Costruisci che ti passa

Questo sarà sicuramente ricordato come l’anno senza inverno, visto che siamo passati dall’autunno alla primavera senza nessuna variazione di temperature, ma solo 3 anni fa una nevicata epocale, unita al flagello del terremoto, sconvolse la nostra regione e le conseguenze della devastazione sono ancora lì a testimoniare come l’incuria di un territorio e la totale mancanza di politiche ambientali serie,o di semplice buon senso,possano cambiare la vita di migliaia di persone in un attimo.

I nubifragi, le inondazioni, le frane, i crolli sono elementi collegati tutti allo stesso filo. Che i cambiamenti climatici siano fortemente influenzati dall’azione umana è un dato di fatto che spiega,ma solo in parte, le conseguenze che siamo costretti a subire. Queste conseguenze tuttavia sono amplificate dall’assenza di progetti curativi,conservativi,manutentivi che ogni governo,centrale o territoriale dovrebbe assumere come priorità.

A tutti i commentatori virtuali, che sostengono l’ambientalismo, piacciono Greta, le sue treccine e gli sguardi accusatori che riserva ai governanti del pianeta.

L’astronauta Parmitano, di ritorno dalle sue orbite spaziali, descrive la fragilità della nostra terra e ne mostra le ferite provocate dagli incendi australiani o dai tornado tropicali.

Qualche decennio fa partì la crociata contro la deforestazione amazzonica e contro l’uso della carta. La necessità di evitarne l’uso portò al primo abbozzo della semplificazione digitale per i documenti,ma seppure in modo minore la carta continua ancora ad essere il mezzo più usato dalla burocrazia.

Poi iniziò la guerra ai rifiuti e alla plastica che ha portato finora a qualche blanda applicazione nel trattamento dei rifiuti e della loro differenziazione per il riciclo.

Oggi una nota marca di prodotti alimentali propone il ritorno alle confezioni di carta al posto delle confezioni di plastica.

La prima considerazione è che entrambi questi elementi sono riciclabili quindi non è chiaro dove sarebbe il miglioramento usarne uno al posto dell’altro.

Le macro problematiche possono trovare soluzione solo attraverso i micro comportamenti individuali che ognuno di noi dovrebbe applicare semplicemente con un po’ di buon senso, così una valida politica del trattamento dei rifiuti , del riciclo e quindi della tutela ambientale dovrebbe essere strutturata su questi semplici assunti, ovvero un cambiamento culturale verso una serie di comportamenti non più accettabili. Cosa succede invece nella realtà? Che le politiche – dalla più lontana alle più vicine territorialmente – scelgono la regola del massimo risultato dal minimo sforzo. Aumentiamo le tasse sui consumi e lasciamo i rifiuti al loro destino. Questo paradigma si estende a tutti i livelli della tutela ambientale.

Il micro cosmo teramano è lo specchio del macro. Così ci ritroviamo con un servizio per la gestione dei rifiuti sempre più oneroso e sempre meno efficiente. Un riciclo che non riesce a decollare e la città invasa da piccole discariche abusive. Se fosse servito a risanare almeno le casse comunali sarebbe già una piccola consolazione, ma così non è, quindi il fallimento è nel modello, visto che esistono realtà – purtroppo sempre fuori dall’Italia -in cui ci riescono eccome.

Poi c’è l’impatto ambientale degli edifici e delle costruzioni, dove una politica scellerata continua a progettare cementificazione mentre lascia marcire volumi e volumi di palazzi vetusti, ruderi di strutture e cattedrali nel deserto, già divorate dal tempo e dai terremoti. Ancora incuria quindi e decisioni dettate dal guadagno immediato invece di progetti lungimiranti.
Capannoni dismessi da decenni, scheletri di incompiute, palazzine lesionate senza essere mai state abitate, strade ridotte a mulattiere, argini abbandonati.

Cura del verde pubblico a zero – non ci sono fondi – un parco fluviale tollerato a malapena ( ogni tanto una sfalciatina come minimo obolo sindacale all’elettorato più sensibile).

Ma mentre al Comune si concede l’autorizzazione all’ennesimo parcheggio sul lungofiume, si discute di nuovi ospedali da costruire (consumando altro verde) o realizzare installazioni giapponesi e psichedeliche rivisitazioni della “cultura pop”, gli ambientalisti da tastiera, i radical chic, i seguaci delle treccine svedesi o delle sardine nostrane, che assistono a tutto questo, a Teramo, dove sono?

 

di Mira Carpineta

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