È una questione di genere

È venerdì mattina, precisamente il 5 aprile. Il sole e la temperatura più calda proiettano la mente dei teramani verso la bella stagione. L’inverno sembra essere un fastidioso ricordo e la primavera pare pronta a spalancare le porte al vento delle novità. E di novità in città ce ne sono diverse. Quella più eclatante è che all’Ipogeo della Città di Teramo, si tiene il Consiglio Comunale dei ragazzi dell’Istituto “Savini – San Giuseppe – San Giorgio”. Un’iniziativa che avvicina il Comune ai cittadini di tutte le età. Ai piccoli, perché facendo parte del Consiglio comunale d’Istituto, cominciano ad avere un primo assaggio di come funzionano le istituzioni e dell’importanza della partecipazione democratica. Agli adulti, perché avere il proprio figlio coinvolto in questa nuova esperienza, aiuta a sentirsi più partecipi alla vita della città. Una iniziativa, questa, che può dare tante soddisfazioni. E poi si sa, i ragazzi sono il domani, ed è bello renderli i protagonisti del futuro della loro scuola e della loro città.

Tanti alunni delle elementari e delle medie, ufficialmente eletti dai loro compagni di classe, si sono così ritrovati a discutere di idee e buoni propositi per il loro istituto. Ad accoglierli, tra l’emozione generale, l’imbarazzo per i giornalisti, e l’inconsapevolezza di chi non sa bene cosa comporta questa nuova avventura, c’erano le loro versioni adulte, ovvero il Sindaco e la Giunta del Comune di Teramo.

In modo composto si sono presentati uno ad uno. Il Sindaco baby per primo e poi tutti i componenti della sua Giunta; ognuno con una delega, con dei progetti e delle idee da sviluppare. Ed è qui l’altra novità. Guardando la Giunta della scuola, si nota subito che più della metà dei suoi componenti sono ragazze. Una bella sorpresa se si pensa che oggi, per far inserire la donna nel mondo della politica si debba ricorrere a degli “aiutini” come le quote rosa. Alla loro età la società, per fortuna, non ha ancora ingabbiato definitivamente la donna nel suo ruolo di “madre” o “moglie”. Una gabbia costruita ogni giorno con un ricorso continuo a stereotipi di genere soprattutto nell’uso della lingua. Ogni giorno, infatti, la famiglia, le istituzioni, la società e i mass media contribuiscono tramite le loro parole a condizionare le future donne e la futura società.

Stereotipi di genere che appartengono alla bocca di tutti e che finiscono nelle orecchie dei piccoli, condizionandoli. E così: se un bambino piange, è perché è una femminuccia. E se una donna è determinata, è perché ha le palle, ricordando appunto l’uomo. Una donna che, nella nostra società, per avere una sua identità ha sempre bisogno della figura maschile. Non a caso vengono spesso identificate come la “moglie di…”, la “figlia di…” e difficilmente per quello che sono realmente. Scoraggiando, così, qualsiasi ruolo diverso da quello imposto e riconosciuto dalla società. E se per caso una donna, riesce a superare tutte queste barriere, e viene eletta, cosa succede? Succede che le viene negata anche qui l’identità. Ci si rifiuta a usare termini come “Sindaca”, “Ministra”, “Assessora” e “Consigliera”. Complici anche i media che non educano il pubblico a nominare le persone secondo il loro genere. Curioso è il fatto che nel caso di “maestro” si usa il femminile “maestra”, nel caso di “parrucchiere” si usa il corrispettivo “parrucchiera”… e nel caso di figure politiche? Ci si rifiuta a qualsiasi trasformazione di genere del sostantivo.

Il linguaggio consente di trasmettere un’eredità culturale e se esso viene usato in modo erroneo si perpetua una cultura che non rende giustizia alla donna. Come afferma la contemporanea antropologia del linguaggio c’è una relazione fra lingua e identità. Una lingua si alimenta con le azioni quotidiane dei parlanti. Se in queste azioni si continua ad usare per certi ruoli, soprattutto per quelli di potere, solo il sostantivo al maschile, si rischia di non riconoscere mai alla donna una identità diversa da quella di “madre” e “moglie”. I linguisti, non a caso, ritengono che la parità dei diritti passa anche attraverso l’uso della lingua.

Incoraggiamo il cambiamento, anche se lungo e faticoso. In fin dei conti si tratta di usare in modo appropriato la nostra lingua, che tra l’altro prevede di nominare le persone a seconda del genere.
Per il momento, Teramo si gusta e ammira le parole, a volte rivestite di emozione, a volte colorate di determinazione, di una Giunta baby al femminile.

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