Rossi e Scoccia: "La sinistra deride le tradizioni abruzzesi"

Le firmatarie della proposta di legge sul ballo tradizionale: "Identità, cultura e borghi non sono temi minori"

- La Redazione

Rossi e Scoccia: "La sinistra deride le tradizioni abruzzesi"

TERAMO - “Da anni ascoltiamo sempre la stessa narrazione da parte della sinistra e del Movimento 5 Stelle: ogni volta che si parla di identità, cultura popolare, tradizioni o valorizzazione del territorio, parte immediatamente la polemica ideologica di chi prova a far passare queste iniziative come inutili o addirittura offensive rispetto ai problemi reali dei cittadini. È una visione vecchia, superficiale e profondamente sbagliata”.

Lo dichiarano Marianna Scoccia e Marilena Rossi, firmatarie della proposta di legge sul ballo tradizionale abruzzese.

“Il tentativo di mettere in contrapposizione sanità, trasporti, lavoro e servizi con la tutela delle tradizioni popolari è semplicemente ridicolo. Come se una Regione dovesse scegliere tra affrontare le emergenze e difendere la propria identità culturale. Come se valorizzare il saltarello, le feste popolari, la musica tradizionale e le radici dei nostri paesi significasse ignorare le difficoltà delle famiglie abruzzesi. È un ragionamento che offende l’intelligenza dei cittadini”.

“La verità è che certa sinistra continua ad avere un atteggiamento quasi di fastidio verso tutto ciò che richiama l’identità dei territori. Per loro le tradizioni popolari sono folklore da deridere, qualcosa di marginale, mentre per noi rappresentano memoria collettiva, senso di appartenenza, aggregazione sociale e anche opportunità concrete di sviluppo turistico e culturale, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli borghi che troppo spesso vengono ricordati solo durante le campagne elettorali”.

“Difendere il patrimonio immateriale dell’Abruzzo non significa distrarsi dai problemi reali. Significa avere rispetto per la nostra storia e per le comunità che ogni giorno tengono vive tradizioni tramandate da generazioni. Significa credere che un territorio cresca anche attraverso la valorizzazione della propria identità e non cancellando ciò che lo rende unico”.

“Chi oggi ironizza su questa proposta probabilmente è lo stesso che poi si riempie la bocca parlando di spopolamento, perdita delle radici e crisi dei borghi. La verità è che senza cultura, senza identità e senza orgoglio delle proprie tradizioni, un territorio perde anima e futuro”.

“Noi continueremo a lavorare con serietà sui temi della sanità, delle infrastrutture, del lavoro e dei servizi, ma senza mai accettare l’idea che l’Abruzzo debba vergognarsi delle proprie tradizioni per apparire moderno. La nostra terra merita rispetto, non sarcasmo ideologico”.