Pezzopane e Romano: "Ricostruzione privata a L'Aquila ferma"

- La Redazione

Pezzopane e Romano: "Ricostruzione privata a L'Aquila ferma"

L'QUILA - La ricostruzione de L'Aquila non può fermarsi né produrre nuove ingiustizie. È questo il messaggio emerso dalla Commissione consiliare convocata oggi su nostra richiesta per affrontare le criticità dei decreti congiunti USRA-USRC n. 6 e n. 7 del 2026. Restano infatti irrisolti nodi fondamentali che rischiano di lasciare senza risposte chi, a diciassette anni dal terremoto del 2009, attende ancora di poter rientrare nella propria casa e di avere certezze sulle risorse necessarie a completare la ricostruzione.
Abbiamo l'obbligo morale e politico di dare certezze a quei cittadini, ai tecnici e alle imprese edili che stanno affrontando la lunga e complessa coda della ricostruzione.
Continueremo pertanto a ribadire che i decreti congiunti USRA-USRC n. 6 e n. 7 rappresentano certamente un tentativo di affrontare la delicata fase di uscita dal Superbonus, ma lasciano ancora aperte criticità rilevanti che rischiano di compromettere il completamento della ricostruzione del cratere aquilano.
Il punto di partenza deve essere chiaro: il ricorso al Superbonus non ha rappresentato una scelta opportunistica di cittadini, tecnici e imprese, ma uno strumento divenuto necessario per colmare l'insufficienza dei contributi della ricostruzione, parametrati su costi non più aderenti all'andamento reale del mercato e fermi all'indicizzazione del novembre 2022. Una situazione resa ancora più evidente dal divario rispetto al cratere del Centro Italia 2016, con differenze dei costi parametrici che, secondo le simulazioni riportate nel documento esaminato, possono superare il 50% per alcuni edifici e il 30% per i consorzi.
Oggi il rischio concreto è quello di creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. Ci chiediamo, innanzitutto, quale sarà il destino delle pratiche che non hanno mai aderito al Superbonus, comprese quelle che non hanno potuto procedere perché condizionate dall'approvazione di piani attuativi o dai cronoprogrammi della ricostruzione. Ad oggi manca una risposta chiara su come questi interventi potranno essere finanziati e sulla possibilità di un ulteriore intervento che aggiorni finalmente i costi della ricostruzione anche per queste situazioni.
Altrettanto preoccupante è il tema della certezza delle risorse. La prenotazione delle somme prevista dal decreto n. 7 non costituisce riconoscimento del contributo né diritto all'anticipazione, rimanendo subordinata alla conclusione positiva dell'istruttoria e all'effettiva disponibilità delle risorse. Ma come possiamo pensare che imprese e professionisti possano programmare i cantieri e assumere obbligazioni contrattuali senza avere la certezza della copertura economica degli interventi? È necessario verificare immediatamente il fabbisogno complessivo e, se necessario, anticipare e rafforzare le risorse previste, evitando che l'incertezza finanziaria produca un nuovo blocco dei cantieri.
Esiste poi una disparità di trattamento che deve essere affrontata. Rischiano di essere penalizzati quei cittadini e quei consorzi che, con prudenza e responsabilità, non hanno avviato i lavori in prossimità della scadenza del Superbonus per non esporsi al rischio di dover sostenere personalmente costi insostenibili, mentre possono accedere al diverso regime previsto dal decreto n. 7 alcune pratiche con lavori avviati in anticipazione. Una situazione che richiede un intervento correttivo capace di garantire equità e condizioni economiche sostenibili.
Serve inoltre un'operazione verità sullo stato della ricostruzione. Dobbiamo sapere quante pratiche devono ancora essere presentate, quante sono in istruttoria, quante attendono ancora l'avvio dell'istruttoria, quante hanno ottenuto il decreto di contributo facendo ricorso al Superbonus e, soprattutto, quante pratiche rimaste fuori dal Superbonus dispongono oggi di risorse realmente sufficienti per arrivare alla conclusione dei lavori. Senza questa fotografia non è possibile programmare seriamente le risorse necessarie per chiudere definitivamente la ricostruzione.
Infine, rimane aperto il grande tema delle procedure per la conclusione del Superbonus. Committenti, imprese e tecnici hanno bisogno di indicazioni univoche sugli adempimenti ancora necessari nei confronti dell'Agenzia delle Entrate, sulla chiusura delle pratiche sulle piattaforme PNCS ed ENEA, sulla gestione dei SAL e sulla documentazione tecnica. È indispensabile un coordinamento istituzionale che produca una procedura unica e chiara, evitando che l'incertezza normativa di oggi possa trasformarsi domani in contestazioni, perdita dei benefici o contenziosi a carico di cittadini e professionisti.
Per dare forza a queste richieste e impegnare formalmente il Comune su questo tema, nel Consiglio comunale di lunedì prossimo presenteremo uno specifico ordine del giorno, con il quale chiederemo all'Amministrazione di farsi promotrice, presso il Governo e gli uffici competenti, delle modifiche necessarie a garantire certezza delle risorse, equità di trattamento e il completamento della ricostruzione senza lasciare indietro nessuno.
Riteniamo inoltre grave quanto accaduto nel corso della Commissione odierna. La seduta è stata sospesa a causa dell'assenza dell'assessore e del dirigente, che hanno abbandonato i lavori nel pieno del dibattito, impedendo di proseguire il confronto su un tema così delicato.
Proprio mentre si discutevano questioni che riguardano il futuro della ricostruzione e centinaia di famiglie ancora in attesa di tornare nelle proprie case, l'assessore Tinari ha scelto di lasciare la Commissione, sottraendosi al confronto. Un comportamento che riteniamo incomprensibile e irrispettoso nei confronti del Consiglio comunale, dei tecnici, delle imprese e soprattutto dei cittadini che attendono risposte.
Chi ricopre un ruolo istituzionale ha il dovere di confrontarsi, anche quando le questioni sono complesse e le critiche sono scomode. Abbandonare i lavori e determinare la sospensione della Commissione non è un segnale di responsabilità istituzionale, ma l'ennesima occasione mancata per dare risposte concrete alla città.
Paolo Romano
Stefania Pezzopane