Roseto, Forza Italia: "Il centrodestra non ha deciso insieme"

"Con Lega e UDC andiamo avanti, il percorso elettorale resta aperto" dichiara Urbini

- La Redazione

Roseto, Forza Italia: "Il centrodestra non ha deciso insieme"

ROSETO DEGLI ABRUZZI - Quanto sta accadendo a Roseto degli Abruzzi non nasce oggi e non può essere raccontato come il semplice esito di un confronto dell’ultima ora tra partiti che non sono riusciti a trovare un accordo. La vicenda dura da circa due anni e ora è arrivato il momento che la città conosca fino in fondo come si è arrivati a questo punto e che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte.

Per due anni il confronto sulla candidatura a Sindaco del centrodestra è stato condizionato dalla candidatura di Vanessa Quaranta, inizialmente maturata nell’ambito di una collaborazione politica e diventata progressivamente sempre più insistente e politicamente definita dopo le elezioni regionali del 10 marzo 2024. Fratelli d’Italia oggi richiama, a sostegno di quella scelta, i cinque anni di opposizione e le battaglie comuni condotte su numerosi temi della città, comprese iniziative e ricorsi amministrativi. È un percorso politico che va rispettato, ma che non può diventare automaticamente la ragione per escludere dal processo decisionale gli altri partiti del centrodestra. Forza Italia non era presente in Consiglio comunale, ma era ed è parte integrante del centrodestra, così come la Lega e l’UDC, e proprio per questo un’esperienza maturata nell’opposizione avrebbe potuto rappresentare una base per costruire un percorso più ampio, coinvolgendo l’intera coalizione e non soltanto alcune realtà civiche; i partner naturali di cdx sono stati deliberatamente esclusi dalla collaborazione. Forza Italia ha svolto in solitaria la sua opposizione.

La collaborazione politica su singole battaglie è una cosa; trasformarla successivamente nel fondamento di una candidatura già definita è un’altra. La successione dei fatti merita di essere ricordata anche per questo: la candidatura di Vanessa Quaranta ha assunto una connotazione politica sempre più netta dopo le elezioni regionali, mentre il tavolo del centrodestra è stato convocato soltanto successivamente, quando quella candidatura era ormai diventata il riferimento attorno al quale si chiedeva agli altri partiti di costruire la propria convergenza.

Non sta a noi attribuire accordi o retroscena che non sono stati pubblicamente dichiarati, ma la sequenza politica dei fatti è sotto gli occhi di tutti e spiega perché, quando il tavolo è stato finalmente convocato, il confronto non sia partito da una pagina bianca. Ci saremmo aspettati che il tavolo fosse il luogo nel quale confrontare realmente candidature, esperienze, disponibilità e programmi, per arrivare insieme alla scelta del candidato Sindaco.

È accaduto invece che, mentre agli altri partiti veniva continuamente chiesto di «fare un nome», il nome già individuato continuasse a rimanere sostanzialmente fuori discussione. Questa contraddizione ha avuto conseguenze concrete: Forza Italia, Lega e UDC hanno verificato la disponibilità di persone che avrebbero potuto mettere a disposizione della coalizione esperienza, credibilità e consenso, ma quelle persone chiedevano innanzitutto la garanzia di avere alle proprie spalle il centrodestra unito. Quella garanzia non poteva essere data, perché da tempo era evidente che una candidatura diversa da quella già individuata avrebbe rimesso in discussione l’unità della coalizione.

Non si può chiedere a una persona di mettere il proprio nome e la propria credibilità al servizio di una competizione elettorale quando non si è in grado di garantirle il sostegno dell’intera coalizione, e non si può contemporaneamente continuare a chiedere agli altri di proporre un candidato quando le condizioni politiche rendono concretamente impossibile a quel candidato diventare il candidato di un centrodestra unito. Obiettare che gli alleati conoscevano da tempo la “direzione” verso la quale si stava andando non può essere utilizzata come giustificazione. Forza Italia, Lega e UDC hanno lottato all’interno del tavolo di cdx proprio perche quella direzione fosse cambiata cercando fino all’ultimo di riportare il confronto alla ragione, ricomporre le posizioni e impedire che una questione di candidatura diventasse una frattura politica.

Abbiamo cercato il confronto quando sarebbe stato più semplice rompere, abbiamo insistito sul dialogo quando il clima era rovente e abbiamo continuato a difendere l’unità del centrodestra anche quando questo ha significato subire attacchi personali, parole offensive e una progressiva delegittimazione del ruolo di chi sedeva al tavolo. Il confronto politico, invece di essere mantenuto sul piano della discussione tra alleati, è arrivato progressivamente ad un punto nel quale il tavolo è stato ridotto a brandelli, fino a rendere quasi impossibile quella sintesi che avrebbe dovuto rappresentarne la ragione stessa.

Forza Italia non ha mai sostenuto che il centrodestra dovesse chiudersi. Al contrario, Forza Italia, Lega e UDC hanno condiviso la necessità di un allargamento alle realtà civiche e sono sempre stati favorevoli al coinvolgimento di tutte le forze disponibili a costruire un’alternativa per Roseto. Ma allargare il centrodestra è una cosa; rinunciare al ruolo politico del centrodestra è un’altra. Quando il centrodestra si allarga, le realtà civiche entrano in un progetto politico più ampio nel quale il centrodestra mantiene la propria identità, la propria autonomia e la capacità di determinare le scelte fondamentali della coalizione. Non può accadere il contrario ossia che una parte del centrodestra finisca per aderire ad un progetto già costruito dalle civiche e ad una candidatura già individuata fuori dal percorso unitario della coalizione, chiamando poi questa operazione «allargamento del centrodestra».

Quello che sabato è stato presentato pubblicamente alla città ha mostrato proprio questo: da UNA PARTE SIAMO ROSETO E LE REALTÀ CIVICHE CHE HANNO COSTRUITO IL PROGETTO, DALL’ALTRA FRATELLI D’ITALIA E NOI MODERATI CHE - svalutando il CDX - HANNO SCELTO DI SOSTENERLO CORRENDO COME PORTATORI D’ACQUA, mentre Forza Italia, Lega e UDC hanno scelto di non aderire a quella soluzione e di continuare a lavorare insieme.

Il centrodestra avrebbe dovuto rafforzare la propria identità, la propria autonomia e la propria capacità di proposta; una parte di esso ha invece scelto di entrare in un progetto costruito fuori dal percorso unitario della coalizione. Se fosse stata una questione personale, Forza Italia avrebbe scelto la strada più semplice: adeguarsi. Non lo abbiamo fatto. E non accettiamo la ricostruzione secondo cui sarebbero stati Forza Italia, Lega e UDC a dividere il centrodestra. Non divide chi chiede di decidere insieme. Divide chi sostituisce il confronto con il fatto compiuto. L’unità si costruisce prima della scelta, non si pretende dopo, chiedendo agli altri di aderire ad una decisione già presa.

Per un periodo la candidatura di Francesco Di Giuseppe è stato il punto di sintesi capace di ricomporre il centrodestra e consentire successivamente un allargamento alle realtà civiche. Era una strada possibile sulla quale costruire un progetto unitario. Quella strada non è stata percorsa fino in fondo e, dopo due anni di confronto, siamo tornati sostanzialmente al punto di partenza: una candidatura già individuata e un centrodestra nuovamente diviso. Questa è una responsabilità politica che non può essere scaricata su chi ha cercato di tenere aperto il confronto. Abbiamo difeso l’unità del centrodestra anche quando farlo significava subire attacchi personali e offese, perché ritenevamo e riteniamo che l’interesse della città venga prima delle ambizioni dei singoli.
Oggi, però, il tempo delle ricostruzioni interessate è finito. La città deve conoscere i fatti e ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. Forza Italia non intende alimentare una guerra personale e non vuole trasformare questa vicenda in una polemica permanente, ma non accetterà che venga riscritta la storia di questi due anni o che le responsabilità vengano scaricate su chi ha cercato fino all’ultimo di tenere unito il centrodestra.

Il centrodestra che governa il Paese e la Regione Abruzzo dovrebbe avere l’orgoglio politico di presentarsi a Roseto come una forza capace di costruire la propria proposta e, proprio a partire dalla propria identità, aprirsi alla città e alle realtà civiche. Il centrodestra non è una somma occasionale di liste e candidature: è una storia politica che Forza Italia rivendica con orgoglio. Se questa dinamica diventasse un metodo, non sarebbe più soltanto una vicenda locale, ma un problema politico per il centrodestra perchè quello di Roseto è solo l’ultimo dei “tavoli rotti”.

Forza Italia, insieme alla Lega e all’UDC, cioè quel che resta del centrodestra, continuerà a lavorare per il bene di Roseto, con responsabilità e senza preclusioni. Il percorso elettorale resta aperto e nessuna decisione definitiva è stata assunta: le valutazioni saranno compiute nei tempi e nei modi opportuni, nell’interesse della città e senza automatismi. Il centrodestra può dialogare con tutti, può coinvolgere le realtà civiche e può costruire alleanze ampie, ma non può farlo al prezzo della propria identità e della propria autonomia. Può aprire le proprie porte a tutti, ma non può consegnare ad altri le chiavi di casa propria; questo è ciò che è avvenuto, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.
Ma, da oggi, penseremo ai temi d’interesse per i cittadini ed ai programmi; a loro l’ultima parola.

FORZA ITALIA
Sezione di Roseto degli Abruzzi
La coordinatrice
Maristella Urbini