Promozione/A, la Rosetana è campione d’inverno
Il presidente Giuseppe Lamedica: “Roseto è una città di sport, merita fortune anche nel calcio”
2026-01-06T12:46:00+01:00 - La Redazione
di Stefano Vecellio
TERAMO - Poche parole, ma sempre puntuali, precise e schiette come la sua personalità. Il numero uno della Rosetana Calcio, Giuseppe Lamedica, ha analizzato la prima parte del cammino degli adriatici a quasi una settimana dall’inizio del nuovo anno, inaugurato con una tennistica vittoria per 6-1 contro l’Ortygia che è valsa ai biancazzurri l’aggancio in vetta al girone A di Promozione in coabitazione con l’Avezzano. Al primo giro di boa del campionato, con il girone di ritorno che inizierà questo weekend, Lamedica si gode il momento d’oro della sua squadra e chissà che la Befana non porti nella calza qualcosa di più a fine stagione, ponendo finalmente il calcio sullo stesso gradino del basket nella città delle rose.
- Presidente, avete iniziato il nuovo anno laureandovi campioni d’inverno insieme all’Avezzano. Si aspettava un traguardo così importante a metà stagione?
“Se me l’avessero chiesto quest’estate avrei risposto di no, ma man mano che ho visto come la squadra si comportava in allenamento e come giocava le partite, ho capito subito che avevamo uno spirito diverso. Il gruppo è serio, fatto di uomini prima che di atleti, non molla mai e ha ben chiaro l’obiettivo in testa. Essere campioni d’inverno è un traguardo che premia l’ottimo lavoro svolto finora”.
- Parlando della forza del gruppo, con il mercato sempre aperto, manca ancora qualche tassello per rinforzarlo?
“Abbiamo una squadra con dei nomi che parlano da soli, le cose stanno funzionando bene e non vorrei toccare nulla da qui fino alla fine del campionato. In uscita forse ci sarà qualche piccolo movimento, in entrata abbiamo preso un fuori quota eccezionale come Del Moro e aspettiamo il rientro del nostro bomber Gomara, che dopo la rottura di tibia e perone dovrebbe tornare in gruppo tra un mese e sarà sicuramente un valore aggiunto. Conosco l’alto potenziale di questa rosa, poi ovviamente qualche rinforzo fa sempre comodo, ma la forza economica della società è questa, non mi nascondo. Sono solo, quello che stiamo facendo è già un miracolo”.
- A proposito di questo “isolazionismo”, quanto è difficile fare il presidente di calcio in una città come Roseto, che storicamente si nutre di basket?
“Ogni anno dobbiamo lottare, barcamenare, raccogliere le briciole e andare avanti. È facile costruire squadre con spalle forti e coperte, per noi del calcio è più difficile. Non si possono sradicare le radici di una città da un giorno all’altro, ma sento la città vicina, l’amministrazione ci segue con interesse e con orgoglio. Il nostro stadio è un fiore all’occhiello per tutta la regione e, magari con l’appeal di una nuova categoria, credo che si possa costruire qualcosa di solido anche nel calcio, mattone dopo mattone. Non scordiamoci che, numeri alla mano, dalla Rosetana sono usciti giocatori che hanno calcato palcoscenici importanti, dalla Serie A alla C. Spero che le persone possano avvicinarsi di più alla squadra, anche perché si possono coniugare entrambe le discipline, gli orari delle partite non si sovrappongono. Roseto è una città che vive di sport, merita le migliori fortune anche nel calcio”.
- Dopo anni di alti e bassi, si può dire che quest’anno ha trovato la ricetta giusta?
“Le stagioni a volte si incanalano nel verso giusto, ma non c’è niente di scontato o di sicuro nel calcio. Ci sono stati anni sfortunati, anni in cui a metà stagione volevo rivoluzionare tutto, anni un cui ho sbagliato alcune valutazioni. Mi prendo le mie responsabilità, perché solo chi fa sbaglia, ma non mi sono mai arreso. In questa stagione sembra che la Dea Bendata finalmente ci stia dando una mano, ma un grande grazie lo devo ai dirigenti, ai miei collaboratori e a tutto lo staff che mi ha aiutato a costruire questo bel giocattolo. Nel calcio non si improvvisa niente, si cresce attraverso un lavoro graduale, step by step”.
- La gestione “famigliare” è una componente in più, vista la sinergia con suo figlio in panchina?
“Come indole non sono uno a cui piace esporsi, preferisco stare dietro le quinte e valutare a bocce ferme, però sta volta voglio fare un’eccezione, non perché sia mio figlio, ma perché i risultati lo dimostrano. Matteo, insieme al suo staff, sta facendo cose importanti, l’anno scorso ha preso in mano una squadra che era ultima in classifica e l’ha portata a sfiorare i playoff, con pazienza, parsimonia, lavorando sulla testa dei giocatori. Quest’estate ha scelto mantenere un’ossatura solida con alcuni veterani e integrarla con qualche innesto di qualità: i risultati parlano da soli. Davanti abbiamo una corazzata come l’Avezzano che ha il nostro stesso obiettivo, mi auguro che insieme potremmo giocare in Eccellenza il prossimo anno”.
- In questi anni di presidenza, quali sono i ricordi più belli che si porta dietro e quali invece i più tristi?
“Il più bello è stato sicuramente quello di Varano, quando con mister Sonnino Barnabei abbiamo vinto il campionato di Prima Categoria e siamo saliti in Promozione. I ricordi brutti, più che dal punto di vista sportivo, sono legati alla perdita di persone a me care e importanti per il calcio rosetano, come Mario D’Alessandro, di cui ieri c’è stato il funerale. Poi quest’estate c’è stata la ferita della Serie D che ancora mi fa male, non ci ho dormito per settimane…”.
- Ci sono state infatti lunghe trattative per portare la categoria a Roseto dopo il fallimento del Castelnuovo, cosa non si è concretizzato?
“Abbiamo fatto diversi incontri con i rappresentanti dell’Universal, il presidente del Castelnuovo Attilio Di Stefano e il sindaco che ha fatto da tramite. L’intesa era a un passo, c’era già un piano stilato per portare il titolo a Roseto, ma purtroppo non se n’è fatto nulla. Noi eravamo propensi e pronti ad organizzarci, ma quando si guarda solo il proprio orticello e non si ha una mente lungimirante, diventa tutto difficile. Sarebbe stato un lustro per Roseto, anche dal punto di vista economico poteva essere una mossa importante per far crescere la città. Io ero disposto anche a fare un passo indietro per la presidenza, ma alla fine credo sia mancata la voglia di alcune parti di trovare l’accordo”.
- Il proposito per questo 2026?
“Quando ho scoperto che avrebbero inserito l’Avezzano nel nostro girone mi è caduto il mondo addosso, ho avuto un déjà vu come negli anni con Teramo e Giulianova, ma adesso non posso nascondermi dietro un dito, anche perché la mia stazza non me lo permette (ride). A metà cammino i numeri dicono che siamo lì al primo posto, speriamo che con lavoro, dedizione e sacrificio, possiamo raggiungere un obiettivo che all’inizio sembrava impossibile, ma che strada facendo si sta concretizzando sempre di più. L’augurio per quest’anno è questo, di reggere l’urto contro una corazzata come Avezzano”.