Ricostruzione post-sisma, Uil: "Bene i dati ma serve un piano contro lo spopolamento"

Michele Lombardo: "Occupazione in crescita nel cratere (+17%) ma non deve trasformarsi in un'illusione passeggera"

- La Redazione

Ricostruzione post-sisma, Uil: "Bene i dati ma serve un piano contro lo spopolamento"

PESCARA - Occupazione in crescita nel cratere (+17%), ma la rinascita dell'Appennino passa per servizi essenziali, legalità e lavoro di qualità. Un cambio di passo evidente, certificato dai numeri, ma che non deve trasformarsi in un'illusione passeggera. È questa, in sintesi, la posizione della Uil Abruzzo specificata dal segretario generale Michele Lombardo, a seguito della presentazione del Rapporto annuale 2026 sulla Ricostruzione del Centro Italia post-sisma 2016-2017.

​I dati macroeconomici emersi dal documento tracciano un quadro indubbiamente positivo. Al 31 maggio 2026, la ricostruzione privata conta ben 36.149 richieste di contributo (per un valore di 17,82 miliardi di euro) e oltre 23 mila cantieri autorizzati, trainati dall'avanzamento della "ricostruzione pesante" (oltre il 56% delle pratiche). Ottime notizie arrivano anche sul fronte pubblico, con il 97,5% dei 3.667 interventi programmati già avviati.

Ciò che salta maggiormente all'occhio è l'impatto sul mercato del lavoro. Nel periodo 2022-2025, il cosiddetto “Cratere ristretto” ha registrato un'impennata dei nuovi posti di lavoro pari al 17%, un dato clamoroso se confrontato con la media nazionale del 4%. ll tasso di occupazione ha toccato il 66,1%, evidenziando parallelamente un calo dei giovani Neet e un aumento dell'occupazione femminile superiore alla media del Paese.

“Risultati che dimostrano come gli investimenti pubblici possano rappresentare uno straordinario strumento di sviluppo, inclusione e coesione sociale - commenta il segretario Lombardo -. Tuttavia, questa dinamica è ancora fortemente sostenuta dalla spesa straordinaria dei cantieri e dal programma NextAppennino. La vera sfida inizia adesso”.

Per la Uil, la ricostruzione non può e non deve essere ridotta a una mera operazione edilizia o infrastrutturale. I territori colpiti dal sisma soffrivano già prima del 2016 di mali cronici: spopolamento, invecchiamento demografico e carenza di servizi. Per evitare che i borghi ricostruiti si trasformino in "paesi fantasma", il sindacato chiede una vera politica di coesione territoriale che metta al centro: lavoro di qualità e attrattivo per le giovani generazioni; servizi pubblici efficienti (sanità, istruzione, trasporti e mobilità nelle aree interne); gestione delle grandi transizioni, affrontando il dissesto idrogeologico e i cambiamenti climatici attraverso una visione integrata tra prevenzione e sviluppo economico.

​Un passaggio chiave della posizione del sindacato riguarda il monitoraggio dei cantieri attuali. La Uil ribadisce con forza la necessità di rafforzare la legalità negli appalti e la sicurezza sul lavoro, contrastando in modo severo il dumping contrattuale e il lavoro irregolare tramite la piena applicazione dei contratti collettivi nazionali.

“Le competenze e le professionalità maturate dai lavoratori in questi anni non vanno disperse – spiega Michele Lombardo - l'idea è quella di traghettarle subito all'interno di un grande piano nazionale di manutenzione del territorio, efficientamento energetico e valorizzazione delle filiere produttive locali. Senza lavoro di qualità, senza servizi e senza investimenti nelle persone non esiste vera ricostruzione. La rinascita dell'Appennino centrale si compirà solo se saremo capaci di lasciare in eredità un modello di sviluppo stabile e sostenibile”. - Ufficio Stampa -