Risonanza a Pescara nel '27 oppure a 600 euro in intramoenia... e a Teramo già fatta a 152!

Alessandrini, M5S: "Su questo caso chiederò la vigilanza del Consiglio regionale"

- Walter Cori

Risonanza a Pescara nel '27 oppure a 600 euro in intramoenia... e a Teramo già fatta a 152!

PESCARA - “Per una risonanza magnetica dell’encefalo e del tronco encefalico da garantire entro 60 giorni, la ASL di Pescara ha prospettato a un cittadino un appuntamento a novembre 2027, a più di un anno dalla prenotazione, oppure l’esame a 600 euro in intramoenia, cioè effettuato da un medico del Servizio Sanitario Nazionale che svolge anche attività di libera professione nelle strutture pubbliche. Dopo aver ricevuto preventivi da 400 e 385 euro presso due strutture private del territorio, con tariffe che rendo incredibilmente più economica la sanità privata rispetto a quella pubblica, il paziente è riuscito ad ottenere la prestazione all’ospedale di Teramo, sempre in libera professione, pagando 152 euro”. A denunciare il caso, segnalato direttamente dal cittadino, è la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Erika Alessandrini.

«Seicento euro a Pescara, 152 a Teramo», osserva Alessandrini. «Una differenza di 448 euro, quasi quattro volte tanto, per la medesima richiesta diagnostica all’interno dello stesso sistema sanitario regionale. Una disparità enorme, che impone verifiche immediate sui criteri di determinazione delle tariffe». 

Ma per la consigliere regionale del M5S, «il dato ancora più grave è che un cittadino, con una prescrizione da soddisfare entro 60 giorni abbia avuto un appuntamento ad oltre un anno di distanza, sia stato costretto a rivolgersi alla Asl di un’altra provincia, a percorrere 140 chilometri e ad effettuare comunque la prestazione a pagamento, sostenendo una spesa complessiva molto significativa. Il tutto per ottenere un importante esame diagnostico in tempi adeguati. Questa è la dimostrazione di come le inefficienze del sistema sanitario abruzzese finiscano per gravare direttamente sui cittadini, penalizzando soprattutto le fasce economicamente più fragili. A rendere ancora più seria la situazione è, infatti, il contesto socio economico pesantissimo in cui siamo precipitati a causa del caro vita, del caro energia e del caro carburanti. Un contesto che spinge chi non può pagare a rinunciare del tutto alle cure».

«Ancora più preoccupante è che, secondo quanto riferito dal cittadino, la ASL di Pescara non gli avrebbe neppure prospettato il percorso di tutela previsto dalla normativa nazionale e regionale per il mancato rispetto dei tempi di attesa», denuncia Alessandrini. «Una procedura che, se attivata dal cittadino, consente di garantire le prestazioni nei tempi dovuti senza imporre al paziente la tariffa privata. Si tratta di una procedura che il Movimento 5 Stelle Abruzzo sta promuovendo da mesi con la campagna “La salute non può attendere” e che fino ad oggi ha risolto decine di casi di liste d’attesa insostenibili. Tutto ciò non è accettabile. La Regione Abruzzo non può lasciare ai cittadini il compito di individuare autonomamente le soluzioni e le procedure per esercitare diritti che il sistema sanitario è tenuto a garantire».

Poi, annuncia: «chiederò l’iscrizione all’ordine del giorno della Commissione di Vigilanza di una seduta dedicata ai tariffari dell’intramoenia delle quattro ASL abruzzesi, ai criteri di determinazione dei prezzi e allo stato di adeguamento dei regolamenti aziendali agli indirizzi regionali che dovevano uniformare la disciplina su tutto il territorio. Ho chiesto l’audizione dell’assessora Verì, del Dipartimento Sanità e dei direttori generali delle aziende sanitarie. L’autonomia delle aziende sanitarie non solleva la Regione dalle proprie responsabilità di indirizzo e controllo. Intanto, continueremo inoltre a vigilare sull’effettiva applicazione dei percorsi di tutela del diritto alla salute contro liste d’attesa che restano insostenibili nonostante le dichiarazioni a mezzo stampa di queste ore. Marsilio e Verì escano dal mondo dei numeri e vengano nella realtà delle persone a rispondere di un sistema nel quale il diritto a ricevere una prestazione nei tempi prescritti rischia di dipendere dalle possibilità economiche del paziente o dalla capacità di chiedere preventivi». 

«La sanità pubblica deve garantire equità nell’accesso alle cure, non costringere i cittadini a pagare le conseguenze delle proprie inefficienze. È su questo che la Giunta sarà chiamata a rispondere, anziché continuare a rappresentare una realtà sistematicamente smentita dall’esperienza dei cittadini», conclude Alessandrini.