Lettera di Marsilio a Mattarella, Pietrucci: dimostrazione del fallimento e dell’ipocrisia della destra

Il consigliere Pd: il Presidente della Repubblica non ha competenza sulle scelte di governo. In Abruzzo si modifichi il criterio della spesa pro-capite

- La Redazione

Lettera di Marsilio a Mattarella, Pietrucci: dimostrazione del fallimento e dell’ipocrisia della destra

L'AQUILA - Il presidente Marsilio, responsabile del disastro della sanità regionale e incapace con la sua giunta, di rispondere ai problemi della salute degli abruzzesi, ha avuto un’idea davvero geniale: scrivere al Presidente della Repubblica. Complimenti. Come non averci pensato prima ad un gesto così brillante e risolutivo! Il misero tentativo di coinvolgere la più alta carica dello Stato – che NON ha alcuna competenza sulle scelte di governo del paese – è la dimostrazione del fallimento e dell’ipocrisia di questa giunta di destra.

Marsilio non osa criticare la Meloni che col suo Governo colpisce la sanità nazionale. Nel 2024 - dati Fondazione Gimbe – l’Italia ha avuto una spesa sanitaria pro-capite del 6,3% del PIL, inferiore sia alla media OCSE del 7,1%, sia a quella europea del 6,9%. E a breve la situazione diventerà tragica per la folle scelta di destinare il 5% del bilancio alle spese NATO che sottrarrà altre risorse alla sanità (e alla scuola, all’assistenza sociale ai trasporti, cioè ai servizi essenziali per i cittadini). Così i più poveri devono rinunciare a curarsi: già nel 2024 sono stati costretti a farlo ben 5,8 milioni di italiani, quasi 1 su 10.

E ovviamente Marsilio non osa ammettere il suo fallimento. Al suo insediamento, 8 anni fa Marsilio trovò una sanità con un bilancio risanato che aveva consentito all’Abruzzo di uscire dal Commissariamento. Eppure con la sua Giunta in pochi anni si è prodotta una voragine di debito, sono peggiorate le prestazioni sanitarie, le tasse regionali sono state aumentate ai massimi livelli ed è cresciuto lo squilibrio tra le ASL a danno delle aree interne. Serve qualche esempio?

  • In realtà montane come l’Alto Sangro l’assistenza di fatto non esiste più.
  • Già durante la pandemia le risorse per l’emergenza erano state squilibrate.
  • L’Ospedale San Salvatore è l’unica struttura per la quale nella programmazione edilizia regionale non si prevede la realizzazione di un nuovo ospedale a differenza di tutti gli altri nosocomi abruzzesi.
  • ⁠la riabilitazione del San Salvatore continua ad essere allocata dentro un grande container a 17 anni dal sisma del 2009.
  • Il personale a tempo indeterminato della ASL1 si è ridotto aggravando la cronica carenza di personale e la stabilizzazione dei precari procede a singhiozzo e senza una soluzione certa.
  • Nonostante l’esperienza della pandemia, nulla si fa per migliorare la prevenzione e la medicina territoriale.
  • Le liste di attesa sono di mesi, a volte anche di anni.
  • Molte famiglie devono comprare a proprie spese i farmaci per i congiunti ricoverati.
  • Ormai un terzo degli abruzzesi ha rinunciato a curarsi per i costi e i tempi di attesa.
  • La mobilità passiva cresce perché chi ha i soldi va a curarsi fuori regione.
  • In alcuni reparti ospedalieri manca quella sinergia tra ospedale e Università di medicina che nel passato ha garantito prestazioni eccellenti e di prestigio.

Dunque, poiché anche regionalmente le risorse sono assegnate in base agli abitanti (e la ASL1 rappresenta la metà del territorio regionale, con orografia prevalentemente montana, una demografia parcellizzata in tanti piccoli Comuni, una rete di 73 Presìdi sanitari, molto superiore alle altre province) invece di chiederlo a Mattarella – e magari prima di scrivere al Papa – perché Marsilio non inizia a modificare in Abruzzo il criterio della spesa pro-capite che non solo è insufficiente, ma finisce per perpetuare uno squilibrio ingiusto e insostenibile? - Consigliere regionale del Partito Democratico Pierpaolo Pietrucci -