Sanità, solo promesse clamorosamente disattese in Abruzzo
Stefania Di Padova: "In Puglia ad esempio si viaggia esattamente in maniera opposta"
– Walter Cori
TERAMO - La sanità pubblica è uno dei pilastri fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto alla salute deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni territoriali e senza costringere i cittadini a scegliere tra curarsi o rinunciare.
Eppure, oggi più che mai, questo principio viene rispettato in alcune Regioni e clamorosamente disatteso in altre.
In Puglia, la buona politica dimostra che governare significa assumersi responsabilità e dare risposte concrete. Il primo atto del nuovo Presidente di Regione va esattamente in questa direzione: affrontare il problema delle liste d’attesa con un provvedimento immediato, ricontattando migliaia di cittadini e garantendo in poche settimane visite e accertamenti che aspettavano da mesi.
Un segnale chiaro: la sanità deve essere vicina ai cittadini, accessibile, pubblica e realmente universale. Non annunci, ma fatti.
In Abruzzo, e in particolare nel teramano, la situazione è drammaticamente opposta.
Liste d’attesa interminabili costringono sempre più persone a rivolgersi al privato, a emigrare fuori regione o, peggio, a rinunciare alle cure. Un sistema che scarica sui cittadini il peso dell’inefficienza e dell’incapacità politica.
Da anni si susseguono promesse mai mantenute:
– il nuovo ospedale di Teramo, annunciato e mai realizzato;
– il mutuo sbandierato come soluzione definitiva e poi scomparso nel silenzio;
– il potenziamento della medicina territoriale rimasto solo sulla carta;
– l’assenza totale di scelte sul DEA di secondo livello, che la Giunta regionale avrebbe dovuto definire già nel 2023.
A tutto questo si aggiunge una situazione sempre più grave negli ospedali del territorio: reparti a rischio declassamento, carenze di personale, pronto soccorso in affanno, autonomie messe in discussione. Una bocciatura dell’atto aziendale che colpisce solo Teramo e che rappresenta un atto politico grave, non una semplice questione burocratica.
Mentre la sanità affonda, la Regione Abruzzo aumenta le tasse e opera tagli su settori fondamentali, tentando di coprire un disavanzo milionario frutto di anni di cattiva gestione. A pagare, ancora una volta, sono i cittadini.
Questo non è accettabile.
La salute non può diventare merce di scambio politico, né può essere sacrificata sull’altare dell’immobilismo e delle promesse vuote.
Il confronto tra Puglia e Abruzzo dimostra una verità semplice: la buona politica esiste. È quella che mette al centro le persone, che interviene subito, che considera la sanità un diritto e non un costo.
È esattamente ciò che oggi manca alla Regione Abruzzo.
Il Teramano non può più aspettare. Servono risposte chiare, scelte coraggiose e tempi certi. Ogni giorno di ritardo è un diritto negato, una cura rimandata, una vita messa a rischio.
Noi diciamo basta.
La sanità pubblica va difesa, rafforzata e resa davvero uguale per tutti.
Come prevede la Costituzione. Come i cittadini meritano.
Stefania Di Padova
Vice Sindaco
Comune di Teramo