Mobbing sul lavoro a Sant'Egidio, in Corte d'Appello si riapre vicenda dopo la condanna in primo grado del Comune

Il Tribunale di Teramo aveva condannato l’Ente vibratiano al risarcimento dei danni in favore di un’agente di Polizia Locale

- La Redazione

Mobbing sul lavoro a Sant'Egidio, in Corte d'Appello si riapre vicenda dopo la condanna in primo grado del Comune

L'AQUILA - Si è tenuta questa mattina presso la Corte d’Appello dell’Aquila l’udienza relativa al ricorso presentato dal Comune di Sant’Egidio alla Vibrata avverso la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Teramo.

Con tale decisione, il Tribunale aveva condannato l’Ente al risarcimento dei danni in favore di un’agente di Polizia Locale, riconoscendo la sussistenza di condotte lesive dell’integrità psicofisica della lavoratrice, ai sensi dell’art. 2087 del codice civile. Il risarcimento disposto ammonta a 44.729,00 euro, oltre al pagamento delle spese legali e della consulenza tecnica d’ufficio.

Il giudice di primo grado ha inoltre rilevato che le condotte contestate, protrattesi nel tempo e comprendenti anche la sottrazione di strumenti di lavoro, avrebbero determinato un grave disturbo ansioso-depressivo reattivo cronico.

Il Comune di Sant’Egidio alla Vibrata ha deciso di proporre impugnazione della sentenza, esercitando il proprio diritto di difesa attraverso i previsti gradi di giudizio.

Nel corso della vicenda si è tenuto un incontro tra il Sindaco e la Presidente del "Coordinamento Codice Rosso”, nel quale è stato auspicato l’avvio di un percorso di confronto finalizzato alla composizione della controversia e al ripristino di un clima di dialogo. L’Ente ha tuttavia confermato la volontà di procedere nel giudizio, nell’ambito delle prerogative previste dall’ordinamento.

A seguito delle problematiche di salute riconosciute in sede giudiziaria, la lavoratrice ha successivamente ripreso l’attività lavorativa presso un’altra amministrazione.La stessa ha inoltre manifestato la volontà di proseguire il proprio percorso nelle sedi giudiziarie competenti, attraverso tutti i gradi di giudizio previsti dall’ordinamento, al fine di ottenere piena chiarezza sui fatti e il riconoscimento delle proprie ragioni.