Svolta Campli: documenti, dati e atti mai ricevuti
Mesi di richieste inevase, diffide, interventi del Difensore civico e perfino della Prefettura
- La Redazione
CAMPLI - In un Comune che ha avviato una procedura di predissesto e che si prepara ad assumere decisioni destinate a pesare per anni sui cittadini, ci si aspetterebbe una sola cosa: massima trasparenza.
A Campli sta accadendo l’opposto.
Da maggio i consiglieri comunali di minoranza chiedono documenti, dati e atti su alcune delle questioni più delicate per i conti dell’Ente. Alla data della diffida finale erano trascorsi 138 giorni dalla prima richiesta. Nel frattempo sono arrivate diffide formali, solleciti, interventi del Difensore civico e infine anche una richiesta della Prefettura di Teramo.
Eppure una parte rilevante della documentazione continua a non essere consegnata.
Non parliamo di dettagli secondari. Parliamo della composizione del debito tributario, dei fondi dell’USR Abruzzo, dei debiti verso fornitori, del personale, dei servizi a domanda individuale e di un intervento PNRR. Materie che diventano ancora più decisive proprio ora che il Comune deve affrontare il riequilibrio dei propri conti.
La domanda è semplice: perché questi documenti non vengono messi sul tavolo?
Se i conti sono chiari, si mostrino.
Se le procedure sono corrette, si consegnino gli atti.
Se non c’è nulla da temere, si smetta di costringere dei consiglieri comunali a inseguire per mesi documenti che servono semplicemente a svolgere il mandato per il quale sono stati eletti.
E c’è un caso che fotografa perfettamente questa situazione.
Nel rendiconto 2025 compare una voce relativa ai debiti tributari pari a 1.697.365,01 euro. Durante il Consiglio comunale del 14 agosto il Sindaco ha invece dichiarato oralmente che il Comune non avrebbe debiti tributari per circa 1,7 milioni di euro.
La minoranza ha chiesto qualcosa di elementare: vedere i documenti e capire come si forma quella cifra.
Lo stesso vale per i debiti verso fornitori, pari a oltre 11 milioni di euro nello stato patrimoniale. Anche qui è stata richiesta la documentazione analitica necessaria a comprendere la composizione della posta.
Il riscontro richiesto non è arrivato.
Ed è qui che la questione diventa politica prima ancora che amministrativa.
Non può esistere un piano di riequilibrio credibile senza trasparenza
Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini e contemporaneamente negare o ritardare l’accesso agli atti a chi quei cittadini rappresenta.
Non si può pretendere che il Consiglio voti consapevolmente mentre una parte dei documenti necessari per valutare la situazione finanziaria resta fuori dalla sua disponibilità.
E soprattutto non si può ridurre il diritto di accesso dei consiglieri a una lunga corsa a ostacoli fatta di PEC, diffide e solleciti.
Per questo la vicenda è stata portata all’attenzione di Prefettura, Difensore civico, Corte dei conti, Ministeri competenti e anche della Procura della Repubblica, affinché ciascuna istituzione possa valutare quanto sta accadendo nell’ambito delle proprie competenze.
Perché a questo punto il messaggio deve uscire dai confini di Campli.
Lo Stato deve sapere che, nel momento più delicato per i conti comunali, a Campli i documenti più importanti vengono ottenuti con enorme difficoltà o non vengono ottenuti affatto.
Sarà chi di competenza a stabilire se tutto questo sia soltanto inerzia amministrativa, cattiva organizzazione o se vi siano ulteriori profili da approfondire.
Ma politicamente una cosa è già evidente: quando un’Amministrazione è costretta per mesi a essere sollecitata per mostrare i propri atti, la trasparenza non è più una garanzia. Diventa un problema.
E finché quei documenti non saranno integralmente messi a disposizione, resterà una domanda che nessuna dichiarazione pubblica potrà cancellare:
Che cosa c'è di così difficile da far vedere?