“Un Pennello per Ricominciare”, sold out per lo spettacolo a Teramo
Piccolo Teatro "Valerio Casadio" gremito per la performance musicoteatrale che ha saputo trasformare il dolore in arte
- La Redazione
TERAMO - Un teatro gremito, un pubblico partecipe e commosso, e un risultato che ha superato ogni aspettativa: “Un Pennello per Ricominciare”, performance musicoteatrale liberamente tratta dal testo di Annamaria D’Ostilio (Masciulli Edizioni), ha registrato il tutto esaurito, lasciando fuori sala numerosi spettatori.
Un successo che testimonia la forza di un progetto capace di andare oltre la rappresentazione teatrale per diventare esperienza emotiva, culturale e profondamente umana. Lo spettacolo si distingue per il suo approccio ispirato alla medicina narrativa, dove la malattia non è più soltanto un evento clinico ma una storia da ascoltare, comprendere e trasformare. In scena, la figura di Frida Kahlo rappresentata da 3 parti di sè, diventa simbolo universale: il trauma si trasforma in colore, il dolore in linguaggio, la fragilità in rinascita. Uno degli elementi più intensi della performance è la struttura narrativa che attraversa i tre stati della malattia, rendendo visibile il percorso interiore del paziente:
- Il caos: è il momento della frattura, della diagnosi, dell’irruzione del trauma che spezza la continuità della vita. È disorientamento, perdita, separazione dal “prima”.
- La restituzione (o resistenza): è la fase della lotta, in cui si impara a convivere con il dolore, a riconoscere le crepe e a restare in piedi nonostante tutto.
- L’appropriazione: è il tempo della trasformazione, in cui la malattia viene integrata nella propria identità e diventa, paradossalmente, fonte di senso e possibilità di rinascita.
Questa evoluzione prende forma scenica attraverso il dialogo tra due Frida — una immersa nel dolore fisico e una che osserva e narra — e attraverso la danza, che incarna la materia stessa della sofferenza fino alla sua liberazione. La musica originale di Nancy Fazzini accompagna e amplifica questo viaggio, dando voce a ciò che non può essere detto.
Pies, para qué los quiero si tengo alas pa' volar?
Un passaggio che racchiude l’essenza del progetto: la trasformazione del dolore in espressione, della ferita in possibilità. Il valore dell’opera è anche sociale e culturale: inserita nel contesto delle Medical Humanities, dimostra come il teatro possa essere uno strumento potente di inclusione, consapevolezza e benessere collettivo, restituendo voce al vissuto della malattia e creando empatia tra individuo e comunità. Musiche e testi di Nancy Fazzini, regia di Sara Palladini, danza di Ilenia Molinis. A breve sarà annunciato il calendario delle prossime date, per permettere ad un pubblico ancora più ampio di vivere un’esperienza che ha già lasciato un segno profondo.
Perché, come insegna Frida, ogni gesto creativo è una scelta: quella di ricominciare, ancora.