Piano Urbanistico Comunale: seconda proroga regionale
Romano e Pezzopane incalzano: va sanata la procedura sulla perimetrazione del territorio urbanizzato. L'approvazione deve andare in Consiglio
- La Redazione
L'AQUILA - L’assessore De Santis si compiace per l’accelerazione sul nuovo Piano Urbanistico Comunale e, in particolare, per l’approvazione della perimetrazione urbanizzata della città dell’Aquila. Ma di quale accelerazione si vanta se nella sua presentazione ha sforato persino il termine perentorio previsto per l’approvazione del 21 giugno 2026 già frutto di una proroga da parte della Regione? Per evitare al Comune dell’Aquila una figuraccia con relativa sanzione, la Regione Abruzzo ha dovuto emettere una seconda proroga al 21 dicembre 2026. Quindi De Santis si vanta di aver consegnato il compitino sei mesi prima della seconda proroga di cui ha beneficiato: un successone.
Ma c’è di più: entro quella data non sarebbe dovuta arrivare una semplice delibera di Giunta, ma l’approvazione del Consiglio comunale, che è l’organo competente in materia di pianificazione urbanistica (art- 42 del TUEL). Tutta la procedura è dunque viziata di legittimità sin dal suo inizio poiché l’adozione del PTU è di competenza consiliare, le controdeduzioni alle osservazioni sono di competenza consiliare e la delibera ultima di approvazione definitiva del PTU è anch’essa di competenza consiliare. Questo passaggio, decisivo sul piano istituzionale e sostanziale, viene completamente rimosso dal racconto trionfalistico dell’assessore. Del resto, quando la propaganda supera la realtà, anche le norme finiscono per essere ignorate, perfino quando si tratta di norme regionali approvate dalla stessa filiera politica di centrodestra che oggi governa Comune e Regione.
E poi nel merito: nel quadro trionfalistico dell’assessore mancano le risposte alla nostra osservazione formale posta alla delibera di Giunta relativa al disegno preliminare del Perimetro del Territorio Urbanizzato (PTU). Infatti sul piano meramente tecnico, il PTU predisposto dall’amministrazione non appare come una vera ricognizione del territorio urbanizzato esistente, ma come una sostanziale riproposizione delle vecchie previsioni del PRG, comprese vaste aree edificabili mai attuate dal 1979 a oggi. Invece di distinguere in modo rigoroso tra aree effettivamente urbanizzate, aree già edificate, aree interessate da piani attuativi validi e aree ancora prive di urbanizzazioni primarie, gli elaborati pubblicati dal Comune sommano tutto in un unico grande perimetro, alterando la funzione stessa del PTU.
È un’impostazione che si pone in contrasto con la nuova legge urbanistica regionale, nata con un obiettivo preciso: contenere il consumo di suolo e favorire la rigenerazione urbana, non legittimare sotto nuove forme le vecchie espansioni urbanistiche rimaste per decenni soltanto sulla carta.
Uno dei punti centrali delle nostre osservazioni riguarda proprio l’interpretazione dell’articolo 40 della legge regionale. Quella norma consente di includere nel territorio urbanizzato esclusivamente aree dotate di precisi requisiti urbanistici oppure interessate da piani attuativi validi ed efficaci. Il PTU predisposto dal Comune, invece, include anche vaste aree semplicemente classificate edificabili dal vecchio PRG ma mai urbanizzate, in evidente contrasto con il principio del contenimento del consumo di suolo.
La questione si intreccia poi con le norme transitorie dell’articolo 100 della legge regionale. Ampliando in modo artificioso il PTU, il Comune aumenta automaticamente anche le quote di nuova edificazione consentite durante la fase transitoria. In sostanza, a un territorio urbanizzato più esteso corrisponde una maggiore quantità di nuove aree trasformabili. Una scelta che abbiamo definito senza mezzi termini machiavellica, ma che soprattutto non è sorretta dalla legge.
Per questo riteniamo che la proposta urbanistica della Giunta, oltre che essere nulla sul piano procedurale per incompetenza dell’organo deliberante, è oltremodo una scelta espansiva, che usa impropriamente la nuova legge urbanistica regionale per ottenere l’effetto opposto rispetto a quello voluto dal legislatore: non ridurre il consumo di suolo e rigenerare la città esistente, ma tenere in vita e anzi rilanciare le previsioni del vecchio PRG.
Grazie alla seconda proroga regionale ci sono ancora 6 mesi dalla scadenza del termine di cui al comma 4 della LR 58/2023, per provvedere a sanare la procedura sulla perimetrazione del territorio urbanizzato; se l’assessore continuerà a solcare solo la via della sua propaganda, sappia che al Comune non sarà consentito il rilascio di titoli abilitativi inerenti gli interventi di nuova costruzione su aree che non rispettano le caratteristiche di cui all'articolo 40. - I consiglieri comunali di opposizione Paolo Romano e Stefania Pezzopane -