Violenza di genere, 50.000 euro a Silvi per la seconda accoglienza delle donne
Il progetto "Mi sgancio" mira all'autonomia economica delle vittime con percorsi formativi per l'inserimento lavorativo e voucher per le spese di affitto
- La Redazione
SILVI - “Il Comune di Silvi – ha annunciato il sindaco Andrea Scordella - ha ottenuto un finanziamento di € 50.000 dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno per il progetto 'MI SGANCIO' redatto e presentato dall’Area Politiche Sociali con l’obiettivo di potenziare gli interventi di seconda accoglienza per le vittime di violenza. Il finanziamento fa parte della Riserva Fondo Lire U.N.R.R.A. 2024, che destina le risorse da destinare a programmi socio assistenziali volti a fornire servizi di assistenza e supporto in favore delle donne vittime di violenza di genere. Troppo spesso le vittime di violenza rimangono all’interno di relazioni disturbate perché non dispongono di sufficiente autonomia economica per provvedere a sé stesse e ai propri figli. Con l’ampliamento dei servizi di seconda accoglienza intendiamo dare la nostra risposta a queste esigenze”.
I beneficiari degli interventi saranno prioritariamente le vittime residenti nel Comune di Silvi con possibilità di estendere gli interventi ai Comuni dell’ASD n. 23 di cui Silvi è capofila.
“Sarà il Servizio Sociale – ha detto l’assessore alle Politiche Sociali Beta Costantini - in collaborazione con la rete dei soggetti che operano nel settore della violenza di genere, ad individuare i potenziali beneficiari dei servizi e a predisporre un progetto individualizzato di intervento. I servizi attivabili sono: percorsi di formazione, tirocini formativi finalizzati all’inserimento lavorativo e erogazione di voucher per il sostegno delle spese di affitto. Tutti gli interventi sono finalizzati ad aiutare la vittima di violenza ad acquistare la propria autonomia, ricostruendo il proprio futuro. La durata del progetto è di 12 mesi”.
Il progetto sarà gestito dal Servizio sociale del Comune che dispone di figure professionali qualificate, quali gli assistenti sociali, gli psicologi e gli educatori, che opereranno in rete con i diversi soggetti che già si occupano di violenza di genere.