Proteste a Piano Grande, Cisl: il far west dei cantieri del superbonus

Il sindacato chiede l'intervento dell’Ispettorato del lavoro per verificare le condizioni di legalità e sicurezza negli appalti

- La Redazione

Proteste a Piano Grande, Cisl: il far west dei cantieri del superbonus

TERAMO - Il caso di Torricella Sicura, in provincia di Teramo, impone una riflessione: nessun lavoratore dovrebbe rischiare la vita per ottenere il pagamento del proprio lavoro. In tre giornate diverse, gruppi di lavoratori sono saliti sulle impalcature dello stesso cantiere per chiedere le retribuzioni dovute, ricevendo così acconti dal committente. Questo, però, non chiarisce se sia stato pagato tutto ciò che spettava loro.

Al momento delle proteste, i lavoratori hanno dichiarato di non essere più alle dipendenze dell’azienda per cui erano stati impiegati a Torricella e di aver lavorato senza regolare assunzione in diversi periodi. Hanno riferito pubblicamente tutto questo alla stampa, alle forze dell’ordine e a noi della Filca CISL, che siamo intervenuti per proteggerli dal rischio di incidenti durante le proteste. Un rischio elevato, viste le gravi carenze nelle condizioni di sicurezza del cantiere di Piano Grande.

Infine, c’è l’azienda che sarebbe stata incaricata dei lavori e che si è ben guardata dal presentarsi in cantiere durante le tre proteste. Il giorno successivo è intervenuta sulla stampa, riferendo di aver denunciato qualcuno per estorsione. Non spetta a noi giudicare questa denuncia. Chiediamo però chiarezza sulle responsabilità verso i lavoratori.

Restano tante domande senza risposta. Quali imprese hanno ricevuto l’appalto? Quali hanno lavorato in subappalto e con quali contratti? Ci sono state forme di intermediazione irregolare o di caporalato? Del gruppo presente il primo giorno non conosciamo neppure il nome dell’impresa né l’identità dei lavoratori.

La vicenda ha avuto ampia visibilità su giornali e televisioni. Nei tre giorni erano presenti le forze dell’ordine, l’Ispettorato del lavoro e la Guardia di finanza. Ora chiediamo che si chiariscano le attività svolte nei cantieri e la posizione contrattuale dei lavoratori. Chiediamo anche che si intervenga per evitare nuove proteste sulle impalcature: nessuno deve essere costretto a mettere in pericolo la propria vita per ottenere il riconoscimento del diritto alla retribuzione, alla salute e alla sicurezza.

Occorre verificare in quali condizioni di sicurezza si sia lavorato, quante persone e imprese siano state coinvolte e per quanto tempo. Chi da oggi in poi entrerà in quei cantieri dovrà essere regolarmente assunto e pagato, lavorare per un’impresa iscritta alle casse edili teramane e in regola con il DURC, ma prima di tutto, dovrà poter lavorare in sicurezza. Non sono favori: sono diritti. Rispettarli è un dovere, morale ancor prima che legale.

È per questo che, come Filca CISL, presenteremo una richiesta di intervento urgente all’Ispettorato territoriale del lavoro chiedendo di fare luce sui rapporti di lavoro e sulle condizioni di sicurezza dei cantieri di Piano Grande. Legalità e sicurezza sono strettamente legati fra loro: non c’è lavoro dignitoso dove la vita e i diritti delle persone vengono messi in secondo piano. Ai lavoratori diciamo: contattate la Filca CISL fin dal primo giorno in cantiere. Non salite sulle impalcature per farvi riconoscere un diritto. Rivolgetevi al sindacato: siamo al vostro fianco. Il salario è un diritto, la dignità non si negozia e la vita non si mette a rischio. - Giancarlo De Sanctis Segretario generale Filca Cisl Abruzzo Molise -