Mattanza nei Parchi, Pezzopane: "L’Abruzzo tradisce se stesso"

"Servono controlli più forti, indagini rapide e pene certe" così in una nota la consigliera comunale Pd

- La Redazione

Mattanza nei Parchi, Pezzopane: "L’Abruzzo tradisce se stesso"

L'AQUILA - La politica dei parchi è stata ed è ancora una grande speranza per le aree interne dell’Abruzzo. Non uno slogan, ma una promessa concreta: riportare vita dove la montagna si stava spegnendo, ricostruire equilibri perduti, far tornare la fauna selvatica come segno di un territorio che rinasce. Lupi, orsi, cervi e caprioli, rapaci: non simboli da cartolina, ma il cuore vivo di una rinascita possibile.

Oggi, però, quella promessa si incrina. La mattanza dei lupi — insieme a volpi, poiane, cervi e orsi — non è più un’ombra lontana. È una ferita reale, che si ripete e si allarga. Bocconi avvelenati, morti silenziose, territori trasformati in trappole invisibili. È una violenza che non colpisce solo gli animali: colpisce l’idea stessa che uomo e natura possano convivere.

E fa male, perché arriva dentro una contraddizione stridente. L’Abruzzo si racconta al mondo come “regione dei parchi”, terra di biodiversità e di eccellenza ambientale. Ma poi si ritrova a contare le carcasse di ciò che dovrebbe rappresentarlo. È una frattura profonda, che non si può più ignorare.
Esiste, sì, un conflitto reale. Gli allevatori vivono difficoltà concrete, subiscono danni, portano sulle spalle un peso che non può essere negato. Ma proprio per questo la risposta deve essere all’altezza, giusta, immediata, strutturata.
E qui non si può più restare fermi.
I rimborsi devono essere rapidi, certi, automatici, senza attese infinite e senza burocrazia che aggiunge dolore al danno. La prevenzione deve diventare una priorità assoluta: recinzioni elettrificate, cani da guardiania, strumenti di difesa del bestiame devono essere garantiti a tutti, finanziati interamente, resi la norma e non l’eccezione.

Serve anche un sostegno reale sul territorio: tecnici e operatori al fianco degli allevatori, capaci di intervenire prima e dopo gli attacchi, riducendo davvero il conflitto invece di rincorrerlo dopo le tragedie.
Ma una linea non può essere oltrepassata. Mai. Nessuno è autorizzato a uccidere. Non con fucili, non con trappole, non con il veleno. Perché ogni boccone avvelenato è una condanna indiscriminata, che colpisce tutto ciò che vive.
E il ricordo pesa. Pesa ancora la morte dell’Orsa Amarena, uccisa in una vicenda che ha ferito il Paese intero. Pesa come monito e come ferita aperta.
Non si può più tollerare.

Servono controlli più forti, presenza reale sul territorio, unità antiveleno permanenti, pattugliamenti nelle aree più fragili, tecnologie di monitoraggio come fototrappole e droni dove possibile, e una banca dati nazionale trasparente sui casi di avvelenamento.

Le indagini devono essere rapide, coordinate, senza zone d’ombra. E le pene devono essere certe, severe, davvero dissuasive. Perché chi semina veleno deve sapere che non resterà impunito.
Serve costruire alternative vere. Assicurazioni agevolate cofinanziate, incentivi economici per chi convive con la fauna, riconoscimento dei servizi ecosistemici a chi protegge il territorio: la convivenza non può essere solo un principio, deve diventare conveniente, concreta, possibile.

E ancora: un tavolo permanente tra istituzioni, parchi e allevatori, non formale ma operativo, capace di intervenire subito, prima che il conflitto esploda.
Accanto a questo, la cultura. Informazione, educazione, trasparenza totale sui dati, coinvolgimento delle comunità locali. Perché dove manca conoscenza, cresce la paura. E dove cresce la paura, trova spazio la violenza.

La politica dei parchi non è un ornamento. È una scelta di civiltà. Ma una scelta del genere ha bisogno di essere difesa ogni giorno, con strumenti adeguati e con coraggio reale. Ministeri competenti e Regione devono sostenere senza tentennamenti la tutela del sistema, della fauna e della flora faticosamente ravvivate.

L’Abruzzo deve decidere se essere terra di convivenza tra uomo e natura, o diventare il luogo in cui quella promessa si è spezzata.
E questa volta, non ci sono più zone grigie. - Stefania Pezzopane Consigliera comunale Pd  e già Assessora  regionale ai parchi ed alle aree protette -