La consapevolezza del sé come dimensione dell’essere

Proviamo ad immaginare una sfera di cristallo con una fiammella all’interno. Poi consideriamo che questa sfera sia posta alla conclusione di un tronco, nel punto da cui si diramano i rami di una possente quercia.
Quella sfera sembra rimanere imperturbabile di fronte alle differenti situazioni atmosferiche che interessano la quercia: così, in autunno l’albero comincia a perdere molti suoi rami con relativi frutti per effetto di temporali e forti piovaschi, ma la sfera di cristallo sembra non accorgersene e rimane estranea a tutto ciò.
La sua indifferenza prosegue anche nel periodo invernale, quando i rami si spezzano per effetto delle bufere, quando la neve scende abbondante e della quercia non resta che un tronco che appena affiora sopra la coltre soffice che rende surreale il paesaggio tutt’intorno.
La sfera di cristallo con la fiammella al suo interno, sempre vivida e sfavillante, sembra davvero non accorgersi della trasformazione dello scenario, che ben poco è confrontabile alle passate stagioni.
Comincia timidamente ad affacciarsi la primavera: le nevi si sciolgono e le prime gemme compaiono sui rami: i primi passerotti fanno sentire il loro cinguettio: la natura si risveglia e la sfera di cristallo con la fiammella accesa osserva compiaciuta questo cambiamento.
Man mano che le giornate si fanno più miti, la vegetazione sulla quercia si fa sempre più lussureggiante e iniziano a comparire i fiori che poi daranno vita ai frutti che germoglieranno: è in arrivo l’estate con i suoi profumi ed i suoi colori e la sfera di cristallo con la fiammella all’interno continua ad assistere a questa trasformazione del clima con interesse, ma conservando il suo distacco.
Cosa sta a significare questa narrazione? Vuole rappresentare l’atteggiamento che ciascuno di noi deve avere rispetto alle circostanze ed agli accadimenti che lo circondano.
Lo si potrebbe sintetizzare con la espressione: “distacco emotivo” che poi vuole dire auto centratura e quindi capacità di delineare la propria dimensione senza essere “invasi da influenzamenti” esterni.
A questo proposito giova fare un cenno ad una funzione odierna che va affermandosi, senza vagliarne le dannose conseguenze: questa funzione ha la denominazione di “influencer” che, tradotto in italiano, casomai apparirà più sgradevole, ma è quello di influenzatore.
Orbene, se il mondo finirà per popolarsi di influenzatori, ne conseguirà che l’altra parte dei suoi abitanti somiglierà pressappoco ad un popolo di zombie che rispondono a comando, in quanto pilotati, da coloro che dicono come vestirsi, come truccarsi, quali locali alla moda frequentare, che occhiali griffati indossare, quale viaggio prenotare, per non parlare di tatuaggi e piercing.
Pensiamoci bene: il rischio è davvero grande e ci stiamo pesantemente incamminando verso questa china pericolosa.
Un tempo esistevano gli “opinion leaders”, forse esistono ancora oggi: cosa differenzia questi dagli influencer?
Che i primi facevano delle considerazioni sul modo di pensare, quale scenario andava prefigurandosi e come reagire, con quali argomentazioni. Diciamo che li si poteva inquadrare come “facilitatori del discernimento”, cioè come indicatori di una modalità di pensare in risposta alle sollecitazioni che provenivano dall’esterno.
La dimostrazione che si è regrediti, è dimostrato dal fatto che da queste “guide alla riflessione” , si è passati a soggetti preparati da altri che scelgono dei soggetti, in quanto di bella presenza, possono essere abili influenzatori (su come essere, come atteggiarsi, soprattutto, e questa è la prospettiva più inquietante, “chi essere”).
Torniamo indietro di parecchio tempo, fino all’oracolo di Delfi che dichiarò a Socrate di essere l’Uomo più saggio della Terra. Socrate rispose con la celebre frase. “Io so di non sapere”. Cioè Socrate sapeva che c’erano tante cose che non conosceva: anzi, possiamo asserire che era la sua accettazione di questa sua condizione a renderlo saggio.
La consapevolezza di non sapere è sempre stata una rarità, soprattutto nel mondo odierno.
Oggi assistiamo a conversazioni in cui persone totalmente inesperte in uno specifico campo si ergono ad intenditori specializzati, esprimendo forti opinioni sugli argomenti più disparati.
Questo fenomeno è detto “Effetto Dunning Kruger”: non si tratta di una malattia mentale o di una sindrome: va detto che è presente, in diversa misura, in ciascuno di noi.
L’effetto Dunning- Kruger è un pregiudizio cognitivo, una forma di distorsione che induce le persone con poca o nessuna conoscenza sull’argomento di cui si sta parlando, a non essere in grado – a causa della loro incompetenza- di accorgersi che il loro ragionamento, le loro scelte e le loro conclusioni, sono semplicemente sbagliate. Gli psicologi David Dunning e Justin Kruger, in un loro articolo del 1999, hanno divulgato gli esiti di una loro ricerca secondo cui persone che avevano ottenuto percentuali più basse in test di grammatica, umorismo e logica, tendevano a sovrastimare il proprio livello di abilità. Queste persone, inoltre, non erano capaci di riconoscere i livelli di competenza delle altre persone, che è parte del motivo per cui si consideravano più informati e capaci degli altri.
Pensiamo alle discussioni su internet nelle quali si incontra qualcuno talmente convinto della propria opinione da non cambiarla neppure dopo una smentita pertinente ed inoppugnabile.
Questa meta cognizione porta l’uomo ad essere ignorante della propria ignoranza.
Immaginiamo un’isola al pari della conoscenza che possediamo ed immaginiamo il mare pari alla nostra non conoscenza, quindi alla nostra ignoranza.
Il mare è infinitamente più grande dell’isola. Per quanto noi potremo incrementare le nostre conoscenze, l’isola non potrà mai eguagliare il mare: giusto?
L’illusorietà è quel fenomeno che ci porta a credere di essere più sapienti.
Il guaio è quando siffatti incompetenti inconsapevoli siano in contatto fra loro e vengano supportati da gruppi altrettanto incompetenti: purtroppo ne abbiamo oggi in Italia, una grande drammatica dimostrazione.
Dopo Socrate, Confucio dichiarò: “ la vera conoscenza sta nel conoscere la estensione della propria ignoranza”.
C’è un modo per uscire dall’effetto Dunning Kruger ed è non smettere mai di mettersi in discussione, continuare ad imparare, senza mai crogiolarsi nel proprio sapere e continuare a scavare più a fondo.
L’unico modo per riuscire a liberarsi di questa superiorità illusoria è imparare a valutarsi più oggettivamente e migliorare costantemente la propria meta cognizione.
D’altro canto le persone competenti conoscono molto bene le loro conoscenze, perché conoscono anche i loro limiti.
Più si acquisisce conoscenza, più si avrà la possibilità di riconoscere quanta strada c’è da fare, quanto mare ci circonda e quanto ancora c’è da imparare.

di Ernesto Albanello

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