Protezione Civile, Cavallari a Scelli: servono risposte non nervosismo

Sulla chiusura della sede di Notaresco nessun confronto e nessuna certezza in un’area fragile come il teramano

– La Redazione

Protezione Civile, Cavallari a Scelli: servono risposte non nervosismo

TERAMO - Le dichiarazioni rilasciate dal direttore della Protezione Civile regionale, Maurizio Scelli, ad una testata giornalistica evidenziano nervosismo e confermano un preoccupante distacco dal personale, dai territori e dagli amministratori locali. Nessuno “prende di mira” il direttore per colpire il presidente Marsilio: questa è una ricostruzione comoda, ma non veritiera. Le critiche riguardano scelte concrete, atti amministrativi e una gestione che sta producendo malumori diffusi tra sindaci, operatori e volontari.

In una regione che negli ultimi anni è stata duramente colpita da eventi calamitosi gravi e ripetuti, non ci si può permettere un’Agenzia di Protezione Civile attraversata da tensioni interne, divisioni e incertezze strategiche. La Protezione Civile non è un fortino personale né uno strumento di propaganda: è un servizio pubblico essenziale che deve essere efficiente, coeso e sottoposto al controllo democratico.

Sul tema del dialogo istituzionale è bene essere chiari: non ho mai ricevuto dal Direttore Scelli, né dalla sua struttura, inviti formali, incontri, confronti o momenti di approfondimento. Parlare di apertura e collaborazione mentre si escludono o non si risponde sistematicamente ai consiglieri regionali è una contraddizione che smentisce nei fatti la narrazione proposta.

Citare singole esercitazioni o iniziative pubbliche non basta. Il dialogo non è fatto di eventi spot o operazioni di immagine, ma di confronto costante con chi rappresenta i territori e ha il dovere di vigilare sull’azione amministrativa. La Protezione Civile non è pensata per organizzare concerti o passerelle mediatiche, ma per essere pronta a rispondere in modo rapido ed efficace a eventi calamitosi di qualsiasi tipo.

Emblematico, in questo senso, è il caso della sede di Notaresco. A settembre il direttore Scelli aveva pubblicamente annunciato che la sede non sarebbe stata chiusa. Oggi, invece, ci troviamo di fronte a decisioni e atti che vanno in direzione opposta, senza risposte scritte, senza confronto con il territorio e senza chiarire fino in fondo le ricadute sul presidio territoriale e sui tempi di intervento, soprattutto in un’area fragile come il Teramano. Questa contraddizione non è secondaria: mina la credibilità dell’azione amministrativa e dimostra una gestione priva di una visione chiara su cosa debba essere la Protezione Civile regionale. I continui cambi di idea certificano proprio questa mancanza di strategia.

Liquidare inoltre le criticità interne e le segnalazioni del personale come “montature politiche” è un errore grave. Chi guida una struttura complessa dovrebbe ascoltare, non delegittimare. Negare i problemi non li risolve, li aggrava.

Alla luce di tutto questo, pongo alcune domande semplici e dirette al direttore Scelli, alle quali i cittadini e gli operatori della Protezione Civile meritano risposte chiare e documentate:

  • con quali risorse economiche sono stati finanziati concerti, eventi pubblici, allestimenti di palco, service audio e luci e iniziative collaterali riconducibili alla Protezione Civile regionale, e attraverso quali atti amministrativi tali spese sarebbero state autorizzate e rendicontate;
  • che fine abbia fatto l’ospedale da campo più volte annunciato e sbandierato come elemento strategico della struttura regionale: se sia stato effettivamente acquisito, se tramite acquisto o noleggio, con quali risorse, dove sia attualmente collocato e se sia oggi realmente operativo in caso di emergenza.

Non si tratta di polemica, ma di trasparenza, priorità di spesa e reale capacità operativa. Su questi temi servono risposte nel merito, non reazioni nervose o tentativi di spostare il piano del confronto. Se, come afferma lo stesso Scelli, il responsabile politico della Protezione Civile regionale è il presidente Marsilio, allora è inevitabile trarre una conclusione chiara: una struttura poco o mal organizzata è anche una responsabilità politica diretta del presidente. Le responsabilità valgono non solo quando si rivendicano risultati, ma soprattutto quando emergono criticità che incidono sulla sicurezza dei cittadini. - Consigliere regionale Giovanni Cavallari, capogruppo "Abruzzo Insieme" -