TERAMO – Proseguono i confronti del Sindaco Gianguido D’Alberto con le associazioni mobilitate in difesa dell’acqua del Gran Sasso. Nel tardo pomeriggio di ieri in municipio, incontro franco e proficuo con Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso/Forum H2O.
Il sindaco ha ricordato come l’amministrazione comunale abbia sempre avuto a cuore la vicenda, così come dimostra l’inserimento nelle linee programmatiche di uno specifico capitolo sul tema ed ha rimarcato il proprio diretto coinvolgimento, con la sottolineatura del contatto già intercorso col sindaco di Isola del Gran Sasso per assumere una comune linea d’azione cui seguirà analoga attività con il Sindaco de L’Aquila e con la Provincia. L’azione dell’amministrazione parte dalla considerazione che l’acqua rappresenti un bene pubblico da tutelare soprattutto perché valore non bilanciabile né mercanteggiabile con gli altri interessi, seppur degni della massima considerazione, in gioco. L’esigenza pubblica è appunto la tutela del bene acqua, quindi un valore; i legittimi interessi di chi ha finalità diverse, con la sovrapposizione di esigenze e funzioni, sebbene compiute nell’alveo delle attività di ricerca o in quello della mobilità (autostrada), se non controllata può vulnerare il delicato equilibrio della montagna.
Il Sindaco non ha mancato di rimarcare il ruolo che compete al Ruzzo, la cui attività contribuisce da sempre allo sviluppo sociale ed economico della provincia, garantendo la fruibilità di un bene primario con i benefici di natura sanitaria, ambientale, igienica e nel contempo ricchezza e benessere. La richiesta di informazioni a proposito degli interventi che la società ha messo e dovrà mettere in campo per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento, la necessità di rendere più fluide le comunicazioni e quella di ridurre se non eliminare la dispersione lungo la rete, sono le linee d’azione indicate a proposito delle quali D’Alberto ha chiesto convergenza. Quindi, la chiamata in causa di Regione e Governo centrale perché assumano le responsabilità di competenza e si facciano parte integrante del processo di chiarificazione in corso e quindi anche l’impegno dei parlamentari eletti quali rappresentanti del territorio.
Gli interlocutori, dal canto loro, hanno rappresentato diverse questioni. In primo luogo la riduzione del rischio di incidente grave, affrontabile con la rimozione prevista dalla normativa ma mai attuata, delle 2300 tonnellate di sostanze pericolose (1.000 tonnellate di acqua ragia e 1.292 tonnellate di trimetilbenzene) utilizzate per esperimenti del Laboratorio di Fisica Nucleare. La pur importante attività di ricerca, deve comunque non superare precisi limiti, soprattutto se eventuali conseguenze negative delle attività corrono il rischio di incidere sui diritti basilari dei cittadini come quello all’accesso ad un’acqua pura. Il tema del reperimento delle risorse per la messa in sicurezza del Gran Sasso. In questo senso, alla luce delle gravissime criticità rilevate dalla Procura, deve essere posta particolare attenzione al nuovo PEF 2019 delle autostrade in cui devono essere previsti almeno alcuni dei lavori necessari appunto alla messa in sicurezza.


Infine si è discusso della questione dei piani di emergenza che sono scaduti e che dovrebbero vedere un’ampia partecipazione pubblica sebbene con l’allontanamento delle sostanze si risolverebbe alla radice il problema divenendo inutili i piani stessi.
L’attività di Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso/Forum H2O e di tutti i movimenti che nel corso di questi anni, talvolta nel silenzio delle istituzioni, hanno mantenuto alto il livello di attenzione sull’esigenza di tutela del “sistema acqua”, continua a rappresentare un punto di riferimento ed un presidio sociale e culturale. E’ pertanto indispensabile continuare a trovare le vie più adeguate per portare avanti la proficua collaborazione.