Il bullismo non è una ragazzata

Partirei dall’associazione tra i due termini (bullismo/ragazzata) riferiti all’ignobile violenza scatenatasi sul quindicenne mandato in ospedale a Silvi.
Mi ricorda un sindaco che arrivò a sostenere, come una “bambinata” uno stupro di gruppo.
In questo caso si stigmatizza che un comportamento bullistico va individuato e catalogato per quello che è, senza attenuanti e senza tolleranze.
Ciò che merita una sottolineatura è che sono saltate le linee di confine che separano le incoscienze collettive dalle responsabilità individuali.
Ci siamo voluti sbarazzare dai riti di passaggio che contrassegnavano il termine dell’ infanzia e davano l’inizio alla fase dell’impegno personale ed i risultati sono evidenti.
I genitori, nella ricerca spasmodica di rimanere giovani, mal accettano il trascorrere del tempo e le rughe che appaiono sui loro volti e, come conseguenza, si rendono latitanti nel momento in cui devono “rivestirsi di carattere” e dispensare i “sì” ed i “no” quando questi servono ed in quale momento opportuno vanno dispensati.
Gli adolescenti crescono in balia di indirizzi mancanti e di accompagnamenti inesistenti: si aggregano in branco ed i risultati sono quelli che vediamo.
La madre dell’adolescente di Silvi ha sporto denuncia.
Si tratta di una doverosa accusa ai coetanei del figlio, uno dei quali ha sferrato un pugno in pieno viso, costringendo il ragazzo a dover dare ricorso alle cure mediche e ad una degenza ospedaliera.
Quello che inquieta ed amareggia è che queste dispute violente fra adolescenti dovrebbero essere classificate come fenomeni di costume all’interno di una società che sta perdendo il senso dei diritti e dei doveri.
Invece si preferisce restringere il campo a discapito delle famiglie che vengono additate come le esclusive responsabili in riferimento ad un degrado nei rapporti relazionali che sembra non toccare mai il fondo.
Torniamo al collegamento con il termine “ragazzata”, come finisce per essere inquadrato il fenomeno, sia pur in negativo.
L’approccio risulta errato in quanto, associare queste gratuite violenze al livello di “comportamenti quasi innocenti” mi pare irrazionale.
In molti Paesi della nostra Europa, i comportamenti aggressivi anche compiuti da minori, vengono sanzionati pesantemente ed è inaccettabile che in Italia non vi siano limiti ad atteggiamenti trasgressivi.
Penso che il senso del limite sia direttamente proporzionale alla responsabilità che il ragazzo deve assumere per le conseguenze che il suo operato può determinare.
Altrimenti il soggetto in età evolutiva non cresce.
Quello che è accaduto a Venezia, dove un gruppo di ragazzini inneggianti al Duce e plaudenti per un possibile forno ad Anna Frank, poi resisi responsabili di pugni in faccia contro un uomo politico italiano che li invitava a desistere da simili comportamenti, sta a dimostrare che in Italia si respira aria di impunità.
Che il 2020 allora sia salutato con questa discontinuità rispetto al passato: l’adolescente riceva dei robusti “no” e pazienza se i genitori non saranno in grado di essere guide credibili nell’insegnare che esistono dei limiti. Saranno le istituzioni a supplire in questo compito che comunque va intrapreso con la energia necessaria.
Inutile piangerci addosso, altrimenti!

 

di Ernesto Albanello

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