Ricostruzione post sisma, il confronto in Commissione sia l’inizio di una svolta vera

Lo auspicano i consiglieri Pezzopane e Romano: dopo 17 anni la ricostruzione privata, dopo la fine del Superbonus, continua a registrare rallentamenti evidenti

- La Redazione

Ricostruzione post sisma, il confronto in Commissione sia l’inizio di una svolta vera

L'AQUILA - La convocazione delle Commissioni 1 e 2, da noi fortemente voluta, sulla ricostruzione post sisma 2009 rappresenta un passaggio atteso e necessario, arrivato dopo settimane di sollecitazioni e richieste di confronto. Non si tratta però di un punto di arrivo, ma, auspicabilmente, dell’inizio di una fase diversa. A distanza di diciassette anni dal terremoto, la ricostruzione privata, dopo la fine del Superbonus, continua a registrare rallentamenti evidenti, con cantieri fermi e pratiche che non riescono a tradursi in interventi concreti. Una situazione che imprese e tecnici denunciano da tempo e che rischia di diventare strutturale se non affrontata con decisione. Serve un decreto attuativo unificato degli uffici speciali, puntuale su tutte le tipologie ricostruttive in campo e sulla riduzione del gap tra il sisma 2009 e il sisma 2016, che presenta un’indicizzazione di gran lunga superiore rispetto al sisma del 6 aprile.

Pertanto, il decreto attuativo in elaborazione dagli uffici speciali deve intervenire a compensazione per equiparare gli interventi a quanto previsto per il cratere 2016/2017. Solo per fare un esempio di quanto il Superbonus sia stato importante nella parametrizzazione delle risorse, basta vedere cosa accade adesso che quella misura è stata cancellata: il cratere 2009 rischia di avere una differenza negativa anche fino al 58% rispetto al 2016. Non solo: a questo bisogna aggiungere anche il tema del terreno da recupero per il cratere 2009, che sconta un’indicizzazione ferma al 2022, a fronte del 2016, la cui indicizzazione è aggiornata al 2025.

Il tema non è solo finanziario, ma anche di metodo. Il decreto deve partire da una concertazione reale con gli ordini, proprio per costruire il percorso migliore nel solco di quanto deciso dal Parlamento con la legge di bilancio 2026: “L'incremento del contributo è concedibile fino a concorrenza del costo degli interventi rimasto a carico dei beneficiari in conseguenza del mancato completamento delle opere interessate dall'esercizio delle opzioni per la cessione del credito o per lo sconto in fattura per la fruizione del cosiddetto ‘Superbonus’”.

In questo senso, il confronto in Commissione affronterà i nodi reali: la necessità di superare frammentazioni e incertezze interpretative, l’urgenza di strumenti operativi omogenei e l’adozione di regole condivise tra tutti i soggetti coinvolti. È fondamentale che il nuovo contributo introdotto con la legge di stabilità riesca davvero a garantire condizioni economiche adeguate, avvicinando la ricostruzione del 2009 agli standard più avanzati già sperimentati in altri contesti, a partire dal sisma 2016.

Questa fase richiede anche un’assunzione di responsabilità collettiva: istituzioni, ordini professionali, imprese e rappresentanze di settore devono tornare a lavorare in modo coordinato, costruendo una posizione comune capace di rappresentare con forza le esigenze reali del territorio. La ricostruzione va assolutamente completata e vanno prese decisioni importanti anche alla luce della situazione internazionale che, con l’intervento degli USA in Iran, ha prodotto un enorme aumento dei prezzi dei materiali per l’edilizia, arrecando ulteriori preoccupazioni sul futuro.

Stefania Pezzopane – Partito Democratico
Paolo Romano – L'Aquila Nuova