Livelli essenziali delle prestazioni, la delega al governo danneggia l'Abruzzo
Le preoccupazioni della Uil: il provvedimento appare funzionale al percorso per l'autonomia differenziata
– La Redazione
PESCARA – Il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo, esprime forte preoccupazione in merito al disegno di legge n.1623 che riguarda la delega al Governo per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) che avrebbe ripercussioni molto negative anche nel tessuto sociale abruzzese. “Il disegno di legge – spiega - si configura come un intervento volto a recepire le indicazioni della Corte costituzionale, senza tuttavia mettere in discussione l’impianto complessivo della legge n. 86 del 2024. In questa prospettiva, più che esprimere un ripensamento di merito, il provvedimento appare funzionale a rendere nuovamente praticabile il percorso di attuazione dell’autonomia differenziata su cui la nostra organizzazione sin da subito, così come era concepita, espresse forte contrarietà”.
“Occorre ricordare – aggiunge il segretario - come la Corte ha precisato che: ‘La devoluzione non può riguardare intere materie ma soltanto funzioni puntualmente determinate, nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza ed equità nell’allocazione delle risorse e dell’eguaglianza dei cittadini nel godimento dei diritti’. Ha altresì escluso la possibilità di devoluzione per alcune materie strategiche, quali il commercio con l’estero, la tutela dell’ambiente, la produzione, il trasporto e la distribuzione dell’energia, i porti e aeroporti civili, le grandi reti di trasporto e navigazione, la tutela della concorrenza e le norme generali sull’istruzione. La posizione della Corte, sposata in toto dalla nostra organizzazione sindacale, è chiara: la direzione da seguire per valorizzare il sistema delle autonomie non è un regionalismo competitivo ma un regionalismo cooperativo, fondato su meccanismi di perequazione e sussidiarietà".
"Ribadiamo che senza una piena attuazione dei meccanismi perequativi - precisa Lombardo - i Lep finiscono così per fotografare l’esistente, legittimando disuguaglianze profonde tra territori, soprattutto quelli più deboli del Centro Sud Italia facendo venire meno il principio costituzionale di uguaglianza sostanziale. Le principali criticità del disegno di legge emergono con particolare evidenza nell’ambito delle politiche sociali. I livelli essenziali delle prestazioni sociali non sono assunti come un asse autonomo e strutturato dei diritti, ma risultano frammentati tra diversi ambiti normativi e frequentemente ricondotti a logiche di attivazione e accompagnamento al lavoro. I Lep già previsti dalla legislazione vigente non sono accompagnati da un effettivo rafforzamento dell’esigibilità delle prestazioni, né dalla definizione di standard nazionali vincolanti in termini di dotazione di personale, intensità degli interventi e tempi di presa in carico. In questo contesto, i diritti delle persone in condizione di povertà, delle famiglie sempre più colpite, così come ribadito anche dal nostro studio sugli asili nido dove permangono gravi disparità, degli anziani non autosufficienti e delle persone con disabilità rischiano di rimanere formalmente riconosciuti ma sostanzialmente diseguali, per noi tutto questo è inaccettabile. In questo quadro, anche la sanità pubblica deve continuare a rappresentare un pilastro dell’universalismo, fortemente integrato con il territorio e con il sistema dei servizi sociali”.
“Per la Uil – spiega ancora il segretario regionale - la priorità resta la definizione chiara dei Lea, il rafforzamento della loro esigibilità e l’intervento sulle condizioni organizzative e finanziarie che ne consentono un’attuazione effettiva. Solo su questa base può svilupparsi un’integrazione efficace tra il sistema sanitario e il welfare territoriale. A tal proposito ribadiamo ancora una volta, come sia ormai sempre più necessario un vero e proprio tavolo regionale su una riforma reale del sistema sanitario abruzzese che vive una crisi profonda con un trend in peggioramento. La UIL Abruzzo pertanto dice basta a rimpalli di responsabilità sul tema della sanità regionale e richiama tutti ad un autentico senso di appartenenza per la risoluzione del problema”.
Rispetto alla situazione del comparto scuola a livello regionale, aggiunge: “La definizione dei Lep, in riferimento alla formazione delle classi non può prescindere dal dato molto preoccupante della denatalità in Italia. La scuola è la prima istituzione coinvolta da tale drammatico fenomeno e investita da un’inarrestabile riduzione degli alunni nelle nostre scuole. Nel territorio regionale giova ricordare che negli ultimi 4 anni la regione ha perso quasi 10.000 studenti. È prevista una perdita di 113 posti in organico di diritto a livello regionale. Per i posti ATA la situazione è critica sul fronte delle stabilizzazioni. Su 881 posti vacanti, sono state autorizzate solo 258 immissioni in ruolo (meno di un terzo), aumentando di fatto la quota di personale precario. Il piano della Regione Abruzzo prevede che il numero delle dirigenze entro il 2026/2027 sia di 179. Il tema del dimensionamento scolastico è particolarmente sentito nella nostra regione in quanto colpisce prevalentemente i territori interni sempre più desertificati, ricordiamo che il 69% del nostro territorio è composto da aree interne che non possono essere abbandonate a loro stesse. La scuola, i trasporti, i servizi in generale devono essere calibrati in base alle esigenze del territorio e non debbono rientrare nei tagli sempre più insostenibili”.