Promozione finale play-off, Rosetana sogna l'Eccellenza lontana 90 minuti o più

Lamedica: "Trasformeremmo un'annata super in una stagione leggendaria”

- La Redazione

Promozione finale play-off, Rosetana sogna l'Eccellenza lontana 90 minuti o più

di Stefano Vecellio

TERAMO - Domenica alle 16:30, lo stadio "Di Febo" di Silvi Marina si trasformerà nel teatro dell’ultimo atto della Promozione abruzzese. Sul piatto c'è un dentro o fuori da brividi: la finale playoff tra Rosetana e Montesilvano, con novanta minuti, o forse più, per decidere chi volerà nel paradiso dell'Eccellenza e chi rimarrà intrappolato nel purgatorio della Promozione.

Per Roseto degli Abruzzi è l'appuntamento con il destino, ma anche con il riscatto: la città si è svegliata infatti con il cuore spezzato e gli occhi lucidi per la dolorosa retrocessione in Serie B della Liofilchem nel basket, e ora si aggrappa disperatamente al calcio per ritrovare il sorriso. I biancazzurri hanno dominato la stagione regolare, duellando a viso aperto con la corazzata Avezzano, chiudendo con un mostruoso +19 sulla terza in classifica e mettendo già in bacheca la Coppa Italia regionale. Eppure, per il Lido delle Rose il destino ha firmato la sua beffa: la retrocessione a tavolino del Chieti e un lunghissimo digiuno da gare ufficiali, con l'ultimo match che risale al 9 maggio vinto con un roboante 1-5 sul campo dell'Ortygia, potrebbero rendere questa finale una trappola per gli uomini di Lamedica. Per uscirne bisognerà affrontare un’altra nobile decaduta come il Montesilvano: secondo nel girone dopo un testa a testa con il San Giovanni Teatino, ribaltato nel morale dal clamoroso addio del tecnico Terrenzi alla vigilia degli spareggi e oggi guidato da Pietropaolo, gli adriatici hanno strappato il pass per la finale soffrendo contro la Vis Pescara, solo dopo un 2-2 blindato grazie al miglior piazzamento in classifica. A fare le carte a questo snodo cruciale della stagione è il numero uno della Rosetana Calcio, il presidente Giuseppe Lamedica, demiurgo di un sogno che presto potrebbe diventare realtà.

  • Presidente, domenica va in scena l'atto finale di una stagione da incorniciare per voi. Sarà una partita da non sbagliare per cullare ancora il sogno Eccellenza. Siete pronti al grande salto?

“Noi abbiamo iniziato un percorso durissimo a luglio e spero con tutto il cuore che domenica si possa scrivere il finale perfetto per questo splendido libro. Il pallone, lo sappiamo, non è una scienza esatta, e come sempre sarà solo il verdetto del campo a fare giurisprudenza. Però una cosa voglio rivendicarla con forza: quest'anno abbiamo espresso un calcio spettacolare, conquistando ben 81 punti e combattendo ad armi pari contro una corazzata come l'Avezzano. Meritiamo l’Eccellenza, ma c’è ancora un ultimo gradino da scalare. Domenica daremo tutto quello che abbiamo, poi il campo darà il suo responso”.

  • C'è un'incognita che però potrebbe essere un fattore domenica: la tenuta atletica e mentale di una squadra che non gioca una partita ufficiale dal 9 maggio. Questo lungo stop potrebbe influire sul ritmo gara?

“Lo staff tecnico ha preparato un programma meticoloso proprio per disinnescare questo rischio. Abbiamo programmato amichevoli di livello, partitelle in famiglia mantenendo un'intensità altissima, tenendo sempre i motori su di giri e allenandoci duramente. Le motivazioni, in una partita di questa portata, si accendono da sole. Ho la fortuna di avere un gruppo di professionisti seri, ragazzi d'oro, e sono certo che si sono preparati al meglio. Forse qualcuno si dimentica che in questa stagione abbiamo già alzato al cielo una Coppa Italia: agganciare l'Eccellenza significherebbe trasformare un'annata super in una stagione semplicemente leggendaria”.

  • Il Montesilvano è un cliente scomodo, reduce da un ottimo percorso e guidato da un’arma in più come Alessandro Pendenza, re dei bomber dei due gironi: un incubo per le difese.

“Pendenza è un giocatore che conosciamo fin troppo bene, siamo stati davvero a un passo dal portarlo alla Rosetana in passato. Parliamo di un ragazzo eccezionale, un professionista esemplare che qualunque presidente vorrebbe nella propria rosa. È un lusso per questa categoria e lo ha dimostrato anche quest'anno, ma le assicuro che non cambierei i miei ragazzi con nessuno al mondo. Spero che domenica sappiano regalarci una gioia immensa, non solo a noi come società, ma a tutta la città. Roseto merita palcoscenici ben più prestigiosi, anche nel calcio”.

  • A proposito di città: Roseto ha ancora addosso i segni della fresca e dolorosissima retrocessione nel basket di ieri sera. Ora tocca al calcio curare questa ferita sportiva: avvertite il peso di questa responsabilità?

“Da rosetano d'adozione, la sconfitta di ieri sera mi ha ferito profondamente. Conosco bene la dirigenza e so quanto sia viscerale l'amore di questa piazza per la pallacanestro. Ma sono convinto che anche nelle cadute ci sia sempre un qualcosa di positivo, un nuovo punto di partenza. Bisogna cancellare questa stagione anomala, che non ha reso onore alla gloriosa storia del basket rosetano: Roseto è stata, è e resterà sempre una piazza nobile di questo sport. Oggi dobbiamo stringerci ancora di più attorno ai nostri colori, sperando che il calcio possa regalare una gioia enorme alla città per poi tornare a lottare insieme per i traguardi che ci competono. Lo sport è questo: gioie e dolori, proprio come la vita. Si cade, ci si rialza, poi tutto torna”.

  • Nelle ultime settimane avete vissuto delle montagne russe emotive, legate soprattutto alla questione Chieti. Che sensazioni ha provato di fronte a quest'ennesima sentenza che vi ha negato una possibilità di festa anticipata?

“Le rispondo non da presidente, ma da uomo perdutamente innamorato dello sport. Sappiamo che le difficoltà economiche sono una piaga fin troppo comune in questo mondo, ma a livello umano non posso che mettermi nei panni di mister Del Zotti e dei calciatori del Chieti. Trovarsi privati della gioia di giocarsi una finale playout sul campo, insieme ai propri tifosi e a due soli giorni dalla partita, è una vera e propria ingiustizia. Non voglio entrare nei tecnicismi della questione, ma se era prevista una penalizzazione, questa sarebbe dovuta arrivare molto tempo prima. Avrebbe dato alla squadra una spinta psicologica, una chance di reagire, visto che nelle ultime settimane hanno lavorato duramente per salvare la categoria. Umanamente la trovo una grande ingiustizia verso la società, il tecnico, i giocatori e la città. Per quanto ci riguarda, noi non speravamo nelle sventure altrui, volevamo solo giustizia e regolarità nelle decisioni. Il Chieti si era guadagnato sul campo il diritto di giocarsi il proprio destino. Se c'era qualcosa da fermare, bisognava farlo prima, non a partita quasi iniziata”.