I sarti abruzzesi protagonisti dell’alta moda nel mondo, ricordati nel volume sul Maestro Di Rienzo

L’alta moda sartoriale è un importante segmento del “Made in Italy” apprezzato in tutto il mondo e una buona parte dei suoi rappresentanti di primo piano sono partiti dall’Abruzzo e dal Molise. Una realtà riccamente documentata nelle 224 pagine del volume “Sebastiano Di Rienzo, maestro del fashion internazionale” (De Luca editori d’arte) attraverso cui il giornalista Giampiero Castellotti rende omaggio ad uno dei principali creatori di abiti femminili che hanno vestito dive immortali come Silvana Pampanini, Virna Lisi, Sofia Loren, le gemelle Kessler e Britt Ekland, moglie di Peter Sellers. Ma anche, tra le tante, Pupella Maggio, Maria Grazia Cucinotta, Anna Valle e Sabrina Ferilli.

Di Rienzo, che ha iniziato come tagliatore da Valentino, per anni è stato presidente della prestigiosa Accademia nazionale dei sartori, organizzando per decenni i congressi di sarti in tutto il mondoGrazie alla sua rilevante attività in Cina è stato nominato preside onorario presso l’università di Xi-An. Legatissimo alle sue radici, ha mantenuto la residenza nel borgo natale di Capracotta, alto Molise ai confini con l’Abruzzo. Da qui sono partiti oltre un migliaio di sarti, compreso quel Ciro Giuliano consacrato dal giornalista Indro Montanelli nel 1956, in “Busti al Pincio”: “Ciò che sapevo di Ciro Giuliano, il re dei sarti europei, prima di conoscerlo, non era di tal natura da invogliarmi a diventarne cliente – scrisse il giornalista e storico toscano – Era stato lui a vestire Mario Pansa, l’ultimo, e forse l’unico, dandy italiano, di un’eleganza pari soltanto alla sua insolenza e al suo patrimonio; e continua a esser lui il fornitore di Palazzo Chigi e di quanti son rimasti nel mondo a contendersi il titolo di arbiter. La sua casa di piazza Farnese, mi dicevano, straripava di Tintoretti e di Tiziani; e alla sua mensa, perpetuamente imbandita per dodici persone, si riunivano principi e miliardari”.

Nel libro di Castellotti, il Maestro Di Rienzo, memoria storica di questo importante segmento del “Made in Italy”, ricorda diversi sarti abruzzesi. Su tutti, Domenico Caraceni, considerato il numero uno dell’alta sartoria, partito da Ortona a Mare, altra patria di eccelsi rappresentanti dell’atelier. Caraceni ha vestito principi, attori di Hollywood, protagonisti dello spettacolo e personaggi noti per il loro carisma, come Gianni Agnelli e Aristotele Onassis.

Altro immortale nome è quello dello stilista Nazareno Fonticoli da Penne. Classe 1906, è stato uno dei proprietari della Brioni. Apprendista a soli sei anni, a Milano a 16 anni, quindi a Roma a 20 anni, era diventato il maestro sarto del negozio di abbigliamento Satos in via del Corso prima di intraprendere la grande avventura di Brioni insieme a Gaetano SaviniTrasferita l’attività nella sua Penne, lo stabilimento negli anni Novanta ha raggiunto i 700 dipendenti e il marchio Brioni ha oltrepassato i 300 negozi nel mondo.

Altro abruzzese citato nel libro di Castellotti è Mario De Luca, con la sua “Camps de Luca” uno dei massimi rappresentanti del “Made in Italy” sartoriale a Parigi. Ha aperto la prima sartoria nel 1948 in Place Voltaire, prima di spostarsi in Rue St-Honoré e Avenue Franklin Roosevelt. Ancora oggi è uno dei marchi di massimo prestigio nella moda.

Di Rienzo, nel corso della lunga intervista raccolta nel libro, ricorda anche Domenico Facciolini di Teramo, mentre una foto immortala Aldobrando Rapagnà di Montepagano di Roseto degli Abruzzi, sarto che ha lavorato fino a 103 anni, premiato da Di Rienzo a 106 anni nel 2014. Dei tanti altri nomi importanti del settore, s’è occupato anche Guido Vergani nel suo libro “Sarti d’Abruzzo” del 2004. Tra gli altri: Giovanni Donatelli, Tommaso Nobili, Adriano Pallini Sandro Porfirio.

Il mito italiano è nato grazie al lavoro degli artigiani. E noi sarti, veri artigiani, rimaniamo i ‘sacri guardiani della linea, della sfumatura e del buon gusto’. La moda non è solo manualità e tecnica, è soprattutto testa. Anche perché esercitando questo mestiere c’è la necessità di relazionarsi costantemente a livello mondiale per monitorare le tendenze”Parola di Sebastiano Di Rienzo, oltre sessant’anni di mestiere ai più alti livelli.

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