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L’INTERVENTO | Giulianova, lo “squallore” del commissariamento del PD

Solo per amore della mia Città e della sua storia, delle sue tradizioni e della sua cultura, confesso, ho sofferto. Poi mi è passata, visto che scrivo queste righe adesso a freddo, ma non è facile. Per il PD a Giulianova che ha conseguito il peggiore risultato elettorale della storia della sinistra, arriverà un Commissario per rimetterlo sulla retta via. Ho un po’ sorriso e anche sofferto nel vedere il viso di quel “capo” che annunciava il commissariamento in un’intervista, come succedeva in altri tempi. Sembrava dire: “qui so’ tutti scemi, adesso arriva quello che capisce e rimette a posto le cose”.
Che squallore! Lo dico non perché si tratta del PD, partito a cui non sono mai stato iscritto e non ho mai votato, ma il metodo, lo stile, la forma, i percorsi. Tutto riporta alla forma partito dello scorso secolo. A quando il commissariamento era pratica tipica e comune del cosiddetto “centralismo democratico” richiamando il meccanismo partitico stalinista. Nulla a che veder con l’intellettuale collettivo che animava l’ipotesi gramsciana del partito politico. Si, perché Gramsci, come Berlinguer – per quanto in epoche diverse – avevano la stessa concezione del partito politico, non minimamente confondibile con tali pratiche. Che non vivono solo nel PD, ma anche negli altri partiti “pigliatutto” che concorrono ogni volta alle elezioni per contendersi la maggioranza di quel 50% di voti validi che rimangono. Come se la politica fosse questa. Come se non si potesse parlare di democrazia, di partecipazione, di programmi e progetti pubblici anche senza avere un “seggio” da qualche parte. Ora però, per questo partito che perde tutto a Giulianova, arriva il commissario: uno di fuori, uno che capisce e rimette le cose apposto. Craxi, quando Del Turco chiese “tutti i poteri” per risanare il PSI disse “e chi è San Giuseppe?”. Già, questo commissario chi è? San Giuseppe? Ripeto: che squallore!
In questo partito giuliese, come in altri, ci sono ottime persone, piene di capacità di onestà e soprattutto di risorse. Tali da potersi riprendere da una o più cadute e da poter riflettere molto sulle vittorie e sulle sconfitte. Persone che forse non hanno bisogno di “uno di fuori” che capisce e rimette le cose a posto. A quelli che ora aspettano San Giuseppe, che conosco uno per uno, faccio una proposta. Fate come a Grottammare, dove il vostro partito (insieme ad altri che qui a Giulianova continuano inesorabilmente a perdere e a cui rivolgo lo stesso appello) vince da trent’anni: fatevi commissariare dai cittadini! Capovolgete la piramide del potere e attuate l’articolo 1 secondo comma della Costituzione che ripone la sovranità nelle mani del popolo. Aprite una stagione di dibattiti pubblici mediante assemblee cittadine in ogni quartiere e in ogni frazione, senza simboli (se vedono i simboli i cittadini non si avvicinano nemmeno…), e chiedetevi insieme a loro tanti perché. Non tentate di parlare con i cittadini solo quando si tratta di prendere qualche manciata di voti fra quelli che rimangono. Fatelo ora, quando i seggi sono già occupati. E partite, per una volta, dalle persone e dalla Costituzione. Come si fa? Rammentate l’elezione dei cinque comitati di quartiere del 6 luglio del 2013: andò a votare il 9% degli elettori giuliesi convinti da decine e decine di assemblee di base svolte dappertutto, quasi la maggioranza di essi erano elettori che non votavano più per i partiti. Ricominciamo insieme ma, per favore, tenete fuori per una volta simboli e commissari di partito. Lasciateli nel secolo trascorso da quasi vent’anni!

 

di Carlo Di Marco

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