Senza consenso è stupro, no al ddl Bongiorno: mobilitazione a Teramo
Manifestazione diffusa di 700 associazioni e presìdi in oltre 100 piazze italiane in vista della manifestazione nazionale
2026-02-13T16:51:00+01:00 - La Redazione
Dagli organizzatori della manifestazione di domenica 15 febbraio, dalle ore 11.00 alle ore 12.00 in Piazza Martiri, nell'area vicino all’Olmo, riceviamo e pubblichiamo.
TERAMO - Le scelte legislative, culturali e simboliche che si stanno producendo negli ultimi anni in Italia incidono direttamente e negativamente sulla possibilità delle donne di essere credute, tutelate e libere. La proposta di modifica dell’art. 609bis del Codice penale – a firma della presidente Bongiorno – si colloca pienamente dentro questo quadro: interviene sul concetto di consenso e sul modo in cui viene valutata la violenza sessuale. Il rischio è che le donne tornino a essere costrette a dimostrare di aver resistito, di aver detto no.
Il 15 febbraio, data simbolica del trentennale della legge sulla violenza sessuale, ANPI Comitato provinciale Teramo, ARCI, Centro di cultura delle donne Hannah Arendt, Cittadinanza Attiva Teramo, CGIL Teramo, Comitato SeNonOraQuando? di Teramo, Comune di Teramo, Conferenza provinciale delle Donne Democratiche - Teramo; Coordinamento Belle Ciao - Teramo, Coordinamento donne Spi CGIL Teramo, aderiscono insieme ad oltre 700 associazioni femministe e transfemministe, alla manifestazione diffusa con mobilitazioni e presìdi in oltre 100 piazze italiane indetta da D.i.Re Donne in rete contro la violenza, lo stato di mobilitazione in preparazione della manifestazione nazionale che si svolgerà il prossimo 28 febbraio a Roma.
La Legge 15 febbraio 1996, n. 66, è stata una riforma che ha segnato una svolta storica nel nostro ordinamento giuridico, grazie alle battaglie delle donne la violenza sessuale non è più un reato contro la morale pubblica, ma un delitto contro la persona. È stato un cambiamento profondo, non solo giuridico, ma culturale. Con quella riforma lo Stato ha finalmente riconosciuto che il bene giuridico da proteggere è l’autodeterminazione della donna. Non la morale pubblica non il “buon costume”, ma la libertà individuale di scegliere se, quando e con chi vivere la propria sessualità.
Oggi, a trent’anni di distanza, il dibattito si è concentrato sull’opportunità di intervenire nuovamente sulla norma per chiarire in modo espresso, come stabilisce la Convenzione di Istanbul, che la condotta penalmente rilevante è quella priva di consenso approvata dalla Camera all'unanimità lo scorso novembre, introducendo in modo esplicito "il consenso libero e attuale" come elemento centrale per il reato di violenza sessuale. Una questione che non può essere ridotta ad un cambiamento di senso terminologico. Infatti, a gennaio scorso, la commissione Giustizia del Senato è tornata indietro adottando come testo base quello della presidente Giulia Bongiorno che cambia i termini del reato, non più «consenso libero e attuale» di una persona. Il ddl Bongiorno parla di “dissenso” con il rischio di spostare l’attenzione sulla reazione della vittima, quasi che la tutela dipenda dalla sua capacità di opporsi. Ma la riforma del 1996 aveva già superato questa impostazione: non è la persona offesa che deve dimostrare di aver resistito, è chi agisce che deve accertarsi della volontà libera dell’altro.
Rafforzare nella norma il principio del consenso libero e perdurante significa dare piena attuazione allo spirito della riforma del 1996 e ai valori costituzionali di libertà e dignità della persona. Per questo, tutte le persone e le organizzazioni interessate a contrastare l’approvazione del cosiddetto ddl Bongiorno sono invitate a partecipare alla mobilitazione.
(foto di archivio)