Perché tutti scappano dal Pd?

Il partito perde pezzi e sembra non accorgersene

- La Redazione

Perché tutti scappano dal Pd?

TERAMO – Personalmente ho sempre considerato il Partito Democratico un “ossimoro”, nella difficoltà di vedere convivere in un'unica formazione politica due forze nemiche/amiche da sempre, una Democrazia Cristiana (crollata sotto il ciclone Tangentopoli) che cercava di ritrovare una collocazione stabile e una sinistra (nel percorso terminale di Pci/Pds/Ds) che continuava a inseguire una possibilità di governo. A circa vent'anni dalla sua costituzione sembra che sia arrivata un'implosione interna che porta allo scollamento delle due anime, peraltro sempre in rappresentanza altalenante.

Nella sola giornata di sabato scorso i consiglieri comunali di Teramo, Emiliano Carginari e Paolo Rapagnani, hanno ufficializzato la loro adesione a “Più Uno”, il movimento promosso dall'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini che, con l'Assemblea nazionale a Roma, si è costituito come soggetto politico autonomo.

A chilometri di distanza, qui a Teramo, un gruppo di giovani e vecchi rappresentanti della sinistra (appartenenti a partiti politici e associazioni, ma anche no) hanno promosso un incontro per lamentare una scarsa rappresentanza dei temi “autoctoni” dello schieramento progressista, cui opporre la rinascita di un nuovo slancio sociale e costituire un Movimento Popolare.

Nel primo caso, considerando la formazione e l'orientamento politico di patron Ruffini, c'è la volontà di affermazione di un'area centrista, fortemente cattolico-democratica, che oltre ai due consiglieri teramani trascinerà di certo altre figure del Pd, se si deve considerare il parterre alla presentazione del libro di Franco Gabrielli (che ha già ufficializzato la sua disponibilità a candidarsi con Più Uno): a cominciare dalla punta di diamante del partito Luciano D'Alfonso, alle figure (soltanto istituzionali?) di sindaco, vicesindaco, presidente del Consiglio e iscritti vari. Più Franco Iachini che ultimamente si vede un po' ovunque in città, ma non risulta iscritto al Pd.

Nel secondo caso, invece, si cerca uno spostamento più a sinistra rimproverando al Pd, che pure resta alleato nelle istituzioni, un appiattimento sulle politiche di governo e poca incisività nel rivendicare battaglie e posizioni culturali e sociali e, soprattutto, nel tenere in debito conto le istanze di quella fascia di società che una volta si definiva la “base” e rappresentava la forza del partito.

Insomma, sembra che le due anime del Pd inizino a separarsi e a ricercare le originali collocazioni; e il Pd tace come se la cosa non lo riguardasse, come se il rischio di scomparire non sia cosa sufficientemente grave.

L'unica voce ufficiale del partito è stata quella di Manola Di Pasquale, che ha espresso la sua preoccupazione sui transfughi Carginari e Rapagnani e le conseguenze sulla rappresentanza in Consiglio comunale. Non una nota, almeno fino ad ora, del capogruppo, della segreteria teramana, di quella provinciale, né altro. Solo Di Pasquale che aspira a “una riflessione seria, senza polemiche, non possiamo continuare a perdere pezzi importanti, forza e autorevolezza”, riferendosi probabilmente più al suo partito (o di quel che ne resterà) che alla cittadinanza che, invece, qualche risposta la meriterebbe. - Carla Dragoni -