Legge sulla Montagna, D'Alfonso: differenziamo e specializziamo il territorio

Il parlamentare ricorda l'ipotesi di distrettualizzare l'Abruzzo dell'allora Presidente della Regione Mattucci

2026-02-19T13:34:00+01:00 - La Redazione

Legge sulla Montagna, D'Alfonso: differenziamo e specializziamo il territorio

PESCARA - Il confronto politico determinato dalla Legge 131/2025 non può esaurirsi né ridursi a una moderna contesa tra la montagnosità di Gamberale o di Atessa. Che le due altitudini e tipizzazioni siano completamente differenti ci pare ovvio, evidente, e lo hanno sottolineato tutti i sindaci, innanzitutto il mio amico primo cittadino di Atessa Borrelli. Ma quello stesso scontro dialettico ha imposto un dialogo tra gli amministratori che vivono sul territorio la concretezza delle risorse che non bastano mai, e il morso dei problemi quotidiani che non si percepiscono altrove. E a volte l’esperienza di governo sul territorio dei piccoli comuni è terrificante per la sproporzione che esiste tra risorse disponibili in termini di quantità e qualità delle difficoltà.

Nel dibattito amministrativo determinato dalla Legge sulla Montagna hanno ragione tutti: ha ragione chi sta dentro la classificazione e che tenta disperatamente di difendere la tutela dei propri interessi economico-finanziari. Ha ragione anche chi non vuole restare fuori, non perché insegua una denominazione identificativa, ma perché oggi Legge sulla montagna significa poter beneficiare di risorse in più e flessibilità per assicurare diritti fondamentali ai propri cittadini, come la scuola, come le facilità nella gestione e apertura di attività commerciali. Questo dev’essere un segnale per chi legifera e per chi ha il dovere di studiare la specializzazione e differenziazione non solo dei territori, ma anche delle risorse rese disponibili da strumenti finanziari alternativi, a partire dalla Legge sui Piccoli Comuni che è stata approvata dal Consiglio dei Ministri tre settimane fa, o il Fondo di Sviluppo e Coesione, la norma sulle Terre Alte e la Strategia delle Aree interne.

La Legge 131/2025 risponde essenzialmente a un bisogno che ha l’Italia, e non solo, di differenziare le zone. Ho avuto la fortuna di avere come docente universitario l’ideologo che ha inseminato la Lega delle origini, Gianfranco Miglio il quale ha spiegato a generazioni di studenti e amministratori che il grande bisogno di un ordinamento nazionale e sovranazionale è la ricerca di ragioni resistenti per specializzare e differenziare le zone. L’errore che si determina poi però è quello di fare leggi univoche che non tengono conto delle differenze.

L’Abruzzo, come le Puglie, come le Marche, che anche nella carta intestata hanno mantenuto la denominazione plurale, contiene in realtà tante anime territoriali straordinariamente diverse, da cui nasce la necessità di distrettualizzazione. Anche noi siamo una regione plurale, e già un Presidente di Regione, Mattucci organizzò le 12 ipotesi di Distretti dell’Abruzzo. Noi dobbiamo differenziare e specializzare il territorio, e in ogni distretto ci dev’essere la possibilità di viverci stabilendo i diritti e i doveri. I diritti principali sono quelli delle Strategie delle aree interne, diritti che poi sono i doveri irrinunciabili dello Stato. E nel mentre assumiamo questa necessità di dover specializzare e differenziare le aree geografiche, dobbiamo procedere con una condotta parallela sotto il profilo normativo-finanziario.

Per esempio la legislazione nazionale sui Piccoli Comuni la vogliamo usare o no, la vogliamo coniugare o no? Non si può continuare con l’ipocrisia della disponibilità di un fondo di appena 10milioni di euro l’anno che è oggi la cifra che copre la Legge sui Piccoli Comuni, perché è normale che un sindaco insegua allora le agevolazioni della Legge sulla Montagna come fosse un tappeto rosso dispiegato dinanzi ai suoi piedi.

A quel sindaco allora diciamo che non c’è solo la Legge sulla Montagna, ma esiste una flessibilità di strumenti coerenti per copertura finanziaria, e sicuramente i 10milioni di euro per la Legge sui Piccoli Comuni non è credibile. Ai sindaci dico che non è possibile continuare a inseguire la politica amica delle mance, perché quelle mance piovute dal cielo disabituano alla progettazione, la danarosità che ti arriva a prescindere ti fa disimparare a vivere strumenti come il  Piano Nazionale dei Piccoli comuni dove ad esempio ci sono articoli rivoluzionari che, se vissuti progettualmente, possono tradurre diritti e doveri. Il righello per dividere i Comuni d’Abruzzo non va bene, la progettazione deve costituire la nuova postura, recuperando la capacità di specializzare i territori sulla base delle loro specificità, di differenziare e di garantire flessibilità, tenendo conto non solo del vecchio concetto del primo Novecento sul cittadino residente permanente, ma anche dei cittadini residenti quotidiani, i turisti o gli italiani di ritorno estivo, che gravano sulle economie e i servizi dei piccoli comuni richiedendo loro uno sforzo di spesa che lo Stato deve sostenere.

Gli strumenti normativi ci sono: il nuovo PNRR, la norma sulla Strategia delle Aree interne, il Fondo di sviluppo e coesione, le Terre Alte, la Legge sui Piccoli Comuni. Parta dall’Abruzzo una vertenza per differenziare il territorio e sostenere l’accessibilità a tali risorse, ricordando che tutte le regioni del sud insieme hanno 50miliardi di euro da consumare a fronte di progettualità concrete dell’Ente locale capaci di attrarre risorse e costruire diritti. - On. Luciano D’Alfonso -