Se si ferma la De Benedictis, perde tutta la comunità di Teramo

L'intervento di Manola Di Pasquale

- La Redazione

Se si ferma la De Benedictis, perde tutta la comunità di Teramo

TERAMO - Se si ferma la De Benedictis, perde tutta la comunità
Le immagini dei lavoratori della Casa di Riposo De Benedictis di Teramo, in attesa di sapere se e quando riceveranno il proprio stipendio, rappresentano una delle pagine più amare che il nostro territorio sia costretto a vivere.
Dietro quei lavoratori ci sono famiglie, mutui, figli da mantenere, bollette da pagare. Ma soprattutto ci sono donne.
 Donne che ogni giorno assistono anziani non autosufficienti, che garantiscono cura, assistenza, igiene, ascolto e dignità a persone fragili. Donne che svolgono uno dei lavori socialmente più importanti e spesso meno riconosciuti. Oggi sono loro a pagare il prezzo di una crisi gestionale che si trascina da anni e che continua a produrre incertezza e sofferenza. Secondo le organizzazioni sindacali, il blocco dei conti dell’ASP 1 ha messo a rischio il pagamento degli stipendi di circa 200-250 lavoratori delle strutture assistenziali del territorio.
 Ma la questione non riguarda soltanto i lavoratori.
 Quando entra in crisi una casa di riposo pubblica, quando viene meno la serenità di chi presta assistenza, quando si indebolisce un presidio fondamentale del welfare territoriale, le conseguenze ricadono sull’intera collettività.
 Perché la cura degli anziani non scompare. Si sposta.
 E troppo spesso si sposta sulle famiglie e, all’interno delle famiglie, sulle donne.
 Sono ancora le figlie, le mogli, le sorelle, le nuore a farsi carico dell’assistenza quotidiana quando il sistema pubblico non riesce a garantire servizi adeguati. È il volto nascosto della disuguaglianza di genere: ogni arretramento del welfare produce un aumento del lavoro di cura non retribuito che grava quasi esclusivamente sulle donne.
 Per questo la vicenda della De Benedictis non può essere considerata una semplice vertenza sindacale.
 È una questione che riguarda il diritto al lavoro, la dignità degli anziani, la tenuta del sistema socio-assistenziale e le politiche di parità.
 Da anni l’ASP di Teramo vive una situazione di difficoltà economica, debitoria e amministrativa che ha portato a commissariamenti, contenziosi e continue emergenze. Una condizione che molti avevano previsto già al momento della riforma delle IPAB e degli accorpamenti provinciali, quando vennero evidenziati i rischi di strutture troppo grandi, troppo centralizzate e prive di adeguati strumenti di sostenibilità economica.
 Oggi non servono scaricabarile istituzionali.
 Serve una scelta politica chiara.
 La Regione Abruzzo deve assumere come priorità assoluta il salvataggio e il rilancio dei servizi assistenziali pubblici, garantendo continuità occupazionale, regolarità negli stipendi e sicurezza per gli utenti e le loro famiglie.
 Perché una comunità che non tutela chi cura e chi viene curato è una comunità che rinuncia a una parte fondamentale della propria civiltà.
 E perché dietro ogni stipendio non pagato non c’è soltanto un lavoratore in difficoltà.
C’è un anziano che rischia di perdere un servizio essenziale.
C’è una famiglia lasciata sola.
C’è una donna costretta, ancora una volta, a colmare con il proprio sacrificio le carenze della politica.

 

Manola Di Pasquale