"Radici" al Museo delle Genti del Gran Sasso
Le impressioni di una visitatrice della mostra su Ligabue, Annunziata Scipione e Cesare Zavattini
- La Redazione
TOSSICIA - A Tossicia opere di straordinario valore artistico e culturale. Tre artisti, tre modalità di rappresentare il reale, un unico percorso.
- La potenza espressiva di Ligabue
- La fiaba magica di Annunziata Scipione
- La critica poetico-visionaria di Cesare Zavattini.
Tre testimonianze che delineano tre strade di sensibilità artistico-espressive incastonate nell’universo creativo del Novecento, magicamente riunite in un preciso punto focale all’interno delle stanze che custodiscono la memoria degli Appennini. Tre percorsi, semplici e puri, a sostegno della identità storica di un popolo con la voglia di raccontarsi e raccontare il forte ideale produttivo coniugato all’ambiente che lo circonda.
Le opere dei tre artisti, magicamente collegate sui fili della memoria e della passione, formano un universo creativo unico e armonico, sfaccettato, che si apre a mondi diversi e uguali, sprigionando quel patrimonio di saperi, sapori, oggetti, narrazioni, materiali, riti, magia, spiritualità, conservati nel Museo.
Questo siamo noi, Genti d’Abruzzo del Gran Sasso, forgiati di una specifica identità, eppure capaci di aprirci all’altro, di accogliere culture, di accogliere altre Genti in una prospettiva di scambi di vedute, di intuizioni arricchenti, di fusione. Una montagna davvero speciale, caratterizzata da una catena difforme che si riunisce a formare un’unica faccia che dialoga con il suo abitato dall’alba al tramonto e, soprattutto, di notte.
La mostra "Radici" rappresenta il principio generativo, l’unificazione tra racconto e memoria, il documento etno-antropologico dell’Abruzzo montano e rurale. Il nostro orgoglio culturale. "Radici" sono le nostre radici e Zavattini, poliedrico intellettuale del Novecento, attraverso il suo interesse per l’arte non ufficiale, azzarda l’urgenza di creare punti di contatto – peraltro già dagli stessi artisti fortemente espressi, riconducibili al mondo contadino, alla chiara memoria popolare, al bisogno di creare fuori da schemi accademici –tra la forza espressiva e visionaria di Ligabue, uomo solitario, istintivo e drammatico che visse lungo il fiume Po con la grazia narrante di Annunziata Scipione.
In una sequenza di pennellate lunga quanto un filo che percorre in lunghezza la nostra penisola, sfavillano pezzetti di mondi coloratiche si dispiegano a catturare ragione e sentimento, entro i quali, ognuno custode della propria umanità, può distendere i propri sogni, la propria possibilità creativa e bere ed assaporare i tanti possibili modi di essere artisti. - Maria Matani -