PD: “Finita la festa a Bari, gabbato lu santo. In Abruzzo resta precarietà"

L'illusione di Meloni e Marsilio si scontra con la crisi di famiglie e imprese

- La Redazione

PD: “Finita la festa a Bari, gabbato lu santo. In Abruzzo resta precarietà"

PESCARA - “Finita la festa, gabbato lu santo. È un antico detto popolare che fotografa alla perfezione il giorno dopo la kermesse autocelebrativa di Giorgia Meloni e del centrodestra a Bari sui quasi cinque anni di governo. Però, una volta spenti i riflettori delle passerelle e disattivati i microfoni della propaganda, l'Abruzzo si risveglia immerso in un tessuto economico e sociale drammaticamente abbandonato dalle istituzioni regionali e nazionali, stretto nella morsa di una crisi strisciante ma profonda, ormai strutturale”, dichiarano sono il Segretario regionale del Partito Democratico Daniele Marinelli e i responsabili del Dipartimento Lavoro ed Economia della segreteria regionale, Graziano Di Costanzo e Monia Pecorale, analizzando il quadro occupazionale e retributivo emerso dalle recenti rilevazioni della CGIA di Mestre e dalle circostanziate denunce della CGIL Abruzzo.

“Come lucidamente argomentato dal sindacato e confermato dai dati impietosi della CGIA di Mestre — evidenziano Marinelli, Di Costanzo e Pecorale — in Abruzzo la retribuzione media annua si attesta su una soglia critica di appena 20mila euro lordi. Significa che migliaia di famiglie abruzzesi sono costrette a sopravvivere con appena 1.200 euro netti al mese, in un contesto segnato da un'inflazione picchiata sui beni di prima necessità, dal carrello della spesa alle bollette energetiche.  Siamo di fronte a un vero e proprio circolo vizioso: l'apparente aumento del numero degli occupati, in un contesto strutturale di bassi salari e di esplosione del part-time involontario nel terziario e nei servizi, spinge le imprese a preferire il lavoro a basso costo anziché investire in innovazione e tecnologia. Ma sono proprio gli investimenti e la digitalizzazione le uniche vere leve capaci di far saltare l'indice di produttività. Il risultato? Si crea lavoro povero e precario, mentre le imprese faticano a rimanere in piedi e a competere sui mercati complessi. La crescita quantitativa degli occupati, se drogata da contratti deboli e retribuzioni da fame, non è una buona notizia: è la maschera di una vera emergenza sociale di cui né il Governo Meloni né la Giunta Marsilio intendo farsi carico.

Le disuguaglianze aumentano, l'insicurezza sociale cresce e si assiste al fenomeno drammatico di cittadini che arrivano a indebitarsi persino per curarsi e accedere alle visite mediche. A pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, giovani e donne: i dati ISTAT appena rilasciati mostrano un tasso di disoccupazione giovanile nella nostra regione che schizza al 18,9%. A questo si aggiunge la piaga del lavoro insicuro: i dati INAIL Abruzzo del primo semestre registrano un aumento costante degli infortuni sul lavoro, che colpisce in misura marcata i lavoratori stranieri e, con percentuali ancora più allarmanti, la componente femminile. Di fronte a questo scenario impietoso, la Giunta regionale dimostra una totale assenza di strategia e di visione. La politica economica di Palazzo Silone si è ridotta al ricorso sistematico alla "politica dei bonus": mance e interventi a pioggia che non producono sviluppo strutturale né stabilità occupazionale, ma alimentano soltanto la dipendenza dal politico di turno.

Serve un'inversione di rotta immediata. L'Abruzzo non ha bisogno di slogan elettorali o di trionfalismi di facciata, ma di un Piano Regionale per il Lavoro Qualificato e le Retribuzioni: riforma della clausola sociale e Contrattazione di qualità: condizionare ogni forma di finanziamento e incentivo regionale alle imprese all'applicazione dei contratti collettivi nazionali maggiormente rappresentativi, per abbattere il fenomeno dei "contratti pirata" e del lavoro povero.

Sostegno alla produttività e all'innovazione: indirizzare i fondi della programmazione europea (FESR e FSE+) verso le aziende che investono in alta tecnologia, transizione ecologica e formazione continua, incrementando il valore aggiunto e la qualità dei salari. Piano Straordinario per l'Occupazione Giovanile e Femminile: superare la logica dei bonus una tantum per strutturare sgravi permanenti e servizi a supporto della conciliazione vita-lavoro (asili nido e welfare aziendale). Tolleranza zero sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro: più controlli, formazione mirata per i lavoratori più fragili e protocolli rigidi nei cantieri e nei distretti industriali.

È tempo che la Regione Abruzzo torni a farsi parte attiva per difendere il potere d'acquisto dei propri cittadini e per costruire un modello di sviluppo basato sulla dignità, sulle competenze e sul lavoro giusto”.