Rischio idrogeologico in Abruzzo, D'Alfonso: va aperto un dossier

In 7 punti del parlamentare per i passaggi inderogabili che la Regione dovrà compiere: "cogliere le opportunità dalle emergenze"

- La Redazione

Rischio idrogeologico in Abruzzo, D'Alfonso: va aperto un dossier

PESCARA - L’Abruzzo ancora una volta esce da una emergenza maltempo portandosi dietro cicatrici che richiederanno anni per chiudersi. Non basterà un cerotto, non basteranno 4 punti di sutura, ma serviranno medicazioni quotidiane, costanti, attente e capaci, eseguite con maestria chirurgica da luminari della materia. Questa volta, fortunatamente, non contiamo 309 morti, come per il terremoto di L’Aquila, dovremo onorare la memoria del cittadino che ha perso la vita sul ponte Trigno crollato e per il quale ancora continuano le ricerche. Ma questo non vuol dire che non ci sono vittime: penso alle centinaia di famiglie che hanno perso casa a causa delle varie frane in atto in Abruzzo e in Molise, agli sfollati, penso a chi non sa se domani avrà ancora un’attività commerciale, penso agli autotrasportatori rimasti bloccati per giorni per strade statali o autostrade chiuse, con danni economici enormi.

Ancora una volta chi amministra, chi governa, ha il dovere di cogliere le opportunità che nascono dall’emergenza, là dove sessant’anni, cinquant’anni fa non si è fatta la necessaria prevenzione ambientale, urbanistica, edilizia, arborea. Dopo la tragedia del Vajont è evidente che a nessuno mai verrebbe di nuovo in mente di costruire una diga a ridosso di una montagna d’argilla. Prima del terremoto dell’Irpinia non esisteva nemmeno il concetto ideale di una organizzazione denominata Protezione civile. Il terremoto di L’Aquila ci ha purtroppo drammaticamente reso la consapevolezza dell’obbligo di rivedere ampi capitoli dei protocolli urbanistici rendendo obbligatoria l’adozione di strumenti antisismici, a partire dall’edilizia pubblica, scuole, nidi d’infanzia, ospedali, palestre, tribunali, fino all’edilizia privata, costruzioni oggi più costose, ma sicure.

Le frane, gli smottamenti, i crolli rovinosi delle ultime settimane hanno suonato l’ennesima sveglia a chi ha la responsabilità di governo del territorio e che, in quanto tale, ha l’opportunità e il compito di redigere bilanci, di attingere a finanziamenti statali o europei, e di fissare le priorità di intervento. Io l’ho fatto nel 2015, quando rivestivo la carica di Presidente della giunta regionale d’Abruzzo, scegliendo di investire 57milioni di fondi Cipe per realizzare quelle 5 vasche di laminazione, o antiesondazione, che oggi, seppur non ancora completate, hanno salvato Pescara dalla piena, ricordando quanto era accaduto nel 2013.

Oggi il ripristino dei luoghi già devastati e la prevenzione di ciò che potrebbe ancora accadere sono indiscutibilmente le priorità che la Regione Abruzzo ha il dovere di sottoporre all’attenzione dello Stato, per chiedere e ottenere la garanzia di fondi costanti e ben superiori ai 15milioni di euro annunciati per l’emergenza nazionale temporalmente (ed erroneamente) compresa solo tra il 31 marzo e il 4 aprile 2026. Va aperto un ‘Dossier sul rischio idrogeologico d’Abruzzo’ su cui tenere una luce quotidianamente accesa. Per riuscire a far ciò vanno affrontati passaggi, step, che abbiano cadenze certe e inderogabili:

  1. Istituzione immediata di un Tavolo inter-istituzionale, che veda la presenza di Regione, rappresentanti dei Comuni, Province, Ministeri, e che entro sei mesi partorisca una mappa aggiornata delle frane in atto e, attraverso l’analisi medico-biologica del territorio, sia anche in grado di tracciare la morfologia delle situazioni di rischio potenziale con relativo perimetro e valutazione dei pericoli, per i beni patrimoniali e per le vite umane. Si può fare, la tecnica e le intelligenze oggi disponibili sono in grado di vincere questa sfida che l’Abruzzo deve pretendere, perché se la frana di Petacciato era scritta sulle mappe da sempre, quella di Silvi ha undici anni di vita, che sono nulla nella storia della terra.
  2. Costruire un calendario di priorità certe, dobbiamo sapere se è più urgente provvedere al consolidamento strutturale con le paratie di pali a Silvi entro 36 mesi, oppure proteggere la strada statale di Castiglione Messer Marino. Quel calendario deve essere sottoposto con pignoleria politica quotidiana all’attenzione dello Stato che, tra le mille distrazioni, deve tenere una bandierina di berlusconiana memoria sempre appuntata sull’Abruzzo.
  3. Assumere collettiva consapevolezza della rilevanza e utilità vitale di strumenti come il PSDA – Piano di difesa dalle alluvioni, che non può essere combattuto portando chi lo ha responsabilmente realizzato dinanzi alla giustizia amministrativa, ed è grave che a farlo siano pubbliche amministrazioni. Il Piano del rischio aeroportuale, così come il PSDA e altri strumenti di programmazione urbanistica di tale rilievo ci dicono che in determinati siti non si deve costruire perché sono spazi sottratti alla natura, che prima o poi la natura se li riprende o perché sono destinati alle potenziali emergenze di infrastrutture strategiche. Ovviamente nessuno deve uscire danneggiato da tali provvedimenti, spetta a chi gestisce il territorio individuare le giuste compensazioni alternative.
  4. Ho già suggerito a voce alta due strumenti normativi: il primo è l’attivazione dello “Stato di mobilitazione nazionale per l’Abruzzo e il Molise”, perché i fatti accaduti nelle due regioni tanto naturalmente simili, con le plurali e ingestibili situazioni di dissesto idrogeologico dimostrano l’impossibilità di poter reagire alle stesse con le risorse territoriali e regionali. Per questa ragione il cosiddetto nuovo Codice di Protezione civile, che ha preso forza dalla drammatica esperienza di Rigopiano, prevede prima del riconoscimento dell’emergenza nazionale il riconoscimento di una condizione istituzionale nazionale propedeutica e anticipata di mobilitazione nazionale che permette di concentrare risorse organizzative dedicate per fare fronte alla dimensione ingestibile al livello territoriale. Urge su questo piano che la Regione Abruzzo e la Regione Molise si attivino formalizzando la richiesta a Via Ulpiano, sede del Dipartimento nazionale del riconoscimento delle condizioni eccezionali di gravità, per la mobilitazione nazionale delle nostre risorse procedurali ed organizzative di Protezione Civile delle popolazioni dei luoghi colpiti rovinosamente, poiché sono a rischio e in pericolo i progetti di vita delle persone e delle collettività con il godimento dei diritti fondamentali perché irrinunciabili. Ci sono paesi interi in Abruzzo senza possibilità di vivere il diritto alla istruzione e all’assistenza sanitaria per la distruzione del sistema di ogni grado di viabilità.
  5. Il secondo strumento è un Provvedimento normativo primario dedicato all’Abruzzo e alle sue ingrandite fragilità, c’è bisogno di strumenti speciali, di una Legge che fissi la scala delle spese prioritarie, che individui Commissari straordinari specifici e dotati non di prossimità amicali, ma di competenze e professionalità certificate e che soprattutto garantisca sostegni economici alle attività produttive di quei siti che versano in una condizione attuale di oggettiva devastazione.
  6. Facciamo in modo che la piattaforma ReNDiS, che è lo spazio digitale dove intervengono dati e informazioni sulla fragilità del nostro suolo e sottosuolo, venga arricchita di ulteriori capacità conoscitive, perché le crisi che si sono generate, una dopo l’altra, in poche ore sul territorio d’Abruzzo richiedono che il Governo generi velocità di risposta, attraverso disponibilità finanziarie adeguate.
  7. Serve un immediato piano di interventi di somma urgenza sulla viabilità provinciale colpita e quella comunale attaccata dai molteplici infragilimenti franosi.  Le storiche e permanenti Amministrazioni Provinciali abruzzesi da una parte e le riconosciute consistenze della Società Abruzzo Progetti dall’altra possono essere molto utili  per le emergenze documentali e progettuali da riscontrare per il successo veloce delle procedure occorrenti.

Condivido l’oggettiva fotografia scattata qualche giorno fa dal mio collega Sottanelli, forte della sua esperienza di amministratore territoriale del passato e di quella maturata personalmente sul campo da sindaco di frontiera. Ritengo che al suo sempre moderato appello alla responsabilità, vada rivolto un richiamo al dovere nei confronti della Regione Abruzzo, non per una inesistente antipatia politica di parte avversa, ma perché siamo in una stagione difficile che impone scelte mature.

I sopralluoghi di oggi a Castiglione Messer Marino, a Fraine, a Schiavi d’Abruzzo, a Lentella per la Fondo Valle Treste, hanno dimostrato che siamo davanti ad una oggettiva rottura di civiltà in danno di Abruzzo e Molise, poiché sono impediti i diritti fondamentali della domanda di Cura, della domanda di Istruzione e della domanda di Lavoro.

Inoltre, su un altro piano collegato, come si fa a programmare una stagione turistica di voli internazionali, di ricettività, di accoglienza nei piccoli borghi, se poi crollano le strade che dovrebbero condurre i turisti in quei borghi, o se in una cittadina costiera considerata una perla abruzzese come Silvi, una frana fa collassare un B&B solo fortuitamente vuoto. Come fa un balneatore che sulla testa ha anche la spada di Damocle della Bolkestein a investire e imbellettare il proprio stabilimento se poi arriva una piena dal fiume che mangia la spiaggia e distrugge gli impianti? Con quale coraggio spendo milioni di euro per festival e sagre, quando la popolazione vive da sfollata?

Ecco, credo che se il primo mandato del governo regionale sia sicuramente stato quello della pura immagine, dal secondo mandato possiamo pretendere la sostanza. - On. Luciano D’Alfonso -