Villa Mosca, Di Teodoro critico sull'ipotesi del centro commerciale
Il progetto di una struttura di 3.000 mq con parcheggi non è coerente con il Puc che favorisce il commercio di vicinato in centro storico e nelle frazioni
- La Redazione
TERAMO - Apprendiamo dalla stampa che sarebbe in corso l’iter amministrativo per istituire ex novo una rilevante struttura commerciale in Via Franchi, nel quartiere di Villa Mosca, in adiacenza alla sede dell’INAIL. In particolare, sarebbe prevista la realizzazione di un insediamento commerciale di circa 3.000 metri quadrati con una consistente dotazione di parcheggi di servizio.
1) A tale proposito vorremmo chiedere come mai ancora non sia oggetto di dibattito la redazione di un Piano Urbano del Commercio che l’Assessore al ramo Filipponi aveva promesso sette mesi fa in un incontro pubblico in Piazza Martiri, ovviamente integrandolo con la nuova pianificazione urbanistica che è in corso di approvazione.
È noto che l’approvando PUC (cioè il vecchio Piano Regolatore Generale) preveda una stretta integrazione fra lo sviluppo Commerciale, quello Ricettivo e quello del Lavoro (in particolare nella Sezione Strategia n. 4 – “Città del Lavoro”), laddove viene mappata e localizzata anche la geografia dei servizi commerciali e dell’artigianato. Uno degli obiettivi del nuovo PUC è proprio quello di favorire il commercio di vicinato nel centro storico e nelle frazioni, contrastando la desertificazione commerciale attraverso la rigenerazione delle aree dismesse e senza consumare nuovo suolo.
In tale ottica, non si comprende quale logica sarebbe sottesa alla realizzazione di nuove aree commerciali, peraltro particolarmente estese; a meno che gli Amministratori del Comune non sappiano nemmeno cosa hanno scritto nella programmazione urbanistica che stanno promuovendo loro stessi. Inoltre, in parallelo alle nuove norme urbanistiche, il Comune e la Camera di Commercio del Gran Sasso hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per definire un piano strategico di marketing territoriale volto a rilanciare l’attrattività dei negozi fisici e del turismo d’acquisto in città.
Sulla scorta di tali strategie, anche per evitare ulteriore consumo di suolo, sarebbe innanzitutto prioritario recuperare le strutture già destinate al commercio e abbandonate da anni, come a titolo di esempio il centro
commerciale ex Cityper all’imbocco della S.P. n. 3.
2) C’è poi da considerare la questione demografica: Teramo dal 2018 ad oggi, cioè dall’insediamento dell’attuale Amministrazione, ha perduto 3.150 residenti ed oggi conta un numero di abitanti pari a 51.342 (ultimo dato Istat), una perdita equivalente alla scomparsa dell’intero Comune di Morro d’Oro. Considerato che la curva demografica è in ulteriore declino, non si comprende per quali motivazioni dovrebbe essere utile aumentare le superfici commerciali, piuttosto che ridurle o recuperare quelle esistenti e non utilizzate (ce ne sono a bizzeffe sia in centro storico che fuori).
3) Si aggiunga che da pochissimi anni è stato appena istituito un nuovo centro commerciale nel quartiere Gammarana (sia di natura alimentare che non), il quale è ubicato a meno di 500 metri in linea d’aria da Via Franchi.
Per tali argomentazioni, e non solo per queste, domandiamo pubblicamente se la maggioranza del Comune abbia una strategia, oppure se gli obiettivi che si prefigge nell’approvando PUC, nonché le promesse dell’Assessore al Commercio, siano semplicemente parole al vento che tradiscono un’assenza di moralità, di serietà, di etica politica e di rigore nelle scelte che dovrebbero produrre sviluppo e ricchezza, non trasferirla altrove e creare ulteriori vuoti urbani laddove il suolo è già consumato da decenni. - Il portavoce di “Me Te o Teramo” Osvaldo Di Teodoro -