Montorio, Di Centa: un atto miope contro l'identità di un intero paese
"Cancellare quella traccia visiva dimostra solo la volontà di far parlare di sé anziché tutelare il patrimonio storico locale"
- La Redazione
MONTORIO AL VOMANO - "Parto da una battuta infelice che davvero non ha fatto ridere nessuno in un contesto sportivo, lontano dalla politica e dalle divisioni, ma l'ego non ha limiti e si rende ridicolo. Da leggere: il vestito dell'imperatore. In particolare il bambino che urla: Il Re è nudo. Forse dovremo affidarci ai bambini, ai giovani per trovare il coraggio di esprimerci, ma capisco...meglio un servo con pancia piena. Cancellare un simbolo non cancella la storia: un atto miope contro l'identità di Montorio", commenta l'ex sindaco Gianni Di Centa sul suo gruppo facebook 'Amare Montorio'.
"A proposito della rimozione della falce e martello dalla parete del nostro centro storico - continua - credo sia doverosa una riflessione che vada oltre la semplice appartenenza politica. Non si tratta di fare propaganda ideologica, ma di difendere la memoria collettiva e l'identità di un intero paese. Simbolo di una comunità, non di un partito. Quel segno realizzato da artigiani, parte pulsante da sempre di Montorio, lavoratori, inciso sulla pietra non appartenne a una fazione, ma alla storia di Montorio. Rappresentava il riscatto di un territorio che, attraverso gravi perdite umane ed enormi sacrifici, si è opposto alla violenza del regime fascista. Un regime che cacciava gli artigiani, i sarti e i ciabattini dalle proprie botteghe e gettava le loro cose in piazza per impedire loro di lavorare e vivere dignitosamente".
"Una scelta guidata da ego e miopia. Cancellare quella traccia visiva è un atto di pura boria e ignoranza della realtà sociale montoriese. Dimostra solo la volontà di far parlare di sé anziché tutelare il patrimonio storico locale - incalza Di Centa -. Un sindaco che agisce in questo modo dimostra di non conoscere (o di voler ignorare) le lotte della valle dell'Elvo e del Vomano e gli storici scioperi che hanno dato dignità ai nostri lavoratori".
"Il silenzio assordante di chi sta a guardare. Più ancora dell'arroganza di chi ha preso questa decisione, ferisce il silenzio complice di chi gli sta accanto. L'assenza di un confronto o di una voce critica all'interno della maggioranza è desolante. Chi tace di fronte alla cancellazione della nostra memoria si rende complice di un impoverimento culturale. Il tentativo di renderci 'asettici'. L'obiettivo sembra chiaro: neutralizzare la cultura montoriese, renderla neutra, priva di spigoli e di radici. Ma un paese senza memoria è un paese facile da manipolare. Chi cancella i simboli delle lotte passate si pone nei fatti come estraneo all'anima vera di questa comunità", prosegue il post social.
"So bene che questo pensiero non troverà tutti d'accordo e non ho paura di eventuali ritorsioni o critiche. Ma di fronte al tentativo di svuotare Montorio della sua storia, restare in silenzio non è un'opzione. La memoria antifascista e il ricordo dei sacrifici dei nostri padri non si cancellano con una pennellata di vernice. Ci sarà sempre qualcuno pronto a dire di NO, e io sono tra quelli", conclude Gianni Di Centa.