Caro Macron, il diritto alla blasfemia non è cosa buona…

Questa mattina ero ad ascoltare le prime notizie provenienti dal mondo e mi sono imbattuto nell’immagine del Presidente francese Emanuel Macron che, in riferimento a ciò che era accaduto a Charlie Hebdo, il giornale satirico che aveva pubblicato vignette irriverenti verso Maometto, scatenando una rappresaglia da parte di terroristi, non ha avuto saputo dire di meglio che dichiarare di essere a favore del diritto della blasfemia.

Mi precipito a leggere la definizione di “blasfemia”  e trovo, quale spiegazione: chi offende le divinità e chi si comporta in modo sacrilego.

Mi chiedo: questa dichiarazione, che sicuramente darà modo al cittadino francese, di sentirsi “dalla parte giusta” se inveisce contro i “credo” maggiormente professati nel suo territorio così come quelli che, al contrario, risultano minoritari nella sua nazione, opera nella direzione della distensione internazionale e nella cooperazione fra i popoli?

Credo sicuramente di no.

Aggiungo: questa dichiarazione rafforza il senso di appartenenza al proprio credo religioso o anche, al proprio agnosticismo, nel momento in cui si fa dileggio e financo si irride alle convinzioni religiose altrui?

Ancora una volta mi sento di dire di no!

Infine mi domando: stiamo assistendo ad una sempre maggiore mescolanza fra etnie e fedi professate che hanno provenienze diverse. E’ conveniente alzare muri di sbarramento fatti anche di contrapposizioni tra fedi diverse? Non può che essere negativa anche questa risposta.

Aggiungerei che l’Europa, agli occhi del mondo, è minuscola ed è difficile che si distinguano le diverse nazioni che la compongono : una dichiarazione di Macron, per intenderci, è come se fosse stata fatta in Italia o a Berlino.

Intanto che in terra transalpina si vanno proclamando “simili diritti”, ascoltiamo il Pontefice che si esprime in modo tutt’altro che “bellicoso” e “guerrafondaio” con termini che ci ricordano il senso della tolleranza e della comprensione.

Uno,  credo che valga per tutti: quel “monumento” all’ascolto dell’altro, proferito con le parole: “chi sono io per giudicare?”

Altre azioni che nulla hanno a che fare con la religione, se non venire utilizzate come “clave” per creare destabilizzazioni , provengono dalla Turchia.

Il pensiero va alla decisione del Presidente turco Erdogan, di trasformare la chiesa di Santa Sofia in una moschea, di fatto allontanando sempre di più la Turchia dall’Europa.

Macron pensa che il mondo islamico vada a distinguere se la espressione “diritto alla blasfemia” sia partorita da volontà illuministiche e in osservanza alla Dea Ragione oppure non sospetti che questa affermazione suoni come ritorsione per la “scristianizzazione” della ex basilica turca?

Se i capi delle nazioni europee non riusciranno quanto prima, a trovare una unità di visioni e di intenti, poi non potremo prendercela con un terrorismo che ha un’arma formidabile: quella del sacrificio dei kamikaze che è assolutamente imprevedibile e capace di causare danni sempre più devastanti.

di Ernesto Albanello

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