Piano Casa, per l'Unione degli Inquilini è un annuncio irrealistico
Gli annunciati 1 miliardo e 700 milioni di euro sono infatti dilazionati fino al 2030
- Walter Cori
PIANO CASA MELONI - Unione Inquilini esprime forte preoccupazione per il Piano Casa presentato ieri in conferenza stampa al Consiglio dei Ministri. Le dichiarazioni del Ministro Salvini, secondo cui in un solo anno verrebbero recuperati 63.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica, appaiono come un’operazione di propaganda: 1 miliardo e 700 milioni di euro annunciati sono infatti dilazionati fino al 2030. Una cifra distribuita su più anni non consente alcun intervento immediato di questa portata.
Durante la conferenza stampa, la Presidente del Consiglio ha ripetuto più volte la parola “sociale”. Unione Inquilini osserva che questa insistenza non trova riscontro nei contenuti del decreto: un provvedimento che appare come un grande vantaggio per la speculazione privata e per i fondi immobiliari, che nei prossimi anni potrebbero beneficiare della progressiva erosione del patrimonio pubblico.
A questo si aggiunge la figura del Commissario speciale, dotato di poteri in deroga su quasi tutto – tranne che sul penale. Una figura che rischia di trasformarsi in una sorta di sceriffo chiamato a muoversi nel deserto di un Piano Casa privo di una strategia pubblica, privo di partecipazione e privo di risposte strutturali.
Resta aperta una domanda fondamentale: perché un decreto? Perché tanta fretta, invece di coinvolgere le parti sociali e il Parlamento nella costruzione di un percorso condiviso, come sarebbe doveroso per una materia così complessa e strutturale?
Dopo anni di tagli, il Governo sembra accorgersi dell’esistenza di un “problema casa”. L’aumento dello stanziamento complessivo a 1 miliardo e 700 milioni per rendere agibili 60.000 alloggi oggi inutilizzati risponde solo in minima parte alle oltre 600.000 domande inevase di Comuni ed ex IACP. Non affronta il nodo centrale: rilanciare il servizio abitativo pubblico con misure strutturali e continuative.
Il Piano Casa presentato appare lontano dall’affrontare la gravissima crisi abitativa. Ripropone obiettivi insufficienti, non basati sui fabbisogni reali e ignora le fasce più fragili. In Italia oltre 1 milione di famiglie vive in povertà assoluta e in affitto, mentre ogni anno 40.000 famiglie ricevono una sentenza di sfratto. A tutto questo si risponde con 100.000 alloggi in dieci anni? E soprattutto, come si può annunciare il recupero di 60.000 case popolari in un anno quando le risorse – 970 milioni – saranno disponibili solo tra il 2027 e il 2034?
Assente dal Piano Casa il rifinanziamento del Fondo di sostegno all’affitto e del Fondo per la morosità incolpevole, strumenti essenziali per prevenire sfratti e impoverimento.
Preoccupa inoltre l’accelerazione delle esecuzioni di sfratti e sgomberi, che colpiscono in larga parte famiglie in difficoltà economica, senza alcuna garanzia del passaggio da casa a casa.
Particolarmente critico è il ruolo centrale attribuito ai soggetti privati nella realizzazione di alloggi a canone “parzialmente sostenibile”, in assenza di una strategia pubblica forte. Una scelta che rischia di orientare gli interventi secondo logiche di mercato, con effetti speculativi e a vantaggio della rendita e della grande finanza immobiliare.
Infine, il Piano Casa arriva in grave ritardo e senza un reale percorso partecipativo: i sindacati degli inquilini sono stati esclusi dai tavoli di confronto presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Un’assenza che indebolisce la credibilità del provvedimento e ne compromette la capacità di rispondere ai bisogni reali del Paese - Silvia Paoluzzi Segretaria Nazionale Unione Inquilini -