Stipendi sotto la media, SI: fotografia impietosa della nostra regione

20mila euro l’anno, 4mila in meno della media italiana. Precari e terziario a basso costo tra le cause, aumento di povertà e fuga dei giovani gli effetti

- La Redazione

Stipendi sotto la media, SI: fotografia impietosa della nostra regione

PESCARA - “I bassi stipendi sono un problema di sostenibilità per le famiglie, strette tra il caro-vita e il caro-carburanti. Sono anche un disincentivo per i giovani, che infatti vanno via, e tornerebbero se in Italia e in Abruzzo lo stipendio lo permettesse”. Così Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana e Alex Giaccio, coordinatore regionale di UGS alla luce del report della Cgia di Mestre, che dà il termometro sugli stipendi degli abruzzesi. In Abruzzo lo stipendio medio annuo è infatti di 20mila euro, quattromila in meno della media nazionale.

"Gli abruzzesi guadagnano meno, il problema non è solo quanto si lavora: è quanto vale il lavoro, in questa regione. Infatti, condividendo l’analisi di Carmine Ranieri, segretario regionale della CGIL, siamo di fronte a un mercato del lavoro dove incidono più che altrove contratti precari e un terziario a basso costo che avanza - precisa Licheri -. Questi dati ci fanno ripiombare dentro una fotografia di venti anni fa, in cui l’Abruzzo era e torna oggi a essere parte di quel Mezzogiorno, di una questione meridionale in cui le disuguaglianze sono strutturali e da cui i giovani scappano”.

“I giovani, in fuga dall’Abruzzo e dall’Italia, tornerebbero se le condizioni stipendiali lo consentissero – aggiunge Giaccio -: lo conferma il Rapporto Cnel Giovani Expat, diffuso proprio in questi giorni. L’83% dei giovani italiani all'estero tornerebbe, infatti, solo con salari più alti, e le basse retribuzioni restano il primo motivo di partenza, davanti a burocrazia e clientelismo. Non è un caso isolato nazionale: è esattamente il meccanismo che l’Abruzzo vive in scala regionale, con quattromila euro in meno all’anno rispetto alla media italiana a fare da moltiplicatore”.

“E’ più urgente che mai rimettere al centro il potere d’acquisto e gli stipendi: come AVS a livello nazionale abbiamo infatti presentato la proposta di legge dello Sblocca Stipendi, per introdurre un adeguamento automatico annuale delle retribuzioni all’inflazione reale", dice ancora Licheri. "Chiediamo inoltre alla Giunta regionale di avviare un monitoraggio pubblico e periodico delle retribuzioni per età e settore in Abruzzo, per misurare l’impatto reale della precarietà salariale sulle scelte di vita dei giovani abruzzesi, attivando meccanismi incentivanti per l’occupazione giovanile”, aggiunge Giaccio.

“Questa fotografia impietosa della nostra regione arriva a ridosso di un mese dove si sommano altre stangate indirette sui bilanci familiari, con il rientro dei figli a scuola o all’università: materiali scolastici, affitti e trasporti”, concludono Licheri e Giaccio.