Tecnocall, Frullo lancia l’allarme: è solo la punta dell’iceberg

Per il presidente della Commissione Lavoro "a L’Aquila è a rischio un intero modello occupazionale”

- La Redazione

Tecnocall, Frullo lancia l’allarme: è solo la punta dell’iceberg

L'AQUILA - “Oggi parliamo dei 59 lavoratori Tecnocall, ma dietro questa vertenza c'è una questione enormemente più grande. Nel solo capoluogo aquilano lavorano nei call center circa 1.000 persone e nella provincia dell'Aquila gli addetti del settore arrivano a circa 2.500. La scadenza della commessa Hera a Tecnocall rischia quindi di essere soltanto la punta dell'iceberg di una trasformazione che può avere conseguenze pesantissime sull'occupazione del nostro territorio. Dobbiamo muoverci adesso, non quando avremo centinaia di posti di lavoro da difendere”. A lanciare l'allarme è il Presidente della Commissione Lavoro e capogruppo di Azione Fabio Frullo, intervenendo sulla vertenza Tecnocall e, più in generale, sulle conseguenze che l'intelligenza artificiale e l'automazione potrebbero determinare sul comparto dei contact center aquilani visto anche il calo delle lavorazioni.

“I numeri spiegano meglio di qualsiasi altra considerazione la dimensione del problema. I dati parlano di circa 1.000 occupati nei call center nella città dell'Aquila - spiega - definendo il settore uno dei principali bacini occupazionali cittadini. Ancora più significativo è il dato provinciale, nel luglio scorso i dati indicano in circa 2.500 gli addetti del settore nell'intera provincia dell'Aquila. Nel capoluogo, inoltre, il 60/70 per cento degli occupati è costituito da donne. Parliamo quindi di un settore che ha un peso economico e sociale enorme e che coinvolge direttamente migliaia di famiglie aquilane. È proprio alla luce di questi numeri che la vicenda Tecnocall assume un significato diverso. Non possiamo considerarla una vertenza isolata nata per una scadenza di commessa. È un campanello d'allarme che riguarda potenzialmente un intero sistema occupazionale costruito negli anni all'Aquila e nella sua provincia. L'intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nelle attività di customer care. Informazioni sulle bollette, richieste standard, verifica dello stato delle pratiche, FAQ, assistenza di primo livello e molte altre attività ripetitive possono essere progressivamente automatizzate. Questo non significa che i call center scompariranno domani mattina, ma significa che il modello tradizionale sul quale si è costruita una parte importante dell'occupazione aquilana sta cambiando profondamente”.

Secondo Frullo, sarebbe quindi un errore affrontare esclusivamente l'emergenza Tecnocall. “Sui 59 lavoratori Tecnocall la posizione deve essere chiarissima - afferma - dobbiamo fare tutto ciò che è possibile per salvaguardare quei posti di lavoro e mantenerli sul territorio. Occorre continuare il confronto con le aziende interessate e coinvolgere Regione Abruzzo e Governo nella ricerca di soluzioni concrete. Ma se ci limitassimo a questo avremmo affrontato soltanto la parte visibile del problema. Dietro 59 lavoratori ce ne sono circa 1.000 nel capoluogo e circa 2.500 nella provincia. È questo il dato che deve farci riflettere. Non possiamo aspettare la prossima Tecnocall. E poi quella successiva. Dobbiamo intervenire prima. La prima operazione deve essere una vera mappatura del comparto aquilano, dobbiamo sapere esattamente quanti sono gli occupati, dove lavorano, quali attività svolgono, quali commesse insistono sul territorio e soprattutto quali mansioni risultano maggiormente esposte all'automazione e all'intelligenza artificiale. Su questi dati dobbiamo costruire immediatamente un programma di formazione, riqualificazione e riconversione professionale. Non dobbiamo aspettare che un lavoratore perda il posto per pensare a come riqualificarlo”.

La prospettiva, secondo Frullo, deve essere quella di accompagnare progressivamente i lavoratori dalle attività più facilmente automatizzabili verso il customer care evoluto, il back office specialistico, la gestione documentale e amministrativa, l'assistenza multicanale, i servizi digitali, l'assistenza tecnica avanzata e tutte quelle attività nelle quali l'intelligenza artificiale può diventare uno strumento nelle mani del lavoratore anziché sostituirlo. "La risposta all'intelligenza artificiale non può essere cercare di fermare l'innovazione. Sarebbe impossibile e anche sbagliato. La risposta deve essere utilizzare l'innovazione per trasformare il lavoro e creare nuove professionalità. Dobbiamo, in sostanza, difendere il posto di lavoro anche quando sarà necessario trasformare la mansione. Serve quindi una vera strategia territoriale sul futuro di questo settore", aggiunge il presidente della III Commissione.

“La vicenda Tecnocall deve rappresentare un punto di svolta. Oggi sono 59 posti di lavoro che rischiano di essere persi per una scadenza di commessa al 31 marzo 2027. Ma il comparto conta circa 1.000 occupati nella città dell'Aquila e circa 2.500 nell'intera provincia. Numeri che non consentono di considerare quello che sta accadendo come una normale vertenza aziendale. Stiamo parlando di uno dei grandi bacini occupazionali del nostro territorio e di migliaia di famiglie. Per questo dico che Tecnocall è soltanto la punta dell'iceberg. Sotto la superficie c'è una trasformazione molto più grande che dobbiamo avere il coraggio di affrontare oggi. La politica può aspettare che arrivino le crisi aziendali e tentare ogni volta di salvare i posti di lavoro oppure può provare ad anticipare ciò che sta accadendo. Io penso che dobbiamo scegliere la seconda strada ovvero di salvare oggi i 59 lavoratori Tecnocall e, contemporaneamente, costruire oggi il lavoro che servirà domani ai circa 2.500 lavoratori del settore nella provincia dell'Aquila”, conclude Frullo.