tempi più a noi vicini.

Pietro Marrone, Comandante della nave “Mare Jonio”, imbarcazione della ONG Mediterranea, sequestrata su disposizione della Procura di Agrigento, per effetto dell’accusa di favoreggiamento della immigrazione clandestina, non ha esitato a disobbedire alle disposizioni ed agli alt ricevuti ed ha portato in salvo vite umane, proseguendo con la imbarcazione di cui era il responsabile, fino al raggiungimento del porto di Lampedusa.

Chi può entrare nel tormento etico oltre che emotivo di un uomo, che si trova in un determinato momento, a dover scegliere tra l’obbedienza asettica e protocollare di disposizioni che non condivide e ciò che gli detta il cuore?

E’ giusto e doveroso applaudire e premiare il bambino egiziano che con la sua intraprendenza, ha avvertito le forze dell’ordine perché intervenissero per mettere in salvo 50 suoi compagni sequestrati da un folle, per inciso di origini senegalesi, ma che folle resta, intenzionato a mettere in atto un massacro alle porte di Milano, così come è giusto intervenire a sostegno di un uomo che, prima di ogni altra norma, conosce nel profondo una legge, quella del mare, che stabilisce che chi rischia di andare a fondo, va salvato, comunque e ad ogni costo.

Allora, se sfogliamo le pagine che illustrano le vicende di donne e uomini che hanno compiuto atti di eroismo, ci accorgiamo che tutte queste circostanze hanno riguardato persone che hanno rischiato in proprio, andando contro corrente: non erano tali coloro che confezionavano passaporti falsi ad ebrei per metterli in salvo e che per questo loro “sangue freddo” vengono oggi ricordati?

Questo Paese, si interroghi, prima che sia troppo tardi, oppure questi anni saranno sì ricordati sui libri di storia, ma come anni bui in cui regnava la insensibilità e la indifferenza. Non vorrei che l’Italia e gli italiani debbano, di questo, un domani, vergognarsi.

Ernesto Albanello

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