Sanità, quella teramana è al capolinea per il PD Val Vibrata
"La bocciatura definitiva dell’Atto Aziendale della ASL di Teramo è l'apice di una situazione non più sostenibile"
- La Redazione
VAL VIBRATA - Si consuma l’ennesimo capitolo del declino della sanità pubblica nella provincia di Teramo.
La bocciatura definitiva dell’Atto Aziendale della ASL di Teramo da parte della Regione Abruzzo rappresenta la conferma di un disegno politico preciso: ridurre progressivamente l’offerta sanitaria sul territorio, colpendo in modo particolare la Val Vibrata.
I fatti smentiscono clamorosamente mesi di dichiarazioni rassicuranti da parte degli esponenti del centrodestra teramano, che avevano liquidato come “allarmismi infondati” le denunce provenienti dai comitati civici e dal centrosinistra.
Oggi emerge una verità ben diversa.
L’ospedale di Sant’Omero, presidio sanitario fondamentale in un’area di confine, viene progressivamente svuotato: la Chirurgia Generale e l’Ostetricia perdono la qualifica di Unità Operativa Complessa, venendo declassate a strutture semplici.
Una scelta che comporta minore autonomia, meno risorse e il rischio concreto di una fuga di professionisti e pazienti verso altre regioni, alimentando una mobilità passiva che pesa gravemente sui conti pubblici.
Non va meglio nel capoluogo: il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale Mazzini viene ridimensionato nonostante gli importanti risultati raggiunti negli anni.
Appaiono oggi del tutto infondate le promesse fatte tra gennaio e febbraio 2026 da autorevoli esponenti della maggioranza regionale, che garantivano un percorso “senza sorprese” e l’assenza di tagli.
La realtà racconta invece di una provincia virtuosa sul piano economico, trasformata in vittima sacrificale per compensare inefficienze e disavanzi maturati altrove.
Nel frattempo, mentre i presidi pubblici soffrono carenze croniche di personale nei Pronto Soccorso e liste d’attesa sempre più lunghe, la Giunta Marsilio favorisce di fatto il rafforzamento della sanità privata.
L’aumento dei tetti di spesa per le prestazioni acquistate da soggetti accreditati nel 2026 segna un trasferimento sistematico di risorse pubbliche verso le strutture private.
Si delinea così una privatizzazione strisciante: si riduce l’offerta pubblica per spingere i cittadini verso soluzioni a pagamento o verso operatori privati, che occupano gli spazi lasciati vuoti dal sistema sanitario pubblico.
Il richiamo al “Piano Operativo 2026-2028” imposto dal Ministero appare come un alibi, utile a mascherare una programmazione inefficace che preferisce tagliare i servizi anziché eliminare gli sprechi.
Con un disavanzo di 84 milioni di euro, la Regione Abruzzo continua a imporre una pressione fiscale tra le più alte d’Italia, senza garantire adeguatamente i Livelli Essenziali di Assistenza.
Di fronte a questo scenario, il territorio non resterà in silenzio. I Circoli del Partito Democratico della Val Vibrata denunciano il fallimento delle promesse elettorali del centrodestra e chiedono una risposta forte e unitaria.
I segretari dei circoli della vallata sollecitano la convocazione di un consiglio dell’Unione dei Comuni aperto alla cittadinanza e un’azione determinata da parte del comitato ristretto dei sindaci.
Per mesi si è tentato di attribuire le responsabilità dello smantellamento delle UOC alla precedente dirigenza dell’Agenzia sanitaria regionale.
Si sosteneva che con il cambio ai vertici tutto sarebbe migliorato.
Oggi con la nomina di Brucchi, invece, anche dalle indiscrezioni di stampa, emerge una realtà diversa: le criticità affondano le radici nelle scelte politiche, a partire dalla legge di riordino del dicembre 2023, approvata con il voto favorevole della maggioranza di centrodestra, compresi i Consiglieri D’Annuntiis e Di Matteo eletti in Val Vibrata.
Anni di promesse disattese e di narrazioni contraddittorie hanno prodotto un sistema sanitario sempre più costoso e sempre meno efficiente.
Per questo invitiamo cittadini, sindaci e forze sociali a una mobilitazione permanente. Non accetteremo che il diritto alla salute venga sacrificato per logiche di bilancio o interessi di parte.
La sanità pubblica è un diritto costituzionale, non una merce. - Il Coordinamento PD Val Vibrata -