Festa della Repubblica, il Saluto del Sindaco D'Alberto

"La Costituzione già nel ’48 ci indicava la strada del lavoro come fondamento della nostra Repubblica"

- Walter Cori

Festa della Repubblica, il Saluto del Sindaco D'Alberto

TERAMO - Oggi celebriamo gli 80 anni della Repubblica. Non un punto di arrivo, ma un percorso in costante divenire che ci deve portare a recuperare quello spirito che, il 2 giugno del ’46, portò alla nascita dell’Italia come la conosciamo oggi.

Uno spirito, una visione del mondo, una promessa di libertà e uguaglianza, che si sono concretizzati nella nostra Costituzione. In questo senso la Repubblica è nata da un atto di speranza radicale in un futuro che nasceva dalle macerie della guerra e che proprio per questo guardava ai diritti, alla partecipazione, all’accoglienza, all’apertura verso l’Europa, come vaccino permanente ai disvalori che avevano portato alla suprema negazione della dignità dell’uomo.

Una speranza che oggi, in questo nostro tempo, dobbiamo riscoprire e trasmettere ai giovani, rendendoli protagonisti del presente della nostra Repubblica.

Per riuscire a farlo, però, dobbiamo essere in grado, in quanto istituzioni tutte, di parlare il linguaggio della fiducia. Fiducia tra istituzioni, fiducia tra istituzioni e comunità, fiducia come solidarietà.

Quella fiducia che rappresenta un pilastro fondamentale della nostra architettura istituzionale e sociale e che, pur non essendo esplicitamente richiamata nei principi fondamentali, permea tutta la nostra Costituzione.

Il 2 giugno del ’46 si votò contestualmente per la Repubblica e per l’Assemblea Costituente, che ebbe il compito di tradurre negli articoli della nostra Costituzione quei valori comuni che in questi anni hanno rappresentato le gambe della nostra democrazia. Una Repubblica e una Costituzione giovani, ancora oggi, e che in questi anni hanno saputo misurarsi con una società in costante cambiamento, superando anni bui, come quelli del terrorismo, quelli delle stragi mafiose, proprio grazie agli anticorpi a cui le nostre Madri e i nostri Padri costituenti avevano dato vita nella stesura di ogni singolo articolo della nostra Carta.

Una Carta che, ogni giorno, rivela la sua straordinaria attualità e la capacità di anticipare i tempi. Non è la Costituzione a rincorrere la società, ma la società, ancora oggi, a rincorrere la Costituzione.

Quella Costituzione che già nel ’48 ci indicava la strada: quella del lavoro come fondamento della nostra Repubblica, quella del giusto salario come espressione della dignità del lavoro, quella della necessaria rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, quella dell’uguaglianza sostanziale e non formale, quella dell’apertura all’Europa come strumento di pace e fratellanza tra i popoli.

Una Costituzione che ancora oggi non viene pienamente attuata. E il rischio più grande che corriamo, soprattutto oggi, è quello dell’indifferenza e della rassegnazione rispetto alla sua piena attuazione.

Ed è per questo che voglio rivolgermi, in chiusura di questo saluto, soprattutto ai giovani: non cedete mai alla rassegnazione, non siate mai indifferenti, non perdete mai la speranza. Quella speranza che potete ritrovare solo nella nostra Costituzione antifascista, anima della nostra Repubblica, e a cui dovete aggrapparvi anche nei momenti più difficili, lavorando per attuarla in tutti i suoi articoli.

A voi spetta il compito più arduo: riuscire dove hanno fallito le precedenti generazioni e rendere viva, in ogni sua articolazione, la nostra Carta, come promessa perenne di libertà, giustizia, uguaglianza.

Non diamo mai nulla per scontato e siamo partigiani di questo tempo, difendendo la Repubblica conquistata, soprattutto nei confronti di chi oggi spiega le proprie vele nere al soffio dell’odio, della discriminazione, della sopraffazione, dell’ingiustizia.

Gli 80 anni della Repubblica sono anche gli 80 anni del voto alle donne, come ci ha recentemente ricordato il bellissimo film di Paola Cortellesi, C’è ancora domani.

Il diritto di voto alle donne non ha risolto le disuguaglianze, ma ha aperto la porta al cambiamento. Quel “domani” iniziato nel 1946 continua ancora oggi, nel 2 giugno dell’ottantesimo compleanno della nostra meravigliosa Repubblica: “c’è ancora domani”!

C’è ancora domani per proteggere ciò che abbiamo conquistato, c’è ancora domani per conquistare ciò che dobbiamo alla nostra storia di libertà e uguaglianza.

Siamo noi, insieme, il domani della nostra Repubblica.

Viva la Repubblica, viva l’Italia, viva Teramo e viva la Costituzione - Gianguido D'Alberto -