Seggi elettorali in centro, passano da 13 a 7 sezioni
Verini e Padovani: "Quale sarà il destino delle altre 6 sezioni? I residenti del centro non sono cittadini di serie B"
- La Redazione
L'AQUILA - “Dopo il terremoto erano 13 le sezioni del centro storico. Il Comune ha annunciato il ritorno di 7 seggi, ma ancora non ci sono certezze operative. Intanto chi vive in centro continua a pagare il prezzo di scelte che sembrano considerare i residenti come un ostacolo anziché come cittadini da tutelare”. Dopo il terremoto del 2009 i seggi elettorali del centro storico dell’Aquila furono trasferiti altrove, in una situazione che allora era determinata dall’inagibilità degli edifici e dall’emergenza. Ma quella situazione emergenziale non può diventare una condizione permanente. Nel centro storico erano presenti 13 sezioni elettorali, corrispondenti a un bacino di oltre 3.300 elettori iscritti, secondo i dati delle Europee 2024.
Nel maggio scorso la IV Commissione consiliare è tornata ad affrontare la questione. In quella sede l’Amministrazione ha annunciato la possibilità di riportare 7 sezioni nel centro storico, individuando nell’ex Asilo di viale Duca degli Abruzzi una possibile sede. Per le altre sei sezioni sarebbero state necessarie ulteriori verifiche.
Da allora, però, quali passi concreti sono stati compiuti? Sono trascorsi mesi dalla Commissione e i cittadini del centro storico non hanno ancora una risposta chiara e definitiva: alle prossime elezioni potranno finalmente votare vicino alle proprie abitazioni? Non basta annunciare che sette seggi “potrebbero” tornare in centro. Occorre dire se il trasferimento è stato formalizzato, quali saranno le sedi effettive, quando entreranno in funzione e quale sarà il destino delle altre sei sezioni. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione consiliare per chiedere conto all’Amministrazione di quanto è stato concretamente fatto dopo la Commissione.
Ma la questione dei seggi è soltanto l’ultimo esempio di una situazione più generale che riguarda la vita quotidiana di chi abita nel centro storico. A nostro giudizio, l’Amministrazione sta mantenendo nei confronti dei residenti del centro un atteggiamento che, nei suoi effetti concreti, appare vessatorio. Il centro viene sempre più trattato come uno spazio destinato prevalentemente alla fruizione serale e agli eventi, quasi fosse un luna park urbano, mentre troppo spesso sembra dimenticarsi che lì dentro vivono delle persone. Persone che in molti giorni dell’anno sono costrette a convivere con schiamazzi, rumori, affollamento e disordini legati alla movida; persone che devono fare i conti con una disponibilità di parcheggi per residenti che non riteniamo adeguata; persone che vedono progressivamente ridursi o allontanarsi i servizi di prossimità.
E poi ci sono le cose più elementari. Nel centro storico non ci sono scuole. Non ci sono sufficienti servizi di quartiere. Non ci sono adeguate condizioni di mobilità e parcheggio per chi ci vive. E, ancora oggi, non ci sono nemmeno i seggi elettorali che per decenni hanno consentito ai residenti di votare sotto casa o comunque nelle immediate vicinanze.
È una situazione che merita una riflessione politica seria. Una città non può essere ricostruita soltanto nelle sue pietre. Deve essere ricostruita nella sua capacità di essere abitata. E abitare il centro storico non può significare accettare che le proprie esigenze vengano dopo quelle di chi lo frequenta soltanto per una serata, per un evento o per la movida. I residenti non chiedono privilegi. Chiedono parcheggi, servizi, scuole, sicurezza, rispetto della quiete e anche la cosa più semplice di tutte: poter andare a votare vicino a casa propria.
Non chiediamo dunque un trattamento speciale per chi vive in centro. Chiediamo semplicemente che chi ha scelto di vivere nel cuore della città abbia gli stessi diritti e gli stessi servizi degli altri cittadini dell’Aquila. Il Comune deve quindi uscire dalla logica degli annunci e fornire finalmente date, sedi e certezze sul ripristino dei seggi. Il terremoto ha tolto i seggi dal centro. Diciassette anni dopo, non può essere l’Amministrazione a lasciarli fuori. - I consiglieri comunali Enrico Verini e Gianni Padovani -