Sanità, D'Alfonso: Di Giosia non passa l’esame di riparazione

L'atto aziendale non quadra, non risana, non rispetta i parametri dell’Agenzia regionale sanitaria. Porteremo il punto all'attenzione del Governo

2026-02-13T15:41:00+01:00 - La Redazione

Sanità, D'Alfonso: Di Giosia non passa l’esame di riparazione

PESCARA - Anche l’Abruzzo ha il suo Caligola, il teatrale imperatore romano che quando veniva contraddetto si dilettava in sfuriate leggendarie pur di imporre la propria visione. Il manager della Asl teramana Maurizio Di Giosia ieri ha infiammato la seduta della Commissione Vigilanza con un’arringa degna del miglior San Carlo, senza però convincere né vincere: il suo atto aziendale non quadra, non risana, non rispetta i parametri dell’Agenzia regionale sanitaria, non passa l’esame di riparazione, rispecchiando in sostanza lo stato di impoverimento politico e amministrativo di tutta la sanità regionale. Ed è inutile agitarsi, sbraitare, menare le braccia in aria, affannarsi a difendere ciò che le carte non riescono a giustificare.

Mi propongo di leggere con attenzione i verbali della Commissione così come l’atto aziendale della Asl teramana per approfondire le differenti posizioni. Da un lato il manager Di Giosia che all’improvviso ha trovato la ricetta per abbattere la mobilità passiva della Asl teramana: riversare l’utenza evidentemente in eccesso dell’Ospedale di Teramo sul nosocomio di Sant’Omero che sembra aver assorbito professionalità mediche tante e tali di assoluta eccellenza che gli hanno permesso di divenire polo chirurgico di riferimento, tanto da pretendere il riconoscimento di Unità Operativa Complessa.

Se le carte attestano e certificano la veridicità di tale affermazione, mi chiedo perché il Dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, con i vecchi e nuovi direttori che vanno e vengono, non abbia traslato e adottato tale modello anche per le altre Aziende sanitarie regionali, che al contrario continuano ad accentrare tutta la chirurgia sugli Ospedali hub, come Pescara e Chieti, penalizzando le sale operatorie degli ospedali di provincia, come Penne o Popoli, dove, in assenza della rianimazione, non si possono più eseguire interventi complessi, ma esclusivamente le attività in day surgery o day hospital.

Ritengo che, al di là delle caligolate e delle prese di posizione alla Marchese del Grillo, il manager Di Giosia, così come l’assessorato regionale alla sanità, dovrebbero rispondere a una serie di domande:

1. A fronte di un parere così perentoriamente negativo del Direttore dell’ASR Pierluigi Cosenza, quali attività intende porre in essere il manager Di Giosia per superare l’impasse? Pensa di presentare un nuovo atto aziendale che rientri nei parametri dell’Agenzia sanitaria, come suggerito dal Direttore Cosenza, o chiederà l’aiuto della politica dell’amichettismo per affermare il proprio punto di vista?

2. C’è una dicotomia ormai insanabile tra i piani aziendali delle Asl abruzzesi, a partire da quella di Teramo e di Pescara, e le risultanze dell’Agenzia sanitaria, alla quale spetta il controllo e la verifica degli atti. A fronte di tale frattura, la Regione inizierà ad approfondire le carte, o pensa di risolvere tali scollamenti continuando a sostituire le persone, ieri la Grimaldi al Dipartimento, presto Cosenza (il cui incarico già nei giorni scorsi è stato dato come prossimo alla scadenza)?

3. È francamente pensabile che il piccolo ospedale di Sant’Omero abbia abbattuto la mobilità passiva generando addirittura un risparmio sui costi per 4 milioni di euro? Ma se così fosse realmente, com’è possibile che il Direttore Cosenza abbia avuto una tale svista da non accorgersi di quell’effetto miracoloso?

4. Pare evidente che oggi tra i piani alti della Sanità regionale si respiri un’aria sempre più pesante e si stia vivendo un clima di grande tensione, che è inevitabile quando una coperta che sembrava infinita si è trasformata in uno strapuntino striminzito su cui pende un debito di 130 milioni di euro, che obbliga a stringere, a tagliare, a non dare servizi ai cittadini. È altrettanto chiaro che la responsabilità di tale condizione emotiva dipenda da una politica che in costante campagna elettorale ha allargato le maglie senza esercitare alcuna forma di controllo. E allora chiedo quale sia il confine e l’argine a tutto questo? Come si pensa di rispettare gli aut-aut di Roma senza riportare la sanità abruzzese al dopoguerra quando si vendeva il cappotto buono per ritirare un’aspirina?

Allo stato attuale l’unico antidoto rumoroso al silenzio dell’assessorato alla Sanità è rappresentato dalla Commissione Vigilanza che bene fa a convocare al Tavolo i manager aziendali per imporre confronti diretti con il Direttore Cosenza, sempre più solo nel mantenere la barra del rigore dritta, fintanto che la politica glielo permetterà prima di dimissionarlo. Verificheremo le condizioni per portare il punto all’attenzione del Governo. - On. Luciano D’Alfonso -