Università, gli studenti abruzzesi dicono no alla Link Campus: è interesse dei privati

"Introdurre nel territorio un modello universitario privato svuota l'offerta formativa e la didattica dei nostri atenei"

- La Redazione

Università, gli studenti abruzzesi dicono no alla Link Campus: è interesse dei privati

PESCARA - Dopo le Marche, anche nella regione Abruzzo è arrivato il momento di decidere: difendere il futuro delle università pubbliche o scegliere di svenderlo all’interesse dei privati. 

Con la richiesta di parere vincolante al Comitato di Coordinamento Regionale delle Università Abruzzesi (CCRUA) per l’apertura di una sede in Abruzzo, l’intenzione della Link Campus University è chiara: introdurre nel nostro territorio un modello universitario privato e for-profit che fa spesso largo uso della didattica a distanza. Un modello che svuota l’offerta formativa tradizionale dei nostri atenei, deprime la qualità della didattica e cancella la dimensione comunitaria, sociale e di confronto che rappresenta il cuore stesso della vita universitaria.

La Link Campus vuole infatti istituire i corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, in Odontoiatria e Protesi dentaria, in Fisioterapia e in Igiene dentale, duplicando o triplicando corsi già attivi negli atenei abruzzesi di Chieti e L’Aquila. Tutto questo a prezzi esorbitanti: a titolo esemplificativo, per frequentare il corso di Medicina e Chirurgia nella sede della Link Campus di Roma, la retta annuale è pari a 19.800€, mentre all’Università d’Annunzio, con una soglia ISEE medio-alta, si spendono 1.200€.

L’arrivo di atenei telematici o for-profit aggrava una situazione già critica: assistiamo, ormai da anni, a un progressivo sottofinanziamento degli atenei pubblici attraverso tagli continui al fondo di finanziamento ordinario – la principale fonte di finanziamento degli atenei italiani – e alla sanità, chiaro segnale di una politica nazionale e regionale che procede a smantellare mattone dopo mattone quel che resta del welfare state.

Questo ingresso aggressivo nel settore medico-sanitario rischia inoltre di far collassare definitivamente la rete formativa regionale, provocando la saturazione delle sedi di tirocinio. La formazione sul campo in corsia richiede spazi, tutele e un rapporto numerico sostenibile tra studenti e medici; moltiplicare artificialmente i corsi senza un parallelo potenziamento delle strutture ospedaliere significa congestionare i reparti e compromettere la qualità della preparazione dei futuri professionisti della salute.

Allo stesso tempo, assecondare la proliferazione di poli privati o a distanza accelera lo spopolamento dei nostri territori e lo svuotamento delle città universitarie della Regione. Invece di radicare i giovani e valorizzare il tessuto sociale ed economico locale attraverso il rafforzamento dei servizi e del diritto allo studio pubblico, si avalla un modello precario che impoverisce la comunità studentesca e il territorio.

Non possiamo permettere che il futuro dei nostri atenei venga svenduto. Noi voteremo contro il parere e rivolgiamo un appello agli altri componenti del CCRUA affinché facciano lo stesso, respingendo al mittente questa richiesta e ponendo un freno immediato alla privatizzazione dei servizi essenziali. Gli atenei statali abruzzesi e la politica regionale si costituiscano a difesa dell’università pubblica come bene comune e non negoziabile. - UDU Teramo; UDU L’Aquila; 360Gradi Chieti-Pescara; PAS -

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