Scuola, Abruzzo in caduta libera: nel prossimo anno 3.800 iscritti in meno

Teramo ne perde 840: Chieti 1.400, Pescara 1.300 e L'Aquila 280. I dati diffusi dalla CISL

- Walter Cori

Scuola, Abruzzo in caduta libera: nel prossimo anno 3.800 iscritti in meno

PESCARA - Ancora un anno nero per la scuola abruzzese.

I dati sulle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027, diffusi ieri dall’Ufficio Scolastico Regionale, certificano una perdita di circa 3.800 studenti rispetto all’anno precedente. Un calo che non è più episodico, ma strutturale e profondamente legato alla crisi demografica e sociale del territorio.
A registrare le flessioni più pesanti è la provincia di Chieti (-1.400 iscritti), seguita da Pescara (-1.300) e Teramo (-840). Più contenuto il calo a L’Aquila (-280), che evidenzia però un dato in controtendenza nella scuola secondaria di secondo grado (+205 studenti).
Il segnale più allarmante arriva dai primi segmenti del sistema scolastico: scuola dell’infanzia e primaria perdono, in un solo anno, oltre 2.500 bambini. Un dato che anticipa effetti a catena su tutto il sistema educativo nei prossimi anni. Non si tratta solo di numeri, ma della fotografia di un territorio che si sta svuotando: meno nascite, famiglie che emigrano, minore attrattività. Una dinamica che rischia di compromettere il futuro culturale, sociale ed economico dell’intera regione.
In questo contesto fortemente critico, va evidenziato come per l’anno in corso si sia riusciti a contenere almeno in parte i tagli agli organici anche grazie a una forte e responsabile azione sindacale. Determinante ad esempio, la proclamazione dello stato di agitazione rispetto alla riforma degli Istituti Tecnici da parte della CISL Scuola che ha aperto un confronto concreto con l’Amministrazione.  In particolare, l’impegno della CISL Scuola ha evitato che la riforma si traducesse in una riduzione penalizzante degli organici. Dal confronto è emersa la disponibilità dell’Amministrazione a prevedere la costituzione di cattedre interne anche con orario inferiore alle 18 ore, una misura fondamentale per la tutela della titolarità dei docenti e per garantire la continuità didattica agli studenti. Nel complesso sono 28 i posti in meno nella nostra regione: 9 a Chieti, 6 a L’Aquila, 5 a Pescara, 8 a Teramo.
Rimane però una criticità evidente: mentre gli studenti diminuiscono, cresce il fabbisogno di sostegno. I posti aumentano, ma oltre il 50% dei docenti resta precario e l’incremento dell’organico di diritto in Abruzzo si limita a sole tre unità. Una situazione che conferma la fragilità strutturale del sistema. Senza un’inversione di rotta, il rischio è concreto: riduzione delle classi, accorpamenti, chiusura di plessi, soprattutto nelle aree interne, con un conseguente e ulteriore spopolamento del territorio.
«La scuola è il primo presidio di comunità e il primo indicatore della vitalità di un territorio – dichiara Elisabetta Merico, segretaria generale della CISL Scuola Abruzzo Molise –. Quando le aule si svuotano, non si riducono soltanto i numeri: si indebolisce la prospettiva di sviluppo di un’intera regione. Per questo è necessario agire subito, con politiche strutturali a sostegno delle famiglie, del lavoro, dei servizi educativi, del welfare e delle infrastrutture».
Il tempo delle analisi è finito. Senza azioni concrete, il calo degli studenti diventerà irreversibile e il silenzio delle aule vuote sarà il segno più evidente del declino di un’intera regione - Elisabetta Merico, Segretaria Generale CISL SCUOLA AbruzzoMolise -