La parola data

Mai come in questo periodo è importante l’affidabilità, la credibilità, il tenere fede alla parola data.

Forse è un aspetto che viene pericolosamente sottovalutato e si vive nella convinzione che poi l’altro dimentichi una promessa accordata, un tempo che sarebbe stato poi concesso e che invece viene cancellato dalla mente.

L’altro, al contrario, non dimentica nulla: questo perché la fiducia è supportata dall’ossitocina, che è l’ormone che favorisce gli scambi emotivi e se l’altro “investe” in noi, vuol dire che ci ha reputati “interessanti”.

Sono le conoscenze di natura razionale che possono essere dimenticate, ma non quando sono connesse con la sfera emozionale.

Non so se tutto questo sia riconducibile alle false attestazioni di apprezzamento che interpretiamo essere tali attraverso i “mi piace” sui social, ma credo sicuramente che vada ripristinata una linea di demarcazione per separare i riconoscimenti e le affidabilità conferiteci virtualmente e quelle ottenute “face to face” !

Quante volte ci imbattiamo nel corso della giornata in persone che ci chiedono di essere ascoltate da noi?

Spesso come ci comportiamo? Rispondiamo balbettando un: “Sì, un attimino e poi sono da te!”

Il tempo trascorre e “quell’attimino” era solo una pietosa bugia per nascondere in modo goffo un nostro disinteresse verso quella persona.

Studi recenti hanno dimostrato che essere felici è possibile, a condizione che la nostra vita sia nutrita di relazioni scambievoli: cosa ben diversa rispetto a poche sillabe spiccicate in modo difensivo e deludente!

Non si è felici avendo denaro per tuffarsi nei consumi: un simile comportamento è solo ansioso e falsamente rassicurante, in quanto “riempie la pancia” di oggetti che perdono di attrattiva nel breve volgere di poche ore.

La relazione invece? innesca la motivazione che scaturisce dal nostro essere “parlanti” ed “ascoltanti” e, in definitiva, ci ricorda che il nostro stare in questo mondo funziona in quanto, di tanto in tanto, qualcuno ci fa una carezza, qualcun altro ci sussurra: “credo in te!” e qualcun altro ancora ha il coraggio di dirci: “bada che stai sbagliando!” ma intanto che lo dice, sta soffrendo nel comunicarcelo.

Pur tuttavia sente dentro che non può fare a meno di segnalarcelo.

Ancora una volta assume senso e significato essere capaci di ascoltare, riservare alla persona il tempo che merita, casomai spegnendo il cellulare.

Quanto è rispettoso dell’altro il comportamento di chi silenzia il telefonino e rende mute le telefonate in ingresso, con il proposito di prestare attenzione senza subire interferenze?

In fondo essere contro corrente non è poi un impegno tanto arduo: significa semplicemente avere stile, ricordarci che il “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” può cominciare davvero dalle piccole cose, come cambiare abitudini, come rallentare un ritmo della vita, che spesso altro non è che uno sbrigare commissioni o eseguire adempimenti che alla fine della giornata sono pari a granelli di sabbia che scivolano via dalle dita!

E quando qualcuno non si accorge della nostra attenzione verso l’altro, non perdersi d’animo e ricominciare!

Non esagero dicendo che si è verificata una fortissima involuzione rispetto al valore della fiducia ed a come questa qualità dell’uomo veniva accordata solo alcuni decenni fa, che, in concreto, determinava la stessa movimentazione dei rapporti sociali, che scaturivano dalle conoscenze che si traducevano nella stima concessa a chi la meritasse.

Questo avrebbe determinato i presupposti per portare a conclusione altri eventi, come, ad esempio, i matrimoni tra i figli : Piazza Martiri della Libertà, quando svolgeva il ruolo di spazio concesso per il mercato del bestiame, era l’ambiente per l’incontro di due persone che si intendevano, una per vendere un vitello e l’altra per acquistarlo.

Quelle due persone si davano una energica stretta di mano, casomai suggellata da una terza mano di chi esercitava il ruolo di “mediatore” dell’affare, che si posizionava sopra alle due e l’accordo era, a quel punto, sacro: guai a venire meno a quella parola data!

Riflettiamo a quanto questa prerogativa, che rendeva le persone senz’altro più autentiche, sia andata affievolendosi nel tempo! Quando una società smarrisce i suoi connotati e disperde il suo tessuto sociale “ a trama resistente” le cause sono molteplici e sicuramente la circolarità della fiducia tra i suoi componenti, ha sempre rivestito una grande funzione!

Forse è il caso di “ritessere quella tela” no !?!?

Ernesto Albanello

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