Il Napoli a Castel di Sangro in ritiro estivo: ci sono rose e spine?

TERAMO – Ho ascoltato con vera attenzione la animata ( a volte concitata) discussione intorno ai milioni di euro che la Regione Abruzzo, spenderebbe, dimostrando, conti alla mano, che si tratti di un  investimento, per avere la Società del Napoli Calcio in ritiro estivo presso la località di Castel di Sangro , fornitissima di impianti sportivi e con un passato glorioso di militanza in serie B, pur con una popolazione di soli 5000 abitanti.

Ho percepito dalle parole dette da Stefano Cianciotta, di fresca nomina come Presidente di Abruzzo Sviluppo, che un ritiro di una società così blasonata come il Napoli in quel territorio a sud dell’Abruzzo, equivarrebbe ad un lancio turistico senza precedenti, tale da indurre molti partenopei (e non solo) a scoprire una terra che, giustamente, viene definita “la Trentino Alto Adige del centro-sud Italia”.

Non solo “lancio turistico”, ma recupero dei soldi spesi dall’ente pubblico in tempi sicuramente brevi! Si stima che in quei giorni affluirebbero quotidianamente dalla Campania, dai diecimila ai ventimila turisti che, intanto che possono osservare i loro beniamini e addirittura passeggiare con loro, non mancherebbero di consumare, di pernottare, di fare escursioni in una terra che davvero ha poco da invidiare a tutto il bacino che circonda Trento e Bolzano.

Certo, sembra l’uovo di Colombo, no !?!?

Solo, mi sia consentita una perplessità : mentre i km. da percorrere  per unire la Campania al Trentino sono ragguardevoli, Castel di Sangro ( è stato ripetuto innumerevoli volte!) dista da Napoli, con l’autostrada, circa un’ora e dieci minuti.

Ora, come sappiamo, ogni medaglia ha il suo rovescio: un afflusso di campani in terra d’Abruzzo è una opportunità da salutare con festosità ed in clima di allegria, se tutto procede all’insegna della correttezza e dello stile, ma sappiamo che una ipotesi tanto suggestiva va vista da tutte le angolazioni ed è inutile girarci intorno.

Napoli e la Campania, purtroppo, suscitano anche qualche inquietudine in quanto a possibili infiltrazioni di una malavita organizzata che non è nata ieri e che potrebbe “fare un pensierino” riguardo ad un insediamento in un territorio nuovo.

Domando: le istituzioni pubbliche che intendono investire sul ritiro del Napoli in Abruzzo, devolvendo milioni di euro per un programma che prevede la presenza della società partenopea per  sei estati in Abruzzo, con un sicuro rientro delle spese (in ordine alla cui bontà di investimento, forse, c’è poco da eccepire!), hanno intrapreso tutte le azioni necessarie perché le forze dell’ordine siano ragguardevolmente rinforzate in tutte le province abruzzesi?

Senza dimenticare che il controllo di un territorio (non dimentichiamolo!)abitato da soli un milione e trecentomila abitanti, è cosa agevole se attuata in termini di prevenzione, ma ardua se va compiuto un intervento di contrasto a “nuclei tumorali” difficili da sradicare.

Inoltre non è peregrino ricordare che, soprattutto quest’anno, se l’Abruzzo è stata risplendente  di luce favorevole al livello di turismo montano, questo lo si deve al covid.19 ed alle sue aree di contagio nel nord Italia, che hanno indotto  molti cittadini residenti in varie parti d’Italia, a “prendere d’assalto” l’Abruzzo ed il suo entroterra.

Quali le ragioni?  La montagna favorisce il naturale distanziamento e riduce significativamente il rischio del contagio, tanto che tutti noi abbiamo potuto rilevare che è stata sempre la provincia de L’Aquila, il territorio che ha accusato la minor presenza del covid.19.

Allora, mi piacerebbe che le istituzioni che si sono legittimamente  allarmate per i positivi da coronavirus che rischiavano di infettare le località in cui venivano destinati i migranti, si adoperassero con altrettanta solerzia nel contrastare “altri virus” che riguardano il possibile incremento di  azioni delittuose, certamente non “solo” provenienti da Napoli e dintorni, ma “anche” collegabili a queste località.

In fondo, non va dimenticato che l’Abruzzo viene sempre più declinato al singolare e, se così è, Castel di Sangro ha le sue responsabilità in quanto a salvaguardia del territorio.

Ciò significa che dovrà vigilare per impedire “sgradevoli incursioni”, in modo che non si si trasformi in “porta d’ingresso di malintenzionati”, che rischia di scatenare una contaminazione, capace di colpire Martinsicuro o Atri così come  Lanciano o Guardiagrele, tanto per fare qualche esempio.

 

di Ernesto Albanello

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