Sicurezza, serve un patto per Alba Adriatica

L'appello di Fratelli d'Italia a superare le contrapposizioni per costituire un Osservatorio permanente

- La Redazione

Sicurezza, serve un patto per Alba Adriatica

ALBA ADRIATICA - Quello che stiamo chiedendo oggi non nasce sull’onda degli ultimi episodi e non è una riflessione formulata con il senno di poi. Nel luglio del 2025 chiedevamo una strategia, una programmazione preventiva e un patto operativo tra Comuni, Prefettura, Questura, Regione e tutti i soggetti coinvolti nella gestione della movida.

Nel gennaio del 2026, quando c’era ancora tutto il tempo per preparare la stagione estiva, siamo tornati sul tema: rendere operativo l’Osservatorio sulla sicurezza e legalità, rafforzare i controlli sugli affitti brevi e sulla vendita di alcolici ai minori, coinvolgere famiglie, scuole, operatori turistici e associazioni. Non chiedevamo di rincorrere gli episodi. Chiedevamo di prevenirli.

La conferenza tenutasi al Gattopardo ha confermato quanto quelle richieste fossero fondate. Abbiamo ascoltato le ragioni della società che gestisce il locale, le testimonianze dei residenti e le diverse posizioni emerse. Riteniamo positivo che si parli di collaborazione e responsabilità condivisa. Ma abbiamo posto una domanda semplice: perché un confronto ampio e strutturato viene richiesto soltanto ad agosto inoltrato, quando le criticità sono già esplose?

Un confronto avviato ad agosto non è programmazione: è rincorsa. La movida, il turismo giovanile, la presenza di grandi locali e l’afflusso di migliaia di persone non sono fenomeni imprevedibili. Appartengono da anni alla realtà di Alba Adriatica e richiedono un piano predisposto prima dell’estate. Non ci interessa alimentare una disputa su chi debba essere indicato come unico responsabile. Una situazione così complessa non nasce da una sola causa e non può essere risolta da un solo soggetto. Gestori, istituzioni, amministrazioni, forze politiche, famiglie, esercenti e comunità cittadina: ciascuno, nel rispetto del proprio ruolo, è chiamato a fare la propria parte.

È arrivato il momento – ed è già tardi – di superare diatribe, contrapposizioni e colori politici. Il fenomeno, inoltre, non riguarda soltanto Alba Adriatica. I giovani si spostano da un Comune all’altro, così come il traffico, il consumo di alcol e le conseguenze sulla sicurezza e sulla quiete pubblica.

Per questo occorre rendere concreta la proposta di un vero Patto costiero tra Alba Adriatica, Tortoreto, Martinsicuro, Giulianova e gli altri Comuni interessati, con il coordinamento della Prefettura e il coinvolgimento della Questura e della Regione.
Misure isolate e differenti da un Comune all’altro rischiano soltanto di spostare il problema di qualche chilometro, senza risolverlo.

Prendiamo positivamente atto del percorso provinciale avviato dalla Prefettura e della prevista costituzione di una Cabina di regia in materia di sicurezza, movida, alcol e tutela dei giovani. L’assenza delle autorità invitate alla conferenza – e, in particolare, dell’Amministrazione comunale – non può però essere l’ultima parola. È certamente corretto che le strategie in materia di ordine e sicurezza pubblica vengano definite nelle sedi istituzionali competenti. Ma la scelta di non partecipare a quel confronto deve ora essere seguita da un’assunzione concreta di responsabilità: le sedi richiamate devono essere attivate tempestivamente, aperte a tutti gli interlocutori necessari e capaci di produrre decisioni operative.

Non chiediamo, quindi, la creazione dell’ennesimo organismo. Chiediamo che il percorso già avviato diventi permanente, operativo e realmente rappresentativo del territorio. Accanto alle istituzioni, alle Forze dell’Ordine e alle amministrazioni comunali devono trovare spazio:
● i gestori delle discoteche e dei locali di intrattenimento;
● i titolari degli esercizi che vendono o somministrano bevande alcoliche;
● le associazioni di categoria;
● i rappresentanti dei residenti;
● le famiglie, le scuole e le realtà che operano con i giovani.

Il fenomeno non nasce e non si esaurisce dentro le discoteche. Occorre affrontare anche la vendita di alcolici a basso costo e da asporto, gli acquisti effettuati prima dell’ingresso nei locali, il rispetto del divieto di vendita ai minorenni, gli affitti brevi e gli spostamenti notturni. Non per mettere indiscriminatamente sotto accusa intere categorie, ma perché chi opera sul territorio possiede conoscenze ed esperienze indispensabili per costruire soluzioni applicabili.

Anche l’esperienza dell’Osservatorio comunale sulla sicurezza e legalità deve servire da lezione. Nato dopo una lunga attesa, non è riuscito a produrre la programmazione necessaria ed è stato indebolito dalle dimissioni di diversi componenti. Non servono altre sigle o organismi di facciata. Serve un luogo autorevole che lavori durante tutto l’anno e produca impegni, scadenze e risultati verificabili.

Chiediamo infine che il percorso sia pubblico ogni volta che ciò sia compatibile con le esigenze di sicurezza e che, negli altri casi, venga comunque garantita una puntuale informazione alla cittadinanza. I cittadini devono conoscere i problemi individuati, le decisioni assunte, gli impegni di ciascun soggetto, i tempi di attuazione e i risultati raggiunti. Non chiedono uno scontro tra istituzioni, gestori e residenti. Non chiedono un colpevole da esibire. Chiedono chiarezza, prevenzione, trasparenza e soluzioni.

Lo chiedevamo nel 2025. Lo abbiamo ribadito nel gennaio 2026. Lo abbiamo ripetuto durante la conferenza. Lo chiediamo nuovamente oggi. Non per rivendicare di averlo detto prima, ma perché non sia necessario ripeterlo ancora nell’agosto del prossimo anno. Perché la sicurezza non ha confini comunali e non ha colore politico. Si programma e si costruisce insieme. - Rosita Schiavi Coordinatrice di Fratelli d’Italia Circolo di Alba Adriatica “Giovanni Pace” -